Australia: nuovo capitolo, Folau intraprenderà un’azione legale contro la Federazione

Il giocatore si rivolgerà alla Commissione del Lavoro. Dura la replica dell’ARU e la mossa dei Waratahs

australia rugby championship folau

ph. Reuters

Il caso Folau aggiunge una nuova puntata alla telenovela.

Non è un ricorso
Andiamo con ordine: il 17 maggio scorso l’estremo australiano viene licenziato dalla Federazione per aver violato i principi etici e morali del contratto sottoscritto con l’ARU e nelle successive settantadue ore decide di non effettuare alcun tipo di ricorso. La sentenza però gli consente di poter intraprendere ulteriori azioni legali da dichiarare entro il 7 giugno, a ventuno giorni esatti dalla comunicazione del licenziamento. Folau è il suo entourage anticipano i tempi rendendo noto già oggi che si rivolgeranno alla Commissione del Lavoro.

Come si muoverà il pool di avvocati del rugbysta
La strategia legale è di fatto già stata comunicata alla stampa: gli avvocati cercheranno di fare leva sulla regola 772 del Corretto Codice del Lavoro dove si spiega che “Un datore di lavoro non può risolvere il contratto di un dipendente per uno o più dei seguenti motivi, o per ragioni che includono uno o più dei seguenti motivi: razza, colore, sesso, preferenza sessuale, età, disabilità fisiche o mentali, stato civile, responsabilità della famiglia o della badante, gravidanza, religione, opinione politica, estrazione nazionale o origine sociale”.

Il punto di vista di Folau
Ecco le dichiarazioni del giocatore: “Sarò per sempre grato e orgoglioso per aver giocato a rugby nella nazionale australiana. Il nostro è un paese straordinario costruito su principi importanti, tra cui la libertà di religione. Una nazione composta da tante fedi e background culturali diversi, non sarà mai veramente ricca se non applicherà la libertà di pensiero.
I messaggi di sostegno che abbiamo ricevuto in queste difficili settimane – afferma citando anche il suo team di avvocati – mi hanno fatto capire che ci sono molti australiani che sentono che i loro diritti fondamentali vengono costantemente ridotti. Nessun australiano credente dovrebbe essere licenziato per aver professato la propria religione”.

Update: La risposta della Federazione Australiana e il “rilascio” di John Folau da parte dei Waratahs
L’Aru ha deciso immediatamente di rispondere alle parole e alle azioni del suo ormai ex giocatore con un comunicato secco e duro: “Nessuno di noi e dei Waratahs – che essendo stati l’ultimo club con cui Folau aveva un contratto di gioco sono inevitabilmente parte nella vicenda – è intenzionato a impiegare risorse significative in questa cosa. Al momento siamo concentrati su altro: vogliamo dare sostegno alle nostre squadre in vista dei loro impegni e continuare a rendere il rugby uno sport inclusivo, come hanno dimostrato i tanti messaggi di sostegno che ci sono arrivati in questi giorni. Noi abbiamo fatto le cose secondo criterio rispettando i vincoli contrattuali e gli impegni presi e a dirlo non siamo solo noi, ma anche un pool di persone giudicante che ha valutato gli elementi e ha ascoltato le testimonianze delle persone chiamate in causa”.

Per dovere di cronaca intanto va segnalato che i Waratahs hanno rilasciato dalla loro lista dei giocatori il fratello di Israel Folau, quel John Folau che aveva cominciato a fare parte della franchigia di Sydney.

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