Sei Nazioni Under20 – Italia, la parola a coach Roselli: “Rinnovamento quasi totale, ma ci sono potenzialità”

Scelte, obiettivi e meccanismi da trovare: alla vigilia di una nuova avventura con gli azzurrini

italia under 20 roselli

ph. Federugby

L’idea di ricominciare una nuova avventura con un gruppo pressochè rivoluzionato a causa dei limiti d’eta non lo spaventa, anzi. Fabio Roselli, coach della nazionale Under 20 di rugby, è carico e motivato in vista dello start del Sei Nazioni 2019. Noi di OnRugby, l’abbiamo intervistato per capire a che punto è la costruzione della rappresentativa azzurra

Fabio, buongiorno, l’esordio nel torneo non è poi così lontano: come procede il lavoro con questa nuova infornata di giovani?
Il rinnovamento è stato quasi totale. Soltanto sei o sette giocatori sono rimasti in gruppo, rispetto all’ultimo ciclo, e ora ci troveremo a lavorare con ragazzi nati nel 2000. Ci sono caratteristiche diverse, ma tante potenzialità: avremo bisogno di allenarci e crescere, ma siamo convinti che anche con questi elementi si possano esprimere buone prestazioni a livello internazionale.

Hai parlato di caratteristiche differenti, questo inciderà anche sul gameplan della squadra?
I trequarti hanno molta velocità e abilità, ma è chiaro che dovranno fare i conti con gli standard di gioco elevati che il torneo ci imporrà: il passaggio dall’Under 18 all’Under 20, non è così facile da assorbire.
Con gli avanti forse abbiamo perso un po’ di peso (intesi come numero di kg effettivi, ndr), ma stiamo lavorando con la loro intelligenza tattica per trovare consistenza sia nelle fasi di mantenimento che in quelle di conquista. Dopo le prime due partite, avremo certamente un focus più chiaro sulle aree di gioco che meritano più attenzione.

Veniamo alle avversarie. E’ chiaro che è prematuro, ma immaginiamo che abbiate fissato un obiettivo, almeno a breve termine: qual è?
La ripartenza necessaria è quella che fa riferimento ai risultati ottenuti negli anni scorsi. La Scozia sarà subito una sfida importante, anche perché sarà la prima del torneo: gli esordi solitamente presentano sempre partite alla portata, anche perché tutte le formazioni sono un po’ in rodaggio. Dobbiamo cercare, anche sbagliando, di esprimere tutto il nostro potenziale. Contro di loro, storicamente, c’è stato sempre equilibrio e vicinanza. Probabilmente non vivono un momento di grande stabilità tecnica, avendo cambiato un paio di volte lo staff in pochi mesi, ma hanno tradizione, sanno giocare a rugby e vorranno rifarsi delle sconfitte subite contro di noi.
Pensando invece al Galles, altra formazione con cui negli ultimi anni abbiamo un bilancio molto vicino alla parità, posso dirti che essendo la nostra prima partita casalinga avremo sicuramente voglia di fare meglio del solito; per noi e per chi verrà a vederci a Mantova. In questi anni abbiamo visto che la gente ci ha seguito con passione “affezionandosi” a i nostri valori e alla nostra identità e noi abbiamo bisogno anche del loro supporto.

Pensiamo invece ai favoriti per la vittoria, quella Francia che abbiamo affrontato in un Test a gennaio e che sarà il nostro ultimo ostacolo a marzo.
Con le squadre d’Oltralpe c’è collaborazione. Abbiamo sfidato sia l’Espoir del Grenoble sia i nostri pari età della nazionale in partite che sono state importanti per far vivere ai ragazzi l’atmosfera di match diversi da quelli domestici. Più che ai risultati (una vittoria e una sconfitta, ndr), abbiamo badato a raccogliere indicazioni tattiche che ci sono servite per capire su cosa lavorare nell’immediato.
La Francia nel torneo sarà sicuramente fra le favorite: nell’ultimo anno si sono imposti sia nel Sei Nazioni sia nel Mondiale U20 mostrando un gioco confidente che per certi versi si è riavvicinato all’identità primaria transalpina. Hanno molti giovani che si stanno disimpegnando bene nel Top14 e ospitarli a Biella fra poco più di un mese sarà l’occasione per chiudere in crescendo la nostra avventura.

Dopo aver parlato delle altre squadre, torniamo a noi e scendiamo nel dettaglio dei giocatori: Davide Ruggeri, nella lista dei capitani, succede a Michele Lamaro. Come è avvenuta questa scelta e cosa dobbiamo aspettarci da lui?
Ci aspettiamo che si comporti senza farsi influenzare dai nomi che lo hanno preceduto. Il processo di identificazione del capitano è una cosa generalmente non facile: parte dal primo raduno di luglio e arriva sino a gennaio. Dobbiamo individuare doti come la leadership naturale, l’aiuto della squadra in campo e il fatto di prendersi cura della stessa anche fuori dal terreno di gioco. Queste sono responsabilità che uno deve sentirsi addosso, poi è chiaro che tutte le persone hanno tratti diversi. Lamaro era un riferimento, anche perché l’avevamo già avuto con noi nell’Accademia di Roma. Davide ha un carattere di altro tipo, ma crediamo che abbia tutti i requisiti per essere una guida ed essere capace anche di rapportarsi con gli arbitri. Nel suo percorso, non sarà comunque solo: ci saranno altri tre o quattro vicecapitani che lo affiancheranno. Siamo sicuri che sarà un buon punto di riferimento.

Colleghiamoci al lavoro con la nazionale maggiore: l’ultimo arrivato nel gruppo di Conor O’Shea è stato Marco Zanon, un giocatore che voi avete tenuto a battesimo non troppo tempo fa. Vuol dire che il sistema sta producendo buoni frutti?
Le convocazioni dei ragazzi in nazionale seniores sono per noi fondamentali e anche motivo di grande orgoglio: il lavoro parte dal basso, dai Centri di Formazioni e dall’Under 18 di coach Dolcetto.
I risultati sono importanti, ma è ancor più importante formare un alto numero di giocatori che possa arrivare in nazionale maggiore. A volte è complicato perché se perdi troppo di vista il risultato non giochi per vincere, ma se non tieni conto del percorso dei ragazzi poi viene meno il progetto. E’ una sfida difficile. Crediamo però in quello che stiamo facendo vedendo anche gli inserimenti di alcuni nelle franchigie di Pro14. Questo ci dà grande motivazione.

Un’ultima domanda: hai parlato del Pro14, anche se il primo step per questi ragazzi è spesso il Top12. Come mai quest’anno il minutaggio di impiego dei giovani si è abbassato rispetto agli ultimi anni, nel torneo interno?
Il fatto di avere un gruppo rinnovato e quindi con un’età media più bassa, rispetto a quello del 2018 è certamente un fattore da tenere presente. Ai ragazzi va dato tempo di farsi conoscere negli allenamenti e poi nei minuti in cui vengono impiegati sul campo. Coi club, che giocoforza hanno dovuto fare i conti anche con un campionato più competitivo rispetto agli anni scorsi, c’è comunque grande sinergia: noi, come staff,  siamo in costante contatto con tutti i responsabili delle squadre per monitorare le situazioni in divenire.

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