Dall’impatto alla ghirada alla vita privata: intervista a Marco Zanon

Abbiamo parlato con il giovane centro del Benetton, uno dei protagonisti della battaglia di Llanelli

ph. Matteo Ciambelli

La prestazione di Marco Zanon è stata una delle note più liete della trasferta del Benetton a Llanelli. Il ragazzo ex Mogliano ha superato le difficoltà iniziali, proponendosi come uno dei protagonisti del pomeriggio al Parc y Scarlets, salendo di livello nel corso della complessa gara in terra gallese. Lo abbiamo raggiunto per parlare del presente, ma, anche e soprattutto, del suo futuro, sia a breve sia a lungo termine.

A distanza di qualche giorno, smaltite rabbia e delusione, cosa vi ha lasciato la battaglia di Llanelli?

Da una partita del genere ci portiamo a casa molta confidenza nell’uno contro uno e nell’attuazione nostro game plan. Ci eravamo preparati bene in vista del match, sia sotto il profilo tattico che sotto quello fisico, e possiamo dire di essere riusciti a mettere in campo il nostro gioco. Questo è senza dubbio un qualcosa di molto positivo. La partita, poi, si è rivelata molto particolare. Abbiamo subito due cartellini, un rosso ed un giallo, nonostante non si siano concessi moltissimi calci di punizione.

Come ti sei trovato nel fare a sportellate contro una trequarti di livello internazionale (Halfpenny, Parkes, l’ex Crusaders McNicholl…), estremamente ruvida, che è sembrata, almeno in avvio di match, metterti nel mirino?

Sicuramente dal loro studio prima della gara avranno visto il mio CV, il fatto che fossi reduce da esperienze tra giovanili ed Eccellenza, e hanno deciso di puntarmi. Si è visto sui primi placcaggi, ma posso dirti che la cosa mi ha fatto piacere e dato una grossa carica, aiutandomi a calarmi velocemente nel clima e nel ritmo della partita. A contatto, minuto dopo minuto, mi sono trovato sempre più a mio agio. Giocare contro gente del genere, peraltro, è emozionante perché si parla di ragazzi che fino all’anno scorso vedevo in televisione nelle più importanti partite internazionali. Va detto, però, che pure nella nostra squadra ci sono tanti giocatori di livello ed esperienza, ed allenarsi con loro quotidianamente ti permette di adattarti più semplicemente agli standard richiesti.

Sabato il Benetton torna in Galles per un’altra sfida complessa sul campo degli Ospreys (reduci da un turn over pesante, con sconfitta, a Cork). State preparando qualcosa di particolare per la partita di Swansea?

Stiamo preparando la partita soprattutto su alcune situazioni particolari che potrebbero rivelarsi fruttuose durante le prime fasi. Meglio non entrare troppo nei dettagli, però (ride, ndr). Loro, comunque, sono molto forti al largo, e vantano dei singoli di primo livello. Dovremo porre attenzione a determinati meccanismi difensivi, però, andremo in Galles con in testa la volontà primaria di riprodurre, nel miglior modo possibile, il nostro game plan che stiamo portando avanti, e aggiustando con intenti migliorativi, di gara in gara.

Parlando del singolo Marco Zanon, invece, qual è l’obiettivo stagionale?

Non mi sono posto un obiettivo preciso a lungo termine. In ritiro, ad esempio, mi ero prefissato di allenarmi al massimo delle mie possibilità e creare affinità con il gruppo. Ora, invece, il mio target è cercare di guadagnarmi un posto nei 23 uomini della distinta ad ogni uscita ufficiale della squadra. In settimana, poi, penso che noi giovani abbiamo anche il compito di portare energia ad ogni singolo allenamento. Proporci sempre alla massima intensità, innalzare la competitività di ogni training, in campo e fuori. Così si cresce a livello personale, ma anche collettivamente, ed è forse la cosa più importante.

Competitività che hai trovato sempre anche nelle nazionali giovanili, che proprio con l’annata ’97 hanno avuto team di rilievo…

Si, confrontarmi sin da piccolo con gente di livello, con altri ragazzi che oggi giocano regolarmente nelle due franchigie pro è stato sicuramente d’aiuto, e uno stimolo costante. Se sei circondato da persone ambiziose, che hanno il desiderio di “arrivare”, è più facile che anche tu possa diventare sempre più ambizioso.

Sabato hai giocato al fianco di un Luca Morisi ispiratissimo. Quale credi possa essere il tuo compagno ideale in mezzo al campo, quello le cui caratteristiche si intrecciano meglio con le tue?

Questa è una bella domanda, ma dalla difficile soluzione (ride, ndr). Non basta incastrare le caratteristiche di 12 e 13, perché, per quanto mi riguarda, vanno sempre valutati altri due parametri, come le qualità dell’avversario di turno ed il campo su cui si va a giocare. Per esempio, se andiamo ad Edimburgo, a gennaio, serve gente in grado di portare a casa un tasso di work-rate di primo livello, se si gioca in autunno, sotto il sole, sopra un campo in perfette condizioni, magari servono altre caratteristiche. Non faccio un nome specifico, sono contento di giocare al fianco di tutti e 5 i miei colleghi. Sono grandi giocatori, tutti con più esperienza di me, ed ho grande fiducia in loro. Il mio obiettivo a breve termine è far sì che anche loro ce l’abbiano, di pari valore, nei miei confronti.

Nonostante la giovane età, sei già estremamente professionale. Sei fidanzato con Ottavia Cestonaro, campionessa di atletica leggera (14.05 metri, il primato di grande valore della triplista vicentina). Questo rapporto con una ragazza che conosce bene plus e malus del mondo dello sport ti è (stato) d’aiuto in tal senso?

Mi è d’aiuto. Io ammiro Ottavia perché è una grandissima atleta (oro ai giochi del Mediterraneo nel salto triplo, ndr), ma anche una bravissima persona. Pure a livello di studio è una macchina da guerra. Una ragazza forte. Ho una grande fortuna ad avere una compagna così, che vive pure in questo mondo e ne conosce pregi e difetti. Possiamo aiutarci, e darci consigli, anche se quando stacchiamo da pista e campo ci concentriamo su altro. Entrambi sappiamo quando è il momento giusto per fare cose diverse e ricaricare le pile, e quando, invece, bisogna riattaccare la spina.

Matteo Viscardi

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