I rigori sbagliati ti segnano per la vita

Martyn Williams e quella volta che i Cardiff Blues uscirono ai “rigori ovali” contro i Leicester Tigers nella semifinale di Heineken Cup

ph. Action Images / Ian Smith

Una storia infinita, quella dei rigori, soprattutto sbagliati. Da Roberto Baggio a Luigi Di Biagio, dalla traversa di David Trezeguet nel 2006 all’eliminazione dei padroni di casa della Russia all’attuale mondiale calcistico, con l’errore fatale di Mario Fernandes. Un rigore tirato molto male che ha fatto saltare sulla sedia tanti spettatori, compresi quelli che un rigore pesante l’hanno sbagliato in carriera, come Martyn Williams.

 

 

Era il 3 maggio 2009, e si giocavano le semifinali di quella che allora si chiamava ancora Heineken Cup. Nella pancia del Millenium Stadium, Martyn Williams è ancora con le mani fra i pochi capelli rossi che ancora popolano la sua testa. I suoi Cardiff Blues, squadra di casa per l’occasione, avevano rimesso in piedi una partita che sembrava perduta. Dopo un’ora di gioco i Leicester Tigers di, fra gli altri, Martin Castrogiovanni conducevano 26 a 12 con appena venti minuti da giocare grazie ai punti dei loro stranieri: il neozelandese Scott Hamilton e l’irlandese Geordan Murphy avevano messo giù la palla oltre la linea di meta, e il francese Julien Dupuy aggiungeva due trasformazioni e quattro calci di punizione.

Poi la riscossa: a sette dal termine Jamie Roberts accorcia sul meno sette, e solo un minuto più tardi Tom James fa esplodere lo stadio con la meta del pareggio, trasformata da Ben Blair, dopo un’azione da 80 metri iniziata nei propri 22 metri. I regolamentari finiscono così sul 26 pari, e a niente servono i venti minuti di tempi supplementari, che appaiono solo per la seconda volta nella storia della coppa europea cercando di decidere chi procederà alla finalissima di Edimburgo contro il Leinster, peraltro nell’anno del tour sudafricano dei British & Irish Lions, con tanti contendenti in campo a cercare anche un posto nella lista di Ian McGeechan.

Accade quello che non era mai accaduto: si va ai rigori. Come nel calcio, si battono cinque rigori a testa. Se alla fine si è ancora in parità si procede a oltranza, con la sconfitta per il primo a sbagliare. Nel rugby, il rigore consiste in un piazzato da calciare fra i pali in posizione centrale dalla linea dei 22 metri. Come tutti i i giocatori di rugby del mondo, anche quelli in campo, si immagina, avranno calciato mille volte il pallone fra i pali in allenamento, per gioco, per scommessa o per semplice divertimento: adesso, però, per molti è la prima volta che il calcio di rimbalzo vale più di una birra in club house.

I primi a presentarsi sulla linea dei ventidue metri sono i due calciatori delle rispettive squadre: Ben Blair e Julien Dupuy non tradiscono. Anche Nicky Robinson, Sam Vesty, Leigh Halfpenny, Geordan Murphy e Ceri Sweeney, entrato a due minuti dalla fine dei supplementari proprio con questo compito, non tradiscono. Il primo a fallire è l’altro Murphy di casa Leicester, Johne. Match point Cardiff: si presenta Tom James, ma l’11 dei gallesi, proprio lui che aveva firmato la rimonta, fallisce, e non di poco. Scott Hamilton invece è preciso, si va a oltranza.

Tom Shanklin e Aaron Mauger non tremano. Arriva il turno di Richie Rees e Cardiff va avanti, mentre i Tigers hanno finito i trequarti da far calciare, visto che Flood è uscito con una caviglia malconcia al sessantesimo. Il terza linea Craig Newby è il primo avanti a presentarsi di fronte all’H, e nonostante i sudori freddi dei compagni porta a casa il piazzato che vale l’ennesimo pareggio.

Tocca allora a Martyn Williams, il migliore dei gallesi del Grande Slam 2008. Martyn Williams, con l’esperienza dei 13 anni in nazionale e già ben oltre i 50 caps. Martyn Williams che alla Rugby World Cup australiana del 2003 aveva deciso la partita del girone contro Tonga grazie a un suo drop, a testimonianza delle sue qualità pedatorie. Martyn Williams, “the king of Cardiff” come dice il commentatore di Sky Sports mentre il numero 7 si avvicina all’ovale.

 

 

Gufo maledetto quel commentatore: “I say Martyn Williams gets it“, secondo me Martyn Williams lo mette, annuncia. E Williams, puntualmente, calcia in maniera orripilante, mandando l’ovale a spegnersi ben lontano dal palo sinistro. Il platinato Jordan Crane non ci pensa due volte e spedisce i suoi in finale con il calcio successivo. Esulta contenuto, ben sapendo di essersi affidato ad una lotteria per battere gli avversari, e forse c’è un pensiero di rispetto verso il collega e il monumento Williams, che ancora oggi, dopo nove anni, un terzo tour dei Lions e cento caps per il Galles, ricorda ancora il suo errore fatale dalla piazzola, come lo ricordano indelebile tutti quei calciatori che sul dischetto del rigore hanno lasciato un pezzo della propria carriera.

Lorenzo Calamai 

 

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