Graham Henry fa le carte alla Rugby World Cup: “Il Galles è una delle squadre da battere”

L’ex allenatore degli All Blacks si proietta sull’evento clou del 2019 ovale

Graham Henry

ph. Sebastiano Pessina

Quando è il “Preside” ad essere interrogato, le risposte vanno sempre lette con attenzione. Intervistato dalla BBC, Graham Henry si è divertito a ipotizzare i possibili sviluppi della prossima Rugby World Cup fotografando la situazione di tutte le squadre che puntano logicamente al trofeo individuando il Galles come la squadra da battere: “Penso che Warren Gatland e i suoi abbiano buone chance – ha affermato – in generale vedo una differenza meno netta fra la Nuova Zelanda e le altre squadre, quando gli All Blacks avevano un vantaggio ben visibile.

Nostalgia
Graham Henry ha allenato i Dragoni fra il 1998 e il 2002 –  con un record di 20 vittorie, 13 perse e 1 pari – portando la squadra di rosso vestita ai quarti di finale della Coppa del Mondo nel 1999: “Con il Grande Slam di quest’anno, il Galles ha dimostrato di essere la miglior squadra dell’Emisfero Nord e spero possa mantenere questo stato di forma anche in Giappone. Warren ha fatto un ottimo lavoro e ci siamo scambiati più volte dei messaggi, ho voluto complimentarmi con lui per la striscia di vittorie consecutive”.

Le altre squadre
“In vista della World Cup vedo Irlanda e Inghilterra in crescita – fa sapere – mentre spero che il gioco degli All Blacks migliori: non stanno vivendo un avvicinamento positivo all’evento, come invece fu nel pre 2015”.

Gatland e le analogie dei Lions
Coach Henry si rivede in Gatland e per concludere il suo pensiero ne parla in questi dolci termini: “Se si fosse reso disponibile, sarebbe stato sicuramente in prima fila per allenare gli All Blacks. E’ stato già allenatore dei British & Irish Lions (al terzo mandato consecutivo, ndr) e sa come si fa a essere calati in quel mestiere. Per un periodo anche io svolsi la doppia mansione di allenatore del Galles e della selezione, anche se all’epoca forse commettemmo degli errori, ma è tutta esperienza ed è chiaro che questo ha portato le persone oggi a compiere meno sbagli.
E’ stato bravissimo quando è venuto qui in Nuova Zelanda con una squadra assai competitiva”.

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