Italia femminile: la Coppa del Mondo chiude un ciclo vincente

Maria Cristina Tonna traccia un bilancio del torneo: il Mondiale deve essere un traino per tutto il movimento

ph. INPHO/Bryan Keane

ph. INPHO/Bryan Keane

Il viaggio di ritorno dall’Irlanda ha segnato la fine di un ciclo per l’Italrugby femminile. Un ciclo che, senza troppi timori, si potrebbe definire vincente se si considerano i risultati ottenuti sul campo (il terzo posto nel Sei Nazioni 2015, ma anche lo stesso nono posto della Coppa del Mondo) e anche fuori: maggior seguito intorno alla nazionale, come dimostrato dalle tre partite casalinghe di quest’anno a Jesi, L’Aquila e Parma, numero di tesserate in crescita e allargamento del campionato con l’obiettivo di ampliare per quanto possibile la base.

 

Il gruppo azzurro degli ultimi anni lascia un’eredità importante, per certi versi anche piuttosto pesante, ma da cui si dovrà ripartire per non dilapidare quanto di buono costruito dallo staff di Andrea Di Giandomenico e dalla caparbietà di Maria Cristina Tonna, architetti di una squadra sempre coesa e mai disunita davanti alle difficoltà. Nemmeno dopo un Sei Nazioni negativo con sole sconfitte (non succedeva addirittura dal 2009) e dopo un inizio balbettante nel Mondiale, culminato con la sconfitta contro la Spagna che sembrava poter mettere con le spalle al muro l’Italdonne.

 

La reazione arrivata nella seconda fase, invece, è stata esemplare. Per qualità di gioco, carica agonistica e soprattutto per il carattere con cui le azzurre hanno affrontato Giappone e ancora le iberiche, battute in un supplementare che nel suo piccolo forse entra nella storia della nazionale italiana femminile. E che sicuramente è stato il modo migliore per salutare delle colonne portanti delle ultime stagioni come Paola Zangirolami, Silvia Gaudino, Alice Trevisan, Veronica Schiavon, Michela Este, Elisa Cucchiella e Maria Grazia Cioffi, che hanno appeso le scarpette al chiodo dopo le tante battaglie. A loro va anche un pensiero di Maria Cristina Tonna, responsabile del settore femminile: “Parte della vecchia guardia da oggi lascerà la maglia azzurra. Spero che personaggi come Paola, Silvia, Alice, Veronica, Michela, Elisa e Maria Grazia e tutte le altre ragazze che hanno lottato in questi anni con la maglia dell’Italdonne possano continuare a diffondere i valori del rugby così come hanno fatto in tanti anni di militanza in Nazionale con le nuove leve”.

 

Tracciando un bilancio della competizione nel suo complesso, Tonna analizza anche la massiccia eredità lasciata dalla Coppa del Mondo. “È stato un torneo emozionante sotto tutti i punti di vista. Il Mondiale ha confermato l’interesse in costante crescita per il rugby al femminile. Sotto il profilo della comunicazione World Rugby e la FIR hanno fatto un gran lavoro soprattutto sui social, amplificando l’attenzione verso il nostro sport. Sono certa che la Women’s Rugby World Cup possa fungere da traino per il nostro movimento femminile”. A livello globale, del resto, sembra difficile negare il successo ottenuto dalla competizione: per la semifinale tra Francia e Inghilterra France 2 ha fatto registrare 3,02 milioni di spettatori e il 15% di share, mentre sul Guardian si legge che la finale tra Inghilterra e Nuova Zelanda ha attirato ben 2,6 milioni di persone. Che sia solo l’inizio?

 

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