Nations Championship: bignami semiserio della prima giornata

Cosa ci lasciano le prime partite del nuovo torneo che riunisce il meglio del rugby mondiale?

Nations Championship: bignami semiserio della prima giornata (ph. AFP)

Italia: la fisica ci dice che la direzione del tempo potrebbe tranquillamente essere opposta a quella che sperimentiamo quotidianamente, che tanto le equazioni matematiche che descrivono il mondo funzionerebbero tranquillamente anche se il tempo scorresse al contrario. E che alla fine a dare una direzione dal passato al futuro è “solo” la seconda legge della termodinamica (in diverse parti del mondo alcuni fisici sono morti leggendo queste righe).
Poi però c’è l’ancora misteriosissimo fattore I, ovvero Italrugby, una squadra capace di andare avanti e indietro con una naturalezza esasperante. Stavolta è andata indietro, tanto indietro. Diciamo come se fosse il 2017?
Giappone: che dire, bravi, bravi davvero. Accidenti.

Nuova Zelanda: quando attaccano gli All Blacks sono impressionanti, meno quando c’è da difendere, però – porca paletta – questi sanno soffrire davvero. Curiosissimo di vederli nei test del Greatest Rivalry Tour contro il Sudafrica tra fine agosto e settembre.
Francia: ok, hanno un bacino di giocatori gigantesco da cui attingere, ma se vuoi battere gli All Blacks certe assenze sono pesantissime per chiunque. E comunque, stringi stringi, hanno perso di appena due punti. Chapeau, nonostante tutto.

Sudafrica: non è certo una novità, ma questi danno papagne a tutti come Bud Spencer in uno qualsiasi dei suoi film.
Inghilterra: questi invece ultimamente prendono papagne magari non da tutti, ma comunque da tanti. Troppi. Boh.

Australia: un anno fa ha chiuso il Rugby Championship con due vittorie e tre ko, 138 punti fatti, 137 presi. A novembre ha perso – male – con Inghilterra, Italia, Irlanda e Francia. Ora va ko con l’Irlanda di un paio di punti, colpa anche di un calcio sbagliato nel finale (non semplicissimo da realizzare però). I wallabies stanno tornando.
Irlanda: prende 4 mete nei primi 27 minuti – facendone però 2 – ma alla fine si impone 33 a 31. Diverse cose da rivedere e/o sistemare, ma non smettono mai di mordere le caviglie.

Argentina: la garra non manca mai, però a volte diventa una coperta un po’ troppo corta per coprire tutte le magagne. Se poi trovi una Scozia così finisce che i puma più che graffiare si mettano (quasi) a miagolare.
Scozia: che cosa gli vuoi dire? Bravi, bravi, bravi (sì, proprio come il Giappone).

Galles: altro mattoncino nella ricostruzione: attenzione a questi qui.
Fiji: crea tanto, al solito, rimane con poco in mano, come capita spesso. E come sempre è tra le squadre più divertenti da guardare.
Vakarau! Cibi!

Il grillotalpa

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