I giovani Lyons, l’Eccellenza e la Penisola spezzata: intervista a coach Bertoncini

Con il tecnico dei piacentini parliamo della stagione dei suoi ma anche dei pro e contro dell’attuale torneo

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ph. Angela Petrarelli

La vittoria di sabato dei Lyons contro le Fiamme Oro rappresenta un momento importante per la stagione della squadra piacentina e in generale per il campionato di Eccellenza, con la lotta salvezza più viva che mai e riaperta dal risultato del Beltrametti. Ora sono appena tre i punti di distanza tra la Lazio e la squadra di coach Bertoncini, con il quale abbiamo parlato proprio dell’importante vittoria contro i cremisi per il proseguo della stagione. Ma anche di formazione, skills e di formule alternative all’attuale torneo…

 

 

Coach, quanto è importante la vittoria con le Fiamme Oro in vista della lotta per la salvezza e per il morale della squadra?
Al di là del discorso campionato e classifica, è importante che sia arrivata proprio in questo momento. La sconfitta contro Reggio della scorsa settimana è stata una punizione pesante, che i ragazzi hanno sentito perché sapevano di non meritare. Contro le Fiamme Oro è arrivata una reazione che ha un’importanza fondamentale e che permette di guardare avanti con più ottimismo. Ci mancano un po’ di punti e spero che questa vittoria apra qualcosa per noi.

 

 

Fino a qui sono arrivati anche bonus difensivi, per esempio contro Petrarca e San Donà. Segno che in questo campionato tutti possono mettere in difficoltà chiunque…
Tutti ad inizio campionato prevedevano una stagione equilibrata con squadre più omogenee e il campo lo sta confermando. Noi ci siamo ringiovaniti molto, in campo vanno ragazzi del ‘97 e del ’98: portiamo avanti questo progetto per i più giovani che vogliono confrontarsi con questo livello.

 

 

Peggior attacco e quinta miglior difesa. Dovete cambiare qualcosa nel vostro gioco?
Mah, le statistiche non fanno parte della mia mentalità. Sabato abbiamo fatto tre mete alle Fiamme Oro e in una giornata sola abbiamo sconfessato questo parametro. Stiamo lavorando sia su attacco che difesa, diciamo che le soddisfazioni arrivano più dalla fase difensiva che ci ha permesso di portare a casa più bonus dell’attacco. Poi certo, la percentuale di mete non ci permette di avere una posizione migliore, ma va bene vincere anche con solo calci.

 

 

Assieme a Calvisano, Lazio e Mogliano siete il club che dà più giocatori all’Under 20 per il Sei Nazioni. Ben tre
Credo che per loro sia un’esperienza importante e un bagaglio che poi portano indietro al club. Con un po’ di ovvio egoismo, dovremo fare un paio di partite senza giocatori importanti due dei quali in prima linea. Sicuramente sarà una situazione con cui fare i conti ma la scelta è stata fatta in estate: crediamo nei giovani e siamo contenti per loro. Poi in particolare per i giocatori di prima linea, è importante calibrare bene il minutaggio in ottica club e nazionale.

 

 

Spesso si parla di giovani solo in rosa e non in lista gara. Quest’anno sono cambiate le cose?
Personalmente da sempre è stata una mia prerogativa. Ricordo ai tempi del Gran Parma quando abbiamo dato fiducia ad un giovanissimo Paul Derbyshire arrivato dalle giovanili dello Stade Francais e divenuto subito titolare. Se un giovane ha le qualità morali, fisiche e tecniche è giusto abbia la propria possibilità. Questi nostri tre convocati sono spesso titolari.

 

 

E’ vero che la quantità di gioco si è alzata?
Parlando con gli arbitri, tutti siamo d’accordo che il minutaggio di gioco si è alzato. E’ una prospettiva decisamente interessante, anche se siamo ancora indietro dal punto di vista tecnico: la qualità del gioco non corrisponde alle richieste che arrivano dall’Alto Livello.

 

 

Non c’è abbastanza qualità per accompagnare e sostenere il volume di gioco?
Le skills di base non sono sufficienti: avere la capacità di allenarle ad alta velocità darebbe un risultato migliore. Poi nell’impostazione e nella scelta del lavoro la classifica incide: le prime tre sono abbastanza tranquille ma in fondo non è così: c‘è bisogno di risultati. E poi parlando a livello più generale c’è da dire che la formula attuale non funzioni.

 

 

In che senso?
Un campionato strutturato in questo modo dà poco rispetto a ciò che la Nazionale richiede. Se è vero che l’Eccellenza è il bacino più grande per accedere all’Alto Livello, non credo che stia funzionando. Credo servano delle barriere tra Under 18 ed Eccellenza perché al momento il salto è pesante e non dà la possibilità di crescere con una logica. Anche per una questione di bacino: l’Italia meridionale è completamente tagliata fuori, non ha competitività, pure una regione di tradizione come la Sicilia…la Penisola è spezzata dal punto di vista rugbisitico. Serve una formula che estenda la competitività, che non costringa per esempio i giocatori milanesi a lasciare una città così grande per cercare realtà competitive.

 

 

Un cambiamento molto radicale…
Credo molto nei club, ma di più nelle selezioni territoriali e provinciali, come avviene in altri paesi con un campionato fatto per zone che coinvolge un territorio più esteso. Capisco che è un cambiamento molto profondo e che sia necessario mettersi attorno ad un tavolo e discutere, tralasciando interessi personali e divisioni. Ma parto da una premessa: questa formula non risponde alle richieste dell’Alto Livello e forse è necessario pensare a qualcosa di diverso. Un torneo delle province, delle regioni…Comunque qualcosa che ricompatti la Penisola dal punto di vista ovale.

 

di Roberto Avesani

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