Meyer, Hayward & Co. Equiparati verso la Rugby World Cup 2019

Non mancano nuovi nomi in chiave azzurra. Ecco una rassegna di probabili e possibili

benetton zebre rugby hayward

ph. Ottavia Da Re

Premessa. In queste righe non si parla di Eleggibili per residenza sì – Eleggibili per residenza no. La regola dei tre anni c’è e con essa bisogna fare i conti: a molti fa storcere il naso e tra questi c’è anche il nuovo Board di World Rugby, che dopo la modifica del calendario internazionale post Rugby World Cup 2019 sta mettendo mano proprio alla Regola 8.1 con l’intento di innalzare da 3 a 5 gli anni di residenza necessari per ottenere l’eleggibilità con la propria nazione di “adozione”. Muoversi all’interno del regolamento non può certo rappresentare un illecito, al più per alcuni una pratica poco conveniente, una scorciatoia che può in certi casi limitare l’investimento sui settori giovanili e sulla formazione dei propri atleti. All’ultima Coppa del Mondo, erano 135 gli atleti in campo in rappresentanza di un paese diverso da quello di nascita, 63 grazie alla regola di residenza: una pratica molto diffusa e a cui ricorrono anche nazioni dal bacino di praticanti decisamente superiore al nostro per quantità e qualità.

 

 

Uno sguardo alle altre Federazioni. Tra uso e abuso…

C’è chi ne non si fa problemi come la Francia, in campo all’ultimo Sei Nazioni tra gli altri con gli equiparati Spedding, Atonio, Nakaitaci e Vakatawa, con annessa polemica sui troppi stranieri presenti in Top14 e ProD2 e cambiamenti dalla prossima stagione. C’è chi come l’Irlanda ne equipara pochi ma forti e mirati, come CJ Stander, Payne e Strauss (e adesso c’è chi guarda al centro neozelandese di Connacht Bundee Aki), e chi come l’Inghilterra non vi rinuncia nonostante l’altissimo numero di giocatori (i fratelli Vunipola). E a proposito di Vecchio Continente, contro gli All Blacks i Lions potrebbero schierare una terza linea per due terzi “straniera” con Billy Vunipola e  CJ Stander. Ma sull’aereo per la Nuova Zelanda potrebbero trovare posto anche Faletau, JP Nel, e Mako fratello di Billy.

Haimona a parte, in Italia gli ultimi sono stati tutti giocatori di mischia: Vunisa, Geldenhuys, Van Schalkwyk e Braam Steyn. E ora, a poche settimane dal termine della settima stagione celtica, non mancano i nomi di possibili “azzurribili” in vista della prossima Coppa del Mondo.

 

 

Johan Meyer, Gideon Koelegenberg e Dean Budd

 

zebre rugby meyer

ph. Luca Sighinolfi

Nato a Port Elizabeth nel 1993 ed ex giocatore dei Natal Sharks, Meyer è uno dei pochi (troppo pochi) giocatori stranieri che ad oggi hanno lasciato un segno del loro passaggio alla Cittadella di Parma. Flanker dinamico e placcatore amante del lavoro sporco sul breakdown, diverrà eleggibile dal luglio 2018. Vero che la terza linea è uno dei reparti in cui forse siamo più coperti anche in vista dei prossimi anni (Parisse, Favaro, Minto, Steyn, Ruzza, Mbandà, Barbini, Jacopo Sarto e mettiamoci pure con le dovute incognite Giammarioli, Licata e perché no Conforti), ma a prescindere dalla propria opinione sulle equiparazioni è innegabile che aumentare il livello di concorrenza all’interno è sempre un bene. Parlando invece di aspetti puramente sportivi, prestazioni alla mano una chiamata Meyer la merita.

 

Un anno più giovane (1994) è invece Koelegenberg, nato a Wellington (quella sudafricana) e arrivato in Italia nel dicembre 2015. Dopo un finale di scorsa stagione di ambientamento, il seconda linea ha saputo ritagliarsi un posto importante in squadra. Le prestazioni sono decisamente migliorate, e considerando la cronica difficoltà di formare giocatori nel suo reparto, il ritiro di Geldenhuys, i 31 anni di Biagi e non ultimo il rinnovo con le Zebre fino al 2019, il suo futuro internazionale sembra già scritto.

 

Chi ha giocato una stagione positiva e ha rinnovato con il proprio club è anche Dean Budd, seconda/terza linea classe 1986 in forza alla Benetton Treviso, di cui è divenuto uno dei leader di spogliatoio. In passato il neozealandese è stato convocato da Brunel per alcuni raduni azzurri, senza però guadagnare mai il primo cap internazionale. E difficilmente potrebbe avvenire in futuro, sempre più leader silenzioso e “uomo franchigia” il cui ruolo durante le finestre internazionali è forse più importante al club di quanto non lo sarebbe in Nazionale.

 

 

Juan Ignacio Brex: bloccato dalle Sevens World Series

Sempre restando dalle parti di Treviso, la prossima stagione arriverà da Viadana il centro Juan Ignacio Brex. Classe 1992, con trascorsi con la nazionale argentina Under 20 e Seven, Brex è un giocatore stretto per l’Eccellenza: abile placcatore, nell’anno e mezzo trascorso in terra mantovana ha dimostrato anche di essere un egregio attaccante, capace di creare situazioni di pericolo contro difese schierate e bravo a leggere l’azione proponendosi per offload e assist. Un giocatore che potrà dire la sua anche in Pro 12 e, per ruolo e qualità, uno che sarebbe tornato utile in chiave Nazionale, in un reparto in cui fatichiamo a formare giocatori elettrici capaci palla in mano di mettere opzioni in testa alla difesa (alla Campagnaro o alla Morisi, per intenderci).

Regolamento alla mano (e nonostante la doppia cittadinanza per le origini italiane del padre), Brex non potrà essere convocato con l’Italia, avendo rappresentato la nazionale Seven dell’Argentina in almeno una tappa ufficiale delle Sevens World Series (2012/13 a Dubai, Tokyo, Sudafrica e Hong Kong, l’anno dopo a Tokyo e Hong Kong – in alcune di queste assieme a Joaquin Paz, in forza a Calvisano).

 

 

Jayden Hayward: questione di mesi?

hayward benetton treviso

ph. Ottavia da Re

 

Diverso invece il discorso di Jayden Hayward. Sin dal suo arrivo a Treviso nel 2014, l’estremo neozelandese classe 1987 ha dimostrato grandi qualità. Lettura del gioco, esecuzione, capacità di mettere dubbi alla difesa nel contrattacco e di concretizzare le azioni pericolose ne hanno fatto uno dei trequarti di maggiore qualità tra quelli passati da Monigo nell’era celtica. Diverrà eleggibile ad agosto, ovvero dopo i Test Match di giugno ma prima di quelli di novembre, arrivando però da una stagione lontana dai campi per pubalgia.

Per quanto riguarda il ruolo di estremo, l’ultimo anno di Padovani è davvero incoraggiante: ma con McLean per ora stabile a primo centro (almeno fino all’indisponibilità di Morisi – che costringe però ad un piano di gioco radicalmente diverso), almeno due alternative di qualità a numero 15 servono. E l’ex giocatore di Highlanders e Force ha tutte le carte in regola per il livello internazionale.

 

 

Ian McKinley: già eleggibile

Diversa ancora è invece la situazione di Ian McKinley, in Italia da tantissimi anni e già eleggibile, e che quest’anno con la maglia di Treviso ha collezionato oltre 1000 minuti tra Pro12 e Challenge Cup (in carriera ha giocato con la nazionale Under 20 irlandese, ma per la federazione irlandese il cosiddetto “next senior 15-a-side national representative team” che blocca l’eleggibilità sono i Wolfhounds, così come i Saxons per l’Inghilterra, e non l’Under 20 come per Francia e Galles). Al momento, l’ex Viadana sembra un gradino sotto rispetto ai compagni di reparto Canna e Allan. E in Inghilterra i Rugby Goggles ancora non sono accettati per il full contact rugby sopra i 13 anni.

 

 

Bonus track: Serafin Bordoli e Llyod Greef

Chiudiamo con due giocatori che hanno fatto vedere buone cose (ma anche lacune non indifferenti), ma ovviamente si parla di pure ipotesi anche perché il livello internazionale è ben lontano.

Il primo è l’apertura argentina delle Zebre Serafin Bordoli, classe 1995, buona visione di gioco e capacità di creare spazio per l’offload attirando gli avversari – ma decisamente da migliorare nel gioco al piede e nella solidità difensiva. Comunque, Bordoli già si sarebbe fatto notare e l’intenzione è di trattenerlo in Italia.

Il compagno di squadra e trequarti ala sudafricano Lloyd Greef, classe 1994, al Lanfranchi ha alternato prestazioni sotto tono a buone corse, calcio profondo e sicurezza aerea. Greef ha giocato con il Sudafrica Under 20: un giocatore è bloccato se gioca con il cosiddetto next senior 15-a-side national representative team del suo paese contro una squadra che rappresenta anch’essa il next senior 15-a-side national representative team della propria federazione in competizioni ufficiali. Essendo sceso in campo durante il Mondiale Under 20 2014 contro la Nuova Zelanda, che come “seconda squadra” ha la nazionale Under 20, Greef è “captured” e quindi non eleggibile con altre squadre: avesse giocato solamente le altre partite di quel torneo (Samoa, Scozia e Inghilterra), non sarebbe stato bloccato. E in ogni caso, la condizione necessaria è il rinnovo di contratto ma non sembra essere questa la strada

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