L’Italia e le sliding doors in Scozia: errori banali ma davvero pesanti

Lavagna tattica dedicata a due episodi visti a Murrayfield dal peso specifico enorme

italia maul parisse sei nazioni

ph. Sebastiano Pessina

Sliding-doors moments li chiamano in inglese. Nella cronaca di un evento sportivo, sono quei momenti in cui la contesa può prendere una determinata piega. Vanno riconosciuti ma soprattutto sfruttati, tanto più nel rugby moderno in cui le difese concedono poco. Possono essere un calcio particolarmente importante sbagliato o non mandato in touche, una meta mancata, una mischia dominata in un momento di generale sofferenza…

Durante la partita di Murrayfield contro la Scozia, Parisse e compagni ne hanno avuto a disposizione alcuni che (forse, ovviamente) avrebbero potuto incanalare la partita in modo diverso. Due di questi non sono stati sfruttati per errori a questo livello davvero banali, e che indicano quanto ancora esistano differenze tecniche rispetto alle nazioni più forti di noi.

 

 

Andare a terra…

È il minuto 17 e il match sta scivolando via bene. Partita bruttina, lenta e spezzata, con la Scozia che non trova abbrivio e l’Italia che fa di tutto perché ciò non accada. In un simile incontro, capitalizzare le poche occasioni create è fondamentale per mettere punti e per far perdere confidenza agli avversari, tanto più se la squadra di Cotter sembra non avere la solita confidenza dimostrata nel torneo.

La prima visita azzurra nei 22 di casa si esaurisce però per un tenuto a terra. La situazione di partenza è però ideale e perdere il possesso sembra impossibile: palla lenta e mini unit formata con due sostegni attaccati al portatore, tanto più che quello è un breakdown non per dare avanzamento e accelerare ma per ancorare il gioco cercando magari un calcio di punizione in zona centrale. E invece, Ross Ford placca Lovotti e Fagerson abbastanza facilmente contesta a terra forzando il tenuto. Forse i sostegni potevano andare a pulire in modo più tempestivo (nell’immagine c’è Parisse che non partecipa al breakdown, mentre arriva Cittadini), ma il pilone delle Zebre non fa nulla per ostacolare l’intervento del tallonatore scozzese. Non fa nessun movimento una volta andato a terra, ma soprattutto non allontana la palla dal corpo.

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…e ostacolare i cacciatori

Un paio di ore più tardi, il capitano della Francia Guirado riceve palla in una situazione di potenziale pericolo: ha un solo sostegno vicino, mentre attorno a lui girano quattro maglie rosse (una delle quali è la numero 6 di Warburton). Subito dopo essere andato a terra e in movimento unico, Guirado si allunga con il corpo arrivando lungo disteso, come tentando un’ultima “strisciata”: un gesto che ha l’obiettivo di ostacolare l’intervento della difesa, che non solo deve indietreggiare ricercando il gate per evitare entrate laterali (possibili non appena un giocatore per squadra va a contestare quella palla), ma soprattutto complica terribilmente il compito di chi deve, in equilibrio sui propri appoggi, andare a caccia dell’ovale.

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 Fissare e mettere dubbi alla difesa

Al minuto 47 altro possibile momento di svolta non sfruttato dagli Azzurri, sulla falsariga di alcuni già visti a novembre contro Tonga. Dopo minuti di enorme pressione sulla difesa scozzese, costretta da diverse fasi sulla linea di meta, Gori sceglie di allargare il gioco dopo aver ripetutamente martellato con gli avanti. Canna salta Parisse e la palla arriva a Esposito. Questa la situazione (screen 1): Padovani e Esposito (nascosto dall’inquadratura) contro Hogg. Il 2 v 1 sembra abbastanza evidente: vero che non è nettissimo, ma probabilmente fissando l’estremo scozzese l’ala della Benetton avrebbe avuto strada più libera.

Padovani al contrario (in uno dei pochi errori del proprio personale Sei Nazioni, sicuramente sopra la media collettiva), non fissa Hogg: anzi, palla in mano corre lento e già leggermente storto passando quasi subito al compagno e scaricando la pressione, tanto che Hogg (dopo aver giustamente tentennato, ma del resto se il difensore non è fissato può decidere cosa fare) ha il tempo di girarsi verso la linea laterale, correre addosso ad Esposito e tenerlo alto con l’aiuto di un supporto.

A quel punto Esposito batte verso l’interno, mette subito l’ovale in saccoccia con entrambe le mani e puntando sulla forza fisica si butta in dritto per dritto, senza considerare l’opzione offload. Che sarebbe stata difficile, certo, ma questo è il Sei Nazioni, e avrebbe costretto il secondo difensore a pensare se valesse la pena marcare l’interno (dove c’era Padovani) o aiutare Hogg a tenere alto Esposito come poi è successo.

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https://youtu.be/P6hqdloykXI?t=1h4m22s

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