Dal Pro Rugby alla Major League Rugby. Cosa bolle in pentola negli Stati Uniti?

Nella primavera 2018 dovrebbe prendere il via un nuovo torneo. Ma in Texas si guarda altrove…

stati uniti rugby

ph. Reuters

Dopo averci provato con l’esperimento Pro Rugby, naufragato dopo una sola stagione per conflitti interni con la Federazione, gli Stati Uniti ci riprovano. A maggio 2018 dovrebbe infatti partire una nuova lega, denominata Major League Rugby, creata e portata avanti da squadre già affiliate ad USA Rugby assieme ad alcuni investitori privati. L’obiettivo è sempre lo stesso: creare un torneo domestico professionale, in grado di attirare sponsor e giocatori e contribuire, dal punto di vista tecnico, alla crescita e alla formazione dei giocatori internazionali statunitensi. Entro fine anno dovrebbero essere annunciate le squadre partecipanti con i rispettivi roster, stadi e staff tecnici.

I club fondativi della Lega e che dovrebbero  partecipare alla prima edizione della MLR sono: 1924 Rugby (California), Blues Rugby Management (Kansas City), DFW Major Rugby (Texas), Houston Strikers (Texas), Huns Rugby Management (Texas), NOLA Rugby Enterprises (Louisiana), Seattle Rugby LLC (Washington), Rugby Utah Ventures (Utah).

 

 

Rispetto al Pro Rugby si notano già alcune differenze, a partire dalla nomenclatura della nuova Lega – MLR – che rispetto a Pro Rugby ricorda da più vicino le principali leghe sportive professionistiche statunitensi. Inoltre, se la precedente Lega era geograficamente legata ad una zona ristretta degli Stati Uniti, con gli unici Aviators dell’Ohio e gli Stampete di Denver con base fuori dalla California, la nuova MLR almeno sulla carta si presenta molto più distribuita. Ad essere coinvolte poi città grandi e importanti dal punto di vista economico: Houston, Salt Lake City, Dallas, Austin, New Orleans e Seattle. E a proposito di quest’ultima squadra, nel 2014 è entrata a far parte del global network Saracens (lo stesso di di Timisoara) e negli ultimi anni ha partecipato alla Canadian Direct Insurance Premier League. Rispetto al Pro Rugby, sembra di essere di fronte ad uno scenario dal potenziale superiore. Ma dal punto di vista burocratico come stanno le cose?

Ad oggi, la precedente lega resta l’unica ad aver ricevuto il nullaosta (che scadrà nell’aprile 2018) da USA Rugby per l’organizzazione di un torneo professionistico nazionale di rugby a 15. Ma ProRugby non ha al momento giocatori e allenatori sotto contratto e probabilmente nemmeno la volontà di organizzare nel 2018 una seconda stagione. MLR avrebbe invece dalla sua alcuni importanti sponsor, tra cui – scrive Americas Rugby News – la società di assicurazioni AIG la cui presenza nel mondo della palla ovale è forte.

 

 

Intanto, le squadre sembrano già fare piani per il futuro. Gli Houston Strikers, il cui Presidente Jeremy Turner è un imprenditore attivo nella costruzione di aerei per trasporto passeggeri e appassionato di rugby, hanno avviato i lavori preliminari per dotarsi di un proprio stadio. La scorsa settimana la squadra ha annunciato l’ingaggio di Osea Kolinisau, capitano della Nazionale Seven delle Fiji che ha conquistato l’oro ai Giochi Estivi di Rio. Ma Houston potrebbe iniziare a fare le cose in grande anche in chiave Pro12. Se prima era la East Coast ad essere in cima alla lista delle possibili destinazioni dell’ex torneo celtico, negli ultimi mesi il Texas si sarebbe fatto avanti con prepotenza. E dopo l’ingresso del Sudafrica, le prossime porte ad aprirsi potrebbero essere quelle Oltreoceano.

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