Il Verona si gioca tutto

Con Leonardo Quintieri, punto fermo degli scaligeri, abbiamo parlato della “finale” contro il Valsugana e di una stagione piuttosto difficile

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Leonardo Quintieri in Verona Rugby-Fiamme Oro (bpe foto/Boldrini)

Valsugana-Verona è come una finale. Le due squadre sono separate da appena quattro punti in classifica e sabato, a Padova, giocheranno uno scontro diretto che non ha solo l’aspetto di una resa dei conti per la salvezza, ma probabilmente lo è a tutti gli effetti. A gestire il vantaggio sono gli scaligeri allenati da Grant Doorey, che all’andata si imposero 20-15; replicando il successo di un girone fa, il Verona si troverebbe di fatto a un passo dalla salvezza quando mancherebbero solo due giornate alla fine.

Una sconfitta, al contrario, lo porterebbe sull’orlo del baratro, visto che poi il Valsugana avrà anche il confronto casalingo con la Lazio in casa. Della partita, e della stagione nel suo complesso degli antracite, abbiamo parlato con Leonardo Quintieri, centro classe 1998 e tra i punti fermi di questa squadra al suo debutto nel Top 12.

“Vedo la squadra molto carica e consapevole di dover raggiungere quest’obiettivo. Ci stiamo allenando bene, sappiamo che è quasi un dentro o fuori e una finale – ha detto Quintieri – La stiamo preparando come se lo fosse davvero, in tutti i dettagli. Conosciamo bene Valsugana e sappiamo come affrontarli”.

Dopo lo scorso campionato di Serie A e i tre confronti di fila a dicembre tra campionato e Coppa Italia, le due squadre in effetti hanno forse pochi segreti da nascondere. “Sapevamo che alla fine sarebbe stata una nostra rivale per la salvezza, anche guardando il calendario era evidente che sarebbe stata una partita fondamentale alla terzultima giornata”.

Una stagione in salita

“Come gruppo stiamo bene – ha continuato Quintieri – Abbiamo tanta fiducia ora: nelle ultime partite abbiam perso di tre punti contro le Fiamme Oro e abbiamo fatto buone partite contro Valorugby (sconfitta per 10-26, ndr) e Medicei (30-14, ndr). Ce la stiamo giocando un po’ con tutte, siamo cambiati a livello di atteggiamento. E sono tornati anche i pochi infortunati che avevamo”.

Nel girone di andata, tuttavia, le cose erano andate in maniera piuttosto diversa. Più spesso del dovuto gli scaligeri hanno subito passivi pesanti: 34 punti in casa dal Mogliano, 68 in casa delle Fiamme Oro e 61 a Rovigo fino a dicembre. Da inizio 2019 il percorso non è stato improvvisamente in discesa, ma qualcosa è stato migliorato.

“Anche a causa dei quindici nuovi arrivati, forse non avevamo la giusta coesione nel gruppo che serve nei momenti di difficoltà. Da dicembre in poi è cambiato tutto – ha detto Quintieri – Abbiamo battuto Viadana e San Donà (e anche la Lazio, prima ancora che la vittoria venisse assegnata a tavolino, ndr) e queste vittorie ci hanno permesso di fortificare il gruppo. Ora siamo abbastanza uniti”.

Secondo il 20enne, dunque, non c’è stato il rischio che la stagione potesse essere realmente compromessa. “Credo e spero che nessuno abbia mai mollato. Secondo me il motivo delle difficoltà stava nelle tante novità del gruppo. Servono risultati e vittorie per far sì che diventi forte, e all’inizio della stagione ne abbiamo fatto solo uno di fatto. Ora che siamo riusciti a risalire anche in classifica siamo più confidenti e più consapevoli dei nostri mezzi. Sapevamo di dover lottare per restare in questo campionato, per portare avanti questo progetto. Meritiamo – e lo meritano i nostri tifosi – di restare ancora nella massima categoria”.

In effetti, una retrocessione sarebbe una brusca frenata per il progetto della società veronese, che tanto ha investito nel rugby scaligero negli ultimi anni fino alla costruzione del Payanini Center, l’attuale casa del Verona Rugby. “Anche senza la società un po’ di pressione c’è sempre, però ci sono sempre stati vicini. La presidente (Raffaella Vittadello, ndr) ci ha sempre aiutato e dimostrato di avere fiducia in noi. Ci ha solo chiesto, oltre al risultato, di essere da esempio per i bambini e per i ragazzi delle giovanili come gruppo e come singoli”.

Lo stile di gioco del Verona non è dei più appariscenti, ma in un momento storico come quello scaligero sarebbe difficile aspettarsi di più: gli antracite sono una squadra senza troppi fronzoli, che punta alla conquista territoriale con il piede di McKinney e agisce volentieri in verticale con gli avanti. A Quintieri dunque chiediamo che evoluzione ha visto della sua squadra nel corso dei mesi.

“Avevamo qualche problema in mischia, che avevamo risolto. Ora ci troviamo a giocare molto di più per linee dirette, sfruttando di più la nostra fisicità. Ci siamo posti come obiettivo quello di conquistare punti a ogni linebreak e a ogni possibilità di segnare quando siamo nei 22 – ha continuato Quintieri – Abbiamo creato tanto nelle ultime partite, ma senza concretizzare. In queste settimane ci abbiamo lavorato, come anche sugli offload oltre la linea e questi particolari”.

Un modo di giocare magari più conservativo, ma in cui una squadra può trovare più sicurezze in certi momenti. “Fin da piccoli gli allenatori ci hanno insegnato che, se qualcosa non va, è meglio tornare ai princìpi base: avanzamento, linee dirette… A oggi le squadre forti del campionato hanno dimostrato che se giocano per linee dirette fanno la differenza”.

Ma contro il Valsugana, squadra che difficilmente abdica alla propria filosofia di gioco, su cosa bisognerà fare attenzione? “Vincere gli uno contro uno sarà fondamentale, perché possono soffrire un po’ l’impatto fisico. Loro hanno una mischia e un drive molto efficaci. Hanno un buon mediano di mischia (Benetti, ndr) con un ottimo gioco al piede”.

La stagione di Quintieri

18 presenze, di cui 17 da titolare: tanto da migliorare, ma anche diverse prestazioni interessanti. “Avendo vent’anni è stato stimolante passare al Top 12 – ha detto Quintieri –  Pensavo di giocare meno, ma per fortuna ho avuto spazio e penso di essere sempre stato all’altezza della situazione”.

È un primo centro piuttosto tradizionale, che potrebbe ricordare il suo concittadino Tommaso Castello – anche Quintieri è genovese come lo zebrato: fisico compatto (178 cm per 100 kg), preferenza per le linee dirette e buone qualità in difesa. “Sono molto contento della mia stagione, avevo in mente di fare un anno da co-protagonista magari, vedendo che le prime scelte erano altre. Però mi hanno dato fiducia e sto facendo bene”.

“Sicuramente faccio dell’impatto fisico una caratteristica importante – ha continuato il numero 12, ex Recco – ma mi sto concentrando anche nel giocare di più negli spazi e nell’aprirne ai compagni quando possibile”. Le fonti di ispirazione? “Bundee Aki, ma anche il 12 del Galles (Hadleigh Parkes, ndr). Mi piacciono molto i giocatori del Sei Nazioni comunque, perché amo il rugby europeo. Del Super Rugby ammiro le star, ma non mi piace molto. Preferisco il gioco europeo appunto, prendo spunto soprattutto a livello difensivo”.

Daniele Pansardi

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