Progettualità e lungo periodo: le parole vietate dell’avventura celtica

Il torneo richiede una stabilità che di fatto non c’è mai stata. E i risultati dei primi anni lo dimostrano

zebre rugby pro12

ph. Luca Sighinolfi

9 febbraio 2014: “Benetton Rugby, alla luce della situazione internazionale che vede ulteriormente protrarre le decisioni, ed in mancanza di certezze sulle future forme organizzative, sulla partecipazione e sui regolamenti relativi al Campionato RaboDirect PRO12, ritiene concluso –  al suo naturale termine (30/06/2014) – l’impegno assunto il 23/10/2009 di partecipare al predetto Campionato . Benetton Rugby, sin d’ora si dichiara disponibile  a considerare, ed eventualmente partecipare, ad ogni futuro bando e/o  gara che la F.I.R. intendesse promuovere, una volta che  saranno state definite le finalità della partecipazione al Campionato RaboDirect PRO12, i rispettivi ruoli, gli impegni richiesti ed i regolamenti”. Era la sera del 9 febbraio e poche ore dopo la sconfitta dell’Italia a Parigi contro la Francia, arrivava da Treviso questo durissimo comunicato che metteva in forse il proseguo dell’avventura celtica da parte del club veneto. E spuntano all’orizzonte i Dogi.

12 dicembre 2016: “La Federazione ci ha inviato il contratto per continuare altri due anni, ora dovremo leggerlo e verificare la presenza di eventuali modifiche, o di particolari condizioni rispetto al passato […] Non abbiamo ancora deciso e come non avevamo detto sì, non avevamo neppure detto no. La risposta dipenderà dall’impostazione federale”. Parole dello scorso mese Presidente dei Leoni Amerino Zatta, dopo che la Federazione aveva comunicato di aver avviato le l’iter per il rinnovo della partecipazione delle due nostre franchigie al torneo celtico, su base biennale. E spuntano all’orizzonte i Dogi.

 

21 febbraio 2015: dopo la vicenda Cavinato/Manghi, head coach e dirigente delle Zebre presentano le proprie dimissioni. La conduzione tecnica della squadra è affidata fino a Jimenez e De Marigny fino a fine stagione. In estate arriverà da Calvisano Guidi.

17 gennaio 2017: le strade del tecnico livornese e della franchigia bianconera si dividono dopo la consensuale rescissione del contratto.

 

 

Anno nuovo, storie vecchie. La settima stagione italiana in Pro12 si è aperta con molte difficoltà dentro e fuori dal campo: ultimo e penultimo posto nella classifica celtica, tre vittorie complessive di cui una nel derby, le due peggiori difese e i due peggiori attacchi del torneo. Ma, soprattutto, la sensazione che fuori dal campo stiamo assistendo ad un film già visto non più tardi di due e tre anni fa. Quando si parla delle difficoltà delle nostre franchigie ad ottenere risultati e, in generale, della mancanza di un progetto di ampio respiro in grado di indirizzare la nostra presenza in Pro12 (dandole un vero senso sportivo di formazione e crescita che abbia un riflesso anche a livello internazionale), si dimentica il contesto precario che da sempre la caratterizza e che condiziona pesantemente la possibilità di sfruttare le potenzialità offerte dal torneo.

 

E’ possibile pensare di portare avanti un progetto continuativo e di ampio respiro se, per un motivo o per l’altro, ad ogni scadenza di contratto di partecipazione ci sono incertezze sul rinnovo? Dave Rennie accetterebbe di allenare Glasgow sapendo che quella squadra dovrà tra due anni rinegoziare la propria partecipazione al Pro12? I risultati delle cugine celtiche in Europa stanno dimostrando quanto alto e competitivo sia il livello di questo torneo. Ma ottenere quei risultati, o quantomeno avvicinarsi o alla peggio tentare di farlo, richiede una situazione di stabilità che di fatto non abbiamo mai avuto dal momento del nostro ingresso: in sette anni si registrano un cambio di sede, un cambio di nome, otto allenatori e tante discussioni/trattative in sede di rinnovo del contratto di partecipazione da parte delle squadre: tutte legittime, non è questo il punto. Ognuno ha il pieno diritto di tutelare i propri interessi nel modo che ritiene più opportuno e giusto. Ma è chiaro che, in un simile contesto, parlare di programmazione e lungo termine appare quanto meno azzardato. E non è forse un caso che anche per questo i migliori risultati ottenuti in Pro12, da parte della Benetton, siano arrivati proprio i primissimi anni, figli di una progettualità che aveva radici più profonde e che l’inizio dell’avventura celtica sembra aver troncato, tra problemi di sponsor, sedi, allenatori e contratti.

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