Chiedi chi era il Giappone: alla scoperta degli avversari degli Azzurri

Chi sono e come giocano gli uomini di Jamie Joseph che affronteranno l’Italia il prossimo 9 e 16 giugno

ph. Reuters

Mancano pochi giorni all’inizio del tour della Nazionale italiana in Giappone: il prossimo 2 giugno gli Azzurri scenderanno in campo contro gli Yamaha Jubilo e poi affronteranno la selezione nipponica il 9 e il 16 giugno.

Gli avversari dell’Italia sono però sconosciuti ai più, un po’ perché i Sunwolves non riscuotono particolari fortune nel Super Rugby, un po’ perché il campionato giapponese, pur pieno di giocatori di alto livello all’ultimo giro di giostra prima della dorata pensione, è troppo lontano per essere meritevole di attenzioni.

Cerchiamo allora di diradare la nebbia e capire quali sono i punti di forza e i giocatori migliori a disposizione dell’head coach Jamie Joseph.

La rosa

Dei 33 convocati nella rosa del Giappone, ben 30 giocatori fanno parte della franchigia dei Sunwolves, che disputa il Super Rugby. L’unico esordiente è il 31enne flanker Masakatsu Nishikawa, arrivato solo quest’anno al Super Rugby dopo aver speso la propria carriera ai Suntory Sungoliath di Matt Giteau.

Dalla Top League giapponese arrivano anche il seconda linea Samuela Anise, dei Canon Eagles, e il mediano di apertura Rikiya Matsuda, dai Panasonic Wild Knights.

La squadra è al lavoro dallo scorso 26 maggio per affrontare una finestra internazionale di giugno di particolare importanza: il Giappone vi approda da undicesimo del ranking internazionale, e sfiderà Italia (quattordicesima) e Georgia (dodicesima), con l’obiettivo di vincere almeno due dei tre test disputati.

Per questo la selezione della squadra ha puntato soprattutto alla convocazione di giocatori con esperienza e protagonisti dell’ultimo, ottimo novembre internazionale dove il Giappone ha vinto nettamente contro Tonga prima di andare a pareggiare per 23 a 23 in Francia.

Una terza linea pericolosa

Il reparto maggiormente interessante della squadra giapponese è la terza linea, composta dal trio Michael Leitch, Kazuki Himeno e Amanaki Mafi, con Tokunaga, Nishikawa e Nunomaki che, prevedibilmente, saranno utilizzati dalla panchina e partono una spanna più indietro rispetto ai colleghi.

Michael Leitch è uno dei volti più noti del rugby del Sol Levante, capitano ancora una volta della nazionale nipponica e flanker dalle ottime qualità sia difensive che offensive. Fu lui a guidare i Brave Blossoms alla conquista della partita contro il Sudafrica all’ultima Rugby World Cup, nella quale si distinse comunque come uno dei migliori della propria squadra in ogni incontro, e sempre lui a guidare la squadra anche nel pareggio di novembre in Francia, i due risultati più importanti del rugby giapponese negli ultimi tre anni.

Nato in Nuova Zelanda quasi 30 anni fa, Leitch si è spostato in Giappone per motivi di studio all’età di quindici anni, ed è poi rimasto a vivere nel paese fino ad oggi, integrandosi in maniera pressoché unica nella cultura locale. E’ stato capitano della nazionale under 20 nel 2008, ed è diventato un cittadino giapponese nel 2013. Fa parte del gruppo dei giocatori più esperti, essendo con i suoi 53 caps il quarto giocatore con più presenze in nazionale.

Il giocatore più interessante è il giovane Kazuki Himeno, 23enne forte, mobile e potente con un notevole istinto per la caccia al pallone in ruck (e per la distruzione di mele rosse a mani nude), che si può disimpegnare sia in seconda che in terza linea, anche se non possiede i centimetri per il primo dei due ruoli a livello internazionale. Ha comunque debuttato con il numero 4 sulla schiena nello scorso novembre, nel match perso per 30 a 63 dal Giappone contro l’Australia. Himeno ha appena iniziato la sua carriera con la nazionale, avendo racimolato per il momento solamente 3 caps in novembre per un totale di 240 minuti giocati, ma è stato uno dei migliori in maniera costante per i Sunwolves durante la stagione di Super Rugby, con 10 presenze.

Presenza fondamentale dal punto di vista fisico è quella del numero 8 dei Melbourne Rebels Amanaki Mafi, che ha rappresentato Tonga, proprio paese natale, con la nazionale under 20, prima di accettare di difendere i colori del Giappone a livello seniores nel 2014, quando sia Tonga che Giappone si contesero la sua convocazione. Mafi ha fatto anche un breve passaggio in Europa, nel 2016 con i colori di Bath, dove arrivò con uno short-term contract nel periodo libero dagli impegni del Super Rugby. Si accorsero tutti di lui per le 4 mete nelle prime quattro partite giocate. Si tratta di un ball carrier piuttosto impressionante, che si incarica di una gran mole di lavoro e continua a caricare le difese avversarie.

La terza linea azzurra, orfana di Sergio Parisse, è avvertita. Non sarà facile fermare questo trio, soprattutto se il Giappone riuscirà ad avere il pallone a disposizione e metterà in atto il proprio rugby, giocato ad alto ritmo e spesso affidato alle percussione di questi tre giocatori che alla prestanza fisica abbinano la capacità di farsi trovare pronti all’azione in giro per il campo.

La forza dell’esperienza e alcuni punti deboli

Altri giocatori notevoli della squadra giapponese sono coloro che hanno avuto l’opportunità di rappresentare i Brave Blossoms in maniera continuativa nel recente passato.

Il tallonatore Shota Horie, ora ai Sunwolves ma passato anche per i Melborune Rebels, è oramai una solida certezza con i suoi 55 caps in prima linea. Solidi ma con meno talento i piloni selezionati da Jamie Joseph, al quale gli addetti ai lavori criticano la mancata convocazione del 29enne pilone destro di origine tongana Asaeli Valu, rimasto a difendere i colori dei Sunwolves.

Esperta anche la linea mediana che vedrà probabilmente all’opera Fumiaki Tanaka e Yu Tamura. Il mediano di mischia è, con 64 caps, il giocatore con più presenze fra i convocati, mentre Tamura è un solido numero 10 con una buona visione di gioco e un bel gioco al piede. Tamura può disimpegnarsi anche nel ruolo di centro, così come anche il suo backup Rikiya Matsuda può disimpegnarsi come estremo.

Attenzione anche a Kenki Fukuoka, rapida ala 25enne con già diverse presenze nel giro della nazionale (25 caps) e anche alcune convocazioni con la nazionale Seven del Giappone, che è sempre una palestra importante per un trequarti.

I reparti più deboli della squadra giapponese sono la seconda linea, dove il solo Shinya Makabe può essere considerato di livello adeguato allo standard internazionale, mentre i vari Anise, van der Walt e Helu risultano tutti e tre sotto il par.

Anche la cerniera dei centri può presentare qualche punto di domanda da provare ad esplorare per la nazionale italiana. Harumichi Tatekawa rappresenta una solida opzione a primo centro, ma senza brillare in maniera particolare e un gradino inferiore alla controparte azzurra. Al suo fianco Timothy Lafaele dovrebbe essere il titolare a numero 13. Arma offensiva notevole, troppo spesso il samoano naturalizzato si lascia cogliere da amnesie difensive. Bisognerà vedere anche quanto la presenza di John Plumtree, dagli Hurricanes, come tecnico specialista della difesa avrà un impatto sulla tenuta della squadra giapponese.

Il Giappone è una squadra molto pericolosa nel momento in cui riesce ad avere continuativamente il possesso, mentre in fase difensiva soffre inevitabilmente un piccolo deficit di fisicità. L’Italia dovrà, soprattutto nel primo test, ancorarsi alle proprie certezze e giocare un rugby abbastanza basico, cercando di imporsi prima di tutto con il pacchetto di mischia.

La prima partita si gioca il prossimo 9 giugno all’Oita Bank Dome di Oita, stadio da 40mila posti, per poi replicare davanti ai 30mila del Noevir Stadium di Kobe. Il 23 giugno il Giappone ospiterà la Georgia al Toyota Stadium di Toyota.

Lorenzo Calamai

onrugby.it © riproduzione riservata
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