Il Verona alla prova Top 12: intervista a coach Antonio Zanichelli

La guida tecnica degli scaligeri ci ha presentato la sua squadra, una delle due neopromosse nella massima serie

verona rugby

La squadra del Verona dopo una partita della scorsa stagione (ph. BPE Foto)

Antonio Zanichelli prende in mano il Verona quattro anni fa, con il dichiarato obiettivo di portare la squadra nella massima serie. Il primo tentativo non va a buon fine: nel 2014/2015 è il Recco a sbarrare la strada agli scaligeri in semifinale, mentre una stagione più tardi il Cus non va oltre la poule promozione. Nel frattempo, proprio quel Cus confluisce nel Verona Rugby e nel Verona Rugby Junior, creando un’unica società con grandi ambizioni e importanti disponibilità economiche.

L’attesa per l’approdo in Eccellenza tuttavia resta tale, perché nel 2016/2017 i Medicei infliggono una dura lezione agli uomini di Zanichelli, bloccandoli allora in semifinale. Per rispondere alla delusione, gli scaligeri conducono un mercato importante e si strutturano con giocatori come James McKinney (ex Ulster), Jeff Mountariol e Riccardo Pavan e, nonostante lo spavento della semifinale di andata persa in casa coi Lyons, vengono ripagati degli investimenti rimontando lo svantaggio a Piacenza.

Verso la nuova stagione

Dieci giorni dopo l’inizio della preparazione sui campi di Parona abbiamo intervistato coach Zanichelli, che per l’occasione ha svolto anche il ruolo di direttore sportivo per la costruzione del mercato. Al momento, gli antracite possono contare su 29 elementi, pochi per affrontare la prossima stagione di Top 12. “Arriveremo sui 33 giocatori – assicura Zanichelli – Inoltre, il rapporto con l’Accademia e con l’Under 18 è sempre abbastanza aperto, sappiamo che i ragazzi devono essere introdotti verso l’Alto Livello e non devono essere buttati dentro senza un criterio”.

Finora, invece, sono otto gli arrivi, tra cui diversi giocatori di esperienza come Giacomo Bernini, Andrea Buondonno, Vincenzo Delfino, Jacopo Salvetti, Michele Mortali e Guglielmo Zanini. “Abbiamo analizzato le mancanze della scorsa stagione e cercato di capire quali giocatori potevano permetterci di colmare queste lacune”. Sul Verona che vedremo in campo, Zanichelli dice che “cercheremo di giocare un rugby che ci possa divertire e che ci possa soddisfare sotto il profilo tecnico. Cercheremo ovviamente di vivere un po’ alla giornata, avendoci dato come obiettivo la salvezza”.

“Il punto di forza di questo Verona sarà sicuramente l’entusiasmo. Dall’altra parte, la stessa inesperienza è per noi un punto debole, anche se solo per le prime giornate. Credo che ci adegueremo in fretta, anche perché abbiamo ragazzi che il Top 12 l’hanno fatto.”

Nel prossimo staff tecnico non ci sarà l’assistant coach Paolo Borsatto (al suo posto ci sarà Luke Mahoney, ex tallonatore del Rovigo), ma Zanichelli potrà avvalersi anche di alcuni collaboratori direttamente sul campo (leggi: i giocatori con maggiore esperienza). “Gestiscono in campo quelle situazioni che vengono preparate durante la settimana. Più che una collaborazione, è una gestione vera e propria, perché noi allenatori non scendendo in campo più di preparare non possiamo fare”.

“Ovviamente diamo a loro la completa responsabilità di alcune fasi del gioco, come per esempio la conquista. I più coinvolti nella gestione tattica sono James McKinney per l’attacco e Jeff Mountariol per la rimessa laterale; questi sono i giocatori che hanno le maggiori responsabilità all’interno di un gruppo”.

Il passaggio dalla Serie A al Top 12 potrebbe non essere indolore, nonostante i tanti giocatori già passati per quella categoria. “La componente fisica è abbastanza predominante. Quello che un pochino ci crea qualche punto di domanda è quanto il gruppo che passa dalla Serie A all’Eccellenza riuscirà ad essere consistente in una stagione che prevederà 28 partite, un numero abbastanza importante”.

“Sotto il profilo tecnico, non ci siamo posti delle grandi problematiche, ma le affronteremo strada facendo. La continuità della prestazione sarà importante: un campionato di Serie A può permetterti di schierare anche qualche seconda scelta, mentre in Eccellenza una seconda scelta dovrà essere pari alla prima, altrimenti si rischiano brutte figure”.

Per solidità societaria e mezzi a disposizione, il Verona potrebbe essere paragonato ai percorsi compiuti da Reggio e Medicei, ovvero due squadre sbarcate nel massimo torneo con una squadra già attrezzata per aspirare ad una salvezza tranquilla. “Noi ci aspiriamo. E crediamo fortemente nel nostro percorso da neopromossa che si vuole conquistare sul campo meriti ed elogi. Credo che l’ambiente sia solido, perché dietro di noi c’è una società ben piantati per terra dove non si fanno follie e non si spendono soldi solo per l’immediato ma in cui ogni cosa è proiettata per un futuro. Poi ovviamente è il campo a dare le risposte concrete: noi siamo convinti di poter un campionato tranquillo”.

Il Verona Rugby si inserisce in un contesto cittadino dove, come riconosce Zanichelli, “gli altri sport hanno una predominanza abbastanza forte, avendo tante realtà di alto livello nel calcio, nel basket e nel pallavolo… Ci sono tantissime società che navigano nelle categorie maggiori. Noi abbiamo un buon gruppo di sostenitori. E anche la nuova casa in cui giocheremo darà sicuramente ancora più risalto al rugby cittadino”. Gli antracite infatti giocheranno nel nuovo Payanini Center, che ospiterà anche alcuni ragazzi dell’Accademia veronese, la prima indipendente in Italia in cui Zanichelli avrà un ruolo marginale dal punto di vista operativo (ad occuparsene saranno Zane Ansell, direttore dell’Accademia, Greg Sinclair, vice e tecnico per le skills, e Grant Doorey come Director of Rugby).

Essendo in Top 12, per il Verona sarà naturale anche entrare nell’orbita delle franchigie e del discorso relativo ai permit player. Per il momento, Zanichelli non ha ancora sentito nessuno. “Sappiamo che è una cosa fresca. Siamo qui in trepidante attesa solo per sapere il calendario (ride, ndr). Cominceremo ad aprire collaborazioni e conversazioni quando sarà il tempo”. Al Payanini Center, inoltre, dovrebbe essere atteso anche Conor O’Shea e lo staff tecnico azzurro. “Credo di sì. Ci aspettiamo che vengano a farci visita presto, essendo parte di questa categoria, in più di qualche occasione”.

L’ultima riflessione è dedicata al Top 12 nel suo complesso, che Zanichelli ritrova dopo quattro stagioni. “L’ho lasciata  a dodici squadre e la ritrovo a dodici anche quest’anno. Non ho visto tantissime partite, però mi sembra ci siano più squadre preparate rispetto al passato; ci sono più squadre competitive e più giovani. Gli stranieri che scendono in campo non sono più di fascia medio-alta, ma sono giovani anche loro. Un segno che le società hanno avuto la lungimiranza di fare spese sostenibili nel mercato estero”.

Daniele Pansardi

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