Slow Motion #35: Duecentocinquantasette secondi

Un’azione di gioco infinita, con i polmoni di Cory Hill premiati dopo lo sforzo collettivo di tutta la squadra: è la meta della settimana

ph. Action Images via Reuters/Paul Childs

Slow Motion è la rubrica di OnRugby che ogni settimana racconta la meta più bella del weekend, nei minimi particolari, corredata dal video. Il fanatico ovale la segue così: prima se la guarda tutta, e poi torna indietro a leggere paragrafo per paragrafo, alternando il tasto play a quello pausa. Qui la scorsa puntata. Buon divertimento.

Nel secondo tempo di Galles-Inghilterra ci sono state diciannove azioni di gioco effettivo, con una durata media di poco superiore al minuto. Solo cinque azioni sono durate più di un minuto, di cui tre hanno superato i due minuti di gioco continuato. Una sola ha superato ogni altro limite: Cory Hill ha segnato la meta del sorpasso gallese al minuto 67 dopo quattro minuti e diciassette secondi ininterrotti, in cui il Galles ha sviluppato 35 fasi offensive. La seconda azione più lunga della partita è durata due minuti e quaranta.

Basterebbero questi dati a raccontare la meta più bella di questa settimana, arrivata alla fine di uno sforzo collettivo impressionante. D’altronde il Galles aveva già dimostrato quale fosse l’obiettivo una volta riuscito ad entrare nella zona rossa inglese: non muovere il pallone.

E così accade anche nell’azione decisiva dell’incontro: il Galles carica a testa basta giocando un rugby a un passaggio, testa bassa e avanzamento, sfruttando una linea difensiva inglese che è tende a dare fiducia alla propria fisicità, lasciando i giocatori piuttosto larghi nelle vicinanze del punto d’incontro per essere ben coperti su tutto il fronte d’attacco: e figurati se Gatland non se n’è accorto.

Gli unici allargamenti più azzardati il Galles li fa nella parte finale dell’immensa sequenza, quella ritratta nel video ufficiale della marcatura proposto dal canale YouTube del Sei Nazioni: prima Adams allarga per Liam Williams, solo contro due avversari. L’estremo, giustamente nominato man of the match, è eccezionale nel guadagnare il tempo necessario all’arrivo dei sostegni lasciando e raccogliendo il pallone a terra nonostante Nowell lo sollevi per una gamba.

L’altro avventuroso allargamento è quello di Biggar per George North, che decide di andare a sfidare la difesa avversaria con il fisico debordando verso l’esterno. Ben tenuto a bada da Jonny May, North conserva il possesso nell’angolo destro del campo grazie al superbo lavoro in ruck di Hadleigh Parkes, che da solo resiste alla pressione di Youngs e Daly.

Con i giocatori stanchissimi e portati da una parte all’altra del rettangolo di gioco dopo più di trenta fasi di guerra in trincea, Cory Hill prende un angolo di corsa che sfrutta l’angolo cieco di Billy Vunipola, concentrato sul punto d’incontro e indeciso se intervenire a spingere o meno. Attimo di indecisione fatale: il seconda linea piove là dove l’erba è più verde, mentre tutto il Galles esplode di gioia.

Lorenzo Calamai

onrugby.it © riproduzione riservata
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