Pro14: tutte le sfide del derby italico per una maglia in Nazionale

Fra Benetton Treviso e Zebre Rugby alcuni interessanti testa a testa per ottenere una maglia azzurra a giugno

alessandro zanni

ph. Ettore Griffoni

Si gioca questo sabato una partita cruciale per tanti ragazzi azzurrabili a conclusione di una stagione importante per le franchigie italiane. Nel primo anno del riformato campionato celtico sia Benetton Treviso che Zebre Rugby hanno trovato soddisfazione cogliendo il rispettivo record di vittorie nella competizione.

C’è ancora molto da lavorare, ma le prospettive delle due squadre italiane sono decisamente più rosee rispetto al recente passato. Adesso, di pari passo, il pubblico del rugby si aspetta di vedere i frutti di quanto ottenuto anche in campo internazionale. I giocatori che a giugno disputeranno la tournée estiva sono attesi a portare il patrimonio di competenze, abilità e crescita anche in maglia azzurra.

Anche per questo motivo la sfida incrociata dell’ultima giornata, che mette davanti per la terza volta in stagione le due franchigie è un banco di prova importante. E anche se il rugby è lo sport collettivo per eccellenza, non possiamo nasconderci che sarà una sfida fatta anche di tanti testa a testa.

Carlo Canna – Tommaso Allan

Il numero 10 di Treviso ha recuperato la titolarità solo dopo un Sei Nazioni da protagonista, ed ha confermato le buone prestazioni nelle ultime uscite di Treviso, nelle quali ha peraltro dimostrato l’ormai consolidata capacità di farsi trovare al posto giusto al momento giusto, segnando un numero di mete importante per un mediano di apertura.

Canna riveste un ruolo maggiormente da leader, nel senso che è il fulcro del gioco delle Zebre, e quando è in campo passa tutto dalle sue mani. Allan, invece, quando la squadra va in difficoltà tende a sparire, come accaduto ad esempio nelle difficoltà casalinghe di Treviso contro i Dragons.

Leggi anche: Un’apertura sul derby: intervista doppia a Carlo Canna e Tommaso Allan

Allan, però, ha anche una attitudine al placcaggio e a mettere il fisico a disposizione della squadra che Canna possiede meno, anche per conformazione fisica.

In nazionale ha sempre prevalso, in tempi recenti, il giocatore del Benetton, per le sue caratteristiche di ordine tattico che maggiormente si confanno ad una nazionale che gioca ad un ritmo piuttosto compassato nella maggior parte dei casi e che ha bisogno di un gestore prima ancora che di un attaccante come Canna, quindi in vista di giugno il vantaggio è ancora dalla parte di Allan.

All’apertura beneventana il compito di dimostrare che l’approccio bersagliero delle Zebre può essere utile in partite come quelle contro il Giappone, dove l’Italia dovrà attaccare, e forse osare, molto di più rispetto al Sei Nazioni.

Marcello Violi – Tito Tebaldi

Anche se Violi è stato finora il titolare fisso della squadra di O’Shea, meritatamente, ed è ulteriormente cresciuto nell’interpretazione del ruolo, dare dei minuti ad un giocatore di esperienza come Tito Tebaldi, 32 anni, ha ancora senso per l’Italia di oggi, visto che il mediano biancoverde è stato costantemente uno dei più positivi della squadra di Crowley.

È vero, di quando in quando Tito perde il bandolo della matassa e finisce per concedere qualche turnover leggero agli avversari, ma quando è in buone condizioni fisiche (e ultimamente sono ottime) dimostra ancora di possedere un talento con pochi eguali, in Italia, nella posizione.

Rispetto a Violi ha forse una minore precisione nel passaggio da terra, ma possiede un’altra fisicità in difesa, un calcio dal box altrettanto valido rispetto a quello del collega, e una malizia ed esperienza, abbinata alla personalità di chi nel mondo ovale ne ha già viste tante (pensiamo al calcio che ha messo alla fine con i Dragons, prendendo la piazzola senza alcuna titubanza), che per il momento il mediano delle Zebre deve ancora acquisire.

George Biagi – Federico Ruzza

Il vecchio contro il nuovo: George Biagi ha incrementato il livello delle proprie prestazioni nelle ultime uscite delle Zebre, e sembra aver ritrovato una certa brillantezza atletica. Cervello pensante, uno dei leader dello spogliatoio, Biagi anche in Nazionale riveste un ruolo da saggio, nonostante i soli 21 cap.

Dall’altra parte invece Ruzza è un giovane di belle speranze che con la maglia azzurra deve ancora riuscire ad affermarsi, vivendo finora in quel limbo fatto di mancate convocazioni e prolungata panchina. Il seconda e terza linea del Benetton sta però crescendo e lo staff tecnico, facendo di necessità virtù, gli ha affidato crescenti responsabilità in questo finale di stagione, affidandogli anche il dovere di comandare la rimessa laterale.

Nonostante Ruzza faccia ancora qualche errore di troppo in campo, le sue qualità tecniche, atletiche e l’intelligenza rugbistica del giocatore ne fanno un talento di cui difficilmente la Nazionale potrà fare a meno nel lungo periodo e già a giugno potrebbe trovarsi a recitare un ruolo concreto nel tour nipponico degli Azzurri.

Oliviero Fabiani – Luca Bigi

Irruenza contro metodo. Potrebbe essere questo il dualismo che definisce il confronto fra i due tallonatori. Il giocatore laziale delle Zebre impressiona, ed è per questo amato dai tifosi, per la sua fisicità e il suo approccio senza compromessi al proprio ruolo. Un giocatore molto mobile, esplosivo, che fa del ball carrying la propria prerogativa migliore.

Bigi guadagna il vantaggio nelle scelte in chiave azzurra, almeno fino ad adesso, grazie alla sua maggiore continuità di rendimento. Per Fabiani infatti il prossimo gradino da salire nel proprio percorso di crescita è necessariamente quello di limitare il numero di errori, sia per quanto riguarda il gioco che per quanto riguarda la disciplina.

A livello internazionale, infatti, concedere meno errori possibili agli avversari è vitale. Su questo confronto grava peraltro l’ombra del grande vecchio Leonardo Ghiraldini, che molto probabilmente sarà ancora una risorsa a disposizione di O’Shea il prossimo giugno. il duello tra Fabiani e Bigi, però, è una sfida per raccoglierne l’eredità.

Matteo Minozzi – Jayden Hayward

Forse, in questo caso, non parliamo di veri e propri “antagonisti”, ma, soprattutto in chiave azzurra, uno potrebbe essere il deuteragonista dell’altro. Oggi, il duello tra i 2 estremi di rispettivi club sarà molto interessante, con la sfavillante carica elettrica di Minozzi da un lato, e la solidità corroborata da notevole acume tattico di Hayward dall’altro.

Conor O’Shea, però, ha già dimostrato, recentemente, di voler testare, almeno in sprazzi di gara, delle formazioni con entrambi sul terreno di gioco contemporaneamente, traslando il ragazzo venuto dalla Nuova Zelanda al centro del campo. Un esperimento ancora da valutare ma, senza ombra di dubbio, di estremo interesse nell’ottica di identificare l’assetto più equilibrato possibile per la trequarti della nazionale italiana.

 

Lorenzo Calamai

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