Dallo Scudetto alle aule dell’università: la scelta di vita di Simone Rossi

Dopo essersi “laureato” campione d’Italia, oggi va a caccia di una sfida scolastica. L’abbiamo intervistato

simone rossi

ph. Luigi Mariani

Da ala di qualità quale si è dimostrato nelle ultime stagioni, Simone Rossi ha salutato tutti di corsa: dallo scudetto con il Petrarca Padova all’Università di Milano. Ha stupito tutti il trequarti classe 1991, tra i migliori interpreti nel suo ruolo negli ultimi anni in campionato, che ha lasciato l’Eccellenza per una scelta di vita. Noi di On Rugby abbiamo voluto far quattro chiacchiere con lui per capire come sia maturata questa decisione, ma non solo.

Torniamo brevemente nel recente passato: ci puoi raccontare l’ultima stagione culminata nel titolo tricolore?
Credo sia stata una stagione unica per me e per tutti i miei compagni. Il percorso che ci ha portato alla conquista del 13esimo scudetto della storia del club è cominciato, a mio avviso, sei anni fa: si costruì un gruppo di ragazzi giovani, provenienti per la maggior parte da Padova, al quale io ho avuto la fortuna di unirmi un anno dopo.
Le cose che ci hanno permesso di portare a casa il titolo sono state in primis una maggior consapevolezza nei nostri mezzi e poi il consolidamento di un legame fraterno fra tutti i giocatori; questo ci ha consentito di superare anche i momenti più duri, sempre insieme. Questi due fattori, uniti ad una fame di vittoria sempre più grande, hanno fatto la differenza lo scorso anno.
A livello personale inoltre, reputo che sia stata la mia miglior stagione fin qui. Grazie al lavoro di tutto lo staff e a tutti gli elementi del gruppo si è creato un ambiente veramente sereno, dove son potuto crescere esprimendomi al meglio delle mie possibilità; senza pressione e con divertimento.

Hai deciso di concludere la tua esperienza in Eccellenza, per tornare a Milano – la tua città di provenienza – e dedicarti agli studi. Non certamente una cosa usuale…
Sì. Negli ultimi dodici mesi è cresciuta in me l’esigenza di capire la mia “strada professionale”. Purtroppo in questi anni, non sono riuscito a portare avanti i miei studi come immaginavo. Perciò a 27 anni, e con una bella esperienza di alto livello vissuta in queste cinque stagioni, sentivo maggiormente il bisogno di dare la precedenza allo studio e avvicinarmi sempre di più alla carriera lavorativa. È stata una decisione molto sofferta: sinceramente però, ora sono molto sereno e credo che questo sia stato un passo decisivo per la mia crescita umana.
Dal punto di vista scolastico sono iscritto alla facoltà di medicina, ma essendo ormai fermo da un quinquennio, proverò a misurarmi con i test d’ingresso di fisioterapia e scienze motorie, a Milano. Ora sto mi preparando per quelli.

Continuerai a giocare a rugby con le realtà locali meneghine?
Certo! Giocherò con l’A.S.R. Milano (gioca in Serie A, ndr). Sarà un impegno diverso rispetto a quello dello scorso anno, perché mi permetterà di dedicarmi allo studio con più tranquillità. Allo stesso tempo, comunque, non vedo l’ora di iniziare la stagione ufficiale con i miei nuovi compagni di squadra per misurarmi con questo campionato e dare il mio contributo. Sarà un anno impegnativo insomma.

In passato hai collezionato anche una presenza in Pro14, con la maglia del Benetton: che idea ti sei fatto di quella realtà e che ricordo ti è rimasto della partita giocata?
Per quello che ho visto negli anni in cui ho fatto il permit player per il Benetton Treviso, posso affermare che il Pro14 è una realtà molto affascinante a cui noi giocatori di serie minori aspiriamo. Giocare a quel livello ti obbliga ad avere etica del lavoro e a cercare di migliorarti sempre. Sono grato e onorato di aver avuto la possibilità di calcare un campo del torneo celtico, anche se solo per una manciata di secondi. È un bel traguardo personale che terrò come ricordo.

Di Michele Cassano

onrugby.it © riproduzione riservata

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