La Federazione tunisina ha chiarito la questione sull’albergo dello Zimbabwe

Gli ospiti si sono lamentati dell’assenza di una piscina e di una scarsa connessione internet, rifiutando di trascorrervi la notte

Martedì 3 luglio sono circolate su internet le foto dei giocatori dello Zimbabwe, in trasferta a Beja per giocare contro la Tunisia, accampati in strada per dormire, dopo che si erano rifiutati di pernottare nell’albergo messo a disposizione dalla Federazione tunisina, reputato inaccettabile dai Sables – il soprannome della nazionale zimbabweana.

In un comunicato di Rugby Afrique, sia il massimo organo continentale sia la Federazione locale avevano espresso le loro scuse per gli inconvenienti, ma nella giornata di mercoledì la FTR (Fédération Tunisienne de Rugby) ha pubblicato una nota sulla propria pagina Facebook in cui racconta una versione diversa dei fatti rispetto a quella zimbabweana, provando a fare chiarezza sugli aspetti della vicenda.

L’arrivo in aeroporto

Oltre alle condizioni dell’albergo, dallo Zimbabwe si sono sollevate polemiche per le sei ore di attesa alla dogana dell’aeroporto di Tunisi, dove le autorità locali hanno chiesto il pagamento di 60 dinari tunisini a testa (20 euro, che dovrebbero corrispondere ai 600 di cui si parlava martedì, considerando l’ipotesi realistica di una delegazione composta da 30 zimbabweani) per il rilascio del visto.

Gli ospiti si sono rifiutati di pagare, ma la FTR precisa come Rugby Afrique fosse stata già informata in data 8 giugno del fatto che queste procedure non rientravano nelle prerogative federali. “Dopo diverse ore di attesa – si legge sul comunicato – è stato necessario contattare la direttrice amministrative di Rugby Afrique. Con il suo intervento, il capo della delegazione zimbabweana ha accettato di pagare la tassa e di mettere fine al problema alle ore 16″. L’aereo, invece, era atterrato alle 12.

L’albergo

Il trasferimento a Beja (con “autobus climatizzato”, puntualizza il comunicato) è stata l’unica parte del viaggio che ha evidentemente soddisfatto i zimbabweani, poiché i problemi sono ricominciati in serata, dopo il check-in nell’hotel scelto dalla FTR (una struttura a due stelle) e la cena.

“Minacciando di lasciare l’albergo, il capo della delegazione zimbabweana ha contestato le condizioni di uno dei bagni delle camere, l’assenza di una piscina e la debole connessione ad internet. L’intervento del presidente e di tre membri della commissione organizzativa non sono stati sufficienti per convincerli a trascorrere il resto della notte nell’hotel, assicurando inoltre che l’albergo sarebbe stato cambiato l’indomani. Tutti i membri della delegazione hanno lasciato l’albergo e si sono accampati in strada”.

La mattina seguente, i zimbabweani sono stati poi trasferiti in un altro albergo a Nefza, all’Hotel Alrawabi (struttura a tre stelle, dotato di piscina), mentre il capo della delegazione ospite “ha presentato le sue scuse alla commissione organizzativa”. Il comunicato si chiude con il profondo dispiacere della FTR per “il comportamento antisportivo della delegazione zimbabweana, che non riflette i legami d’amicizia tra i due Paesi”.

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