“Meno TMO possibile, serve più collaborazione tra arbitri e squadre”: intervista a Marius Mitrea

L’ambizione di arrivare ad essere una presenza fissa a livello internazionale. E su Joubert nel 2015…

ph. sebastiano pessina

Quando lo contattiamo per un’intervista Marius Mitrea si trova addirittura nell’altro emisfero: è in Sudafrica, a Cape Town, per arbitrare Cheetahs-Munster di Pro14. Il fischietto rugbystico più conosciuto d’Italia affina gli ultimi dettagli con una partita di ottimo livello prima di un novembre che per lui sarà caldissimo. World Rugby infatti lo ha scelto per essere uno degli assistenti nelle partite degli All Blacks contro Inghilterra e Irlanda, eppure da come scrive le sue risposte sembra sereno e consapevole del suo percorso di crescita verso l’elite dei direttori di gara. Ecco l’intervista che ha rilasciato ad Onrugby.

Marius, che sensazione hai provato appena hai appreso della doppia designazione da assistente nelle partite degli gli All Blacks contro Inghilterra e Irlanda?
Sicuramente contento, anche perchè tutti volevano far parte delle terne di quelle due sfide; visto che sono indicate come le più importanti della finestra internazionale. Devo dire che mi aspettavo qualcosa di significativo: i designatori di World Rugby mi avevano espresso il loro gradimento per come avevo iniziato la stagione e mi avevano accennato che sarei stato preso in considerazioni per match di un certo livello.

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Essere assistente nel rugby di oggi vuol dire avere un ruolo collaborativo, ma delicato. Spesso vediamo arbitri di grande livello ricoprire la figura di assistente condizionando però l’arbitraggio centrale. Quanto è difficile non essere invasivo?
E’ un ruolo molto difficile, non viene naturale: bisogna guardare cose diverse, poi tanto dipende anche dal briefing che tiene l’arbitro per cercare di capire cosa si aspetta dai suoi collaboratori per la partita. E’ molto importante per chi fa l’assistente intervenire solo quando è assolutamente necessario, per decisioni chiare ed ovvie.

Approposito di aiuti, parliamo del TMO: tu, che fai anche l’arbitro centrale, pensi che l’aiuto di revisione in questi anni abbia preso troppo piede e venga utilizzato nel modo errato?
Io, da un po’ di tempo, cerco di usare il TMO il meno possibile e speravo in questo cambio di filosofia. Più responsabilità all’arbitro, senza perdite di tempo. Tanti episodi inoltre rivisti con il replay sembrano peggio di quello che sono nel “live” della dinamica di un’azione.

Entriamo in campo. Punti d’incontro: un’area “calda” del gioco. Se prendiamo vari livelli di partire (partendo dal Top12 per arrivare al 6Nazioni) vediamo che il metro di giudizio applicato è spesso diverso, eppure stando allo stadio o davanti alla TV vien da chiedersi perché. A volte influisce il “buon senso”, oppure la casistica del regolamento ha delle zone grigie dove viene lasciato forse troppo spazio alla discrezionalità del singolo direttore di gara?
Ci sono vari aspetti da tenere in considerazione. La prima cosa fa riferimento alle direttive di ogni singolo torneo, a cui aggiungere anche il lavoro che si svolge con gli arbitri per arrivare a una maggior consistenza. Ovviamente, poi, bisogna guardare anche alle qualità tecniche e tattiche delle varie squadre che partecipano alle singole competizioni.
Infine direi che servirebbe una maggior collaborazione/lavoro fra arbitri e squadre, anche in Italia, per convogliare tutto in un’unica direzione: le formazioni in campo avrebbero meno sorprese e non vi sarebbero diverse valutazioni ogni settimana.

Un altro tema dell’ultima estate vissuta nell’Emisfero Sud è stato quello del “Gioco Aereo”. Quanto è difficile valutarlo in campo: fra incolumità, involontarietà, giocatori che evidenziano i falli altrui e blocchi in stile cestistico. Voi ne avete parlato con World Rugby?
Per fortuna, c’è “tolleranza zero” su questi tipi di falli; quindi è più facile avere consistenza. Forse nell’Emisfero Nord, i giocatori sono più attenti e si gettano meno in contese aeree dove non sono assolutamente sicuri. Ho visto che quasi sempre gli arbitri si rivolgono al TMO per questo tipo di falli: di solito accadono in velocità, con azioni dimaniche, dove la differenza fra un “Play on” e un eventuale cartellino a volte è minima.

Anche se non ci piace parlare di altre persone, tutti ci ricordiamo quello che è successo nel quarto di finale fra Scozia e Australia alla RWC 2015. Qualcuno in quel caso parlò dell’arbitro non tanto imputandogli l’errore tecnico, ma associandolo ad uno sbaglio legato alla sudditanza nei confronti di una grande squadra. Spesso guardando le partite dell’Italia viene il sospetto che questa cosa di “costruirsi” il rispetto esista davvero e che vengano usati “due pesi e due misure”: ma è vero?
La verità è che nel Mondiale 2015 Joubert non sbagliò tanto per un problema di sudditanza. ma perchè non era pronto per una partita così difficile, e questo lo posso dire perchè io ero presente sul luogo. Andate a vedere la partita Francia-Italia giocata a Twickenham. (i Bleus vinsero 32-10, con il direttore di gara sudafricano che concesse 35 punizioni complessive: 19 i falli concessi dagli azzurri, 16 dalla squadra transalpina; ndr).
Stringendo il focus sulla nazionale e sulle nostre squadre di club posso dire invece che spesso vengono impegnati arbitri all’esordio, i quali hanno forse meno carisma e sicurezza rispetto a fischietti più esperti; quindi è più facile che magari capiti qualche errore.

Ultima domanda: se dovessi riuscire ad avere delle prestazioni di qualità in questo novembre, pensi che a breve possa venire il tuo momento per un match di alto livello internazionale al 6 Nazioni?
Niente è perduto, anche se in ottica immediata sarebbe quasi impossibile visto che il prossimo 6 Nazioni lo faranno arbitrare solo ai direttori di gara che andranno ai Mondiali giapponesi. Come corpo arbitrale dobbiamo continuare a lavorare duramente cercando di sbagliare il meno possibile. Questo ci consentirà di portare un rappresentante italiano ad alto livello internazionale con “base fissa” e non soltanto per qualche partita.

Di Michele Cassano

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