Qui Sudafrica: Firenze, una nuova (e peggiore) Brighton

Piovono insufficienze dopo la sconfitta con l’Italia. Un solitario Coetzee ammette: “Peggior momento della mia carriera”

sudafrica coetzee

ph. Sebastiano Pessina

Il timore di una ‘nuova Brighton’ (in riferimento alla sconfitta contro il Giappone in Coppa del Mondo) era percepibile tra tifosi ed appassionati sudafricani alla vigilia della sfida di Firenze, a cui il Sudafrica arrivava dopo la prestazione negativa in casa dell’Inghilterra e le sei sconfitte in tredici partite nel 2016. I peggiori presentimenti dei sostenitori Springboks si sono effettivamente avverati, ma il ko rimediato per mano degli azzurri all’Artemio Franchi presenta notevoli differenze rispetto alla clamorosa debacle al Mondiale inglese, con cui ha ben poco a che fare ad una lettura più profonda. Un anno fa, la nazionale guidata allora da Heyneke Meyer aveva gli appigli giusti e la leadership dei vari Matfield e Burger per risollevarsi immediatamente, cosa che poi accadde: non a caso, i Boks arrivarono ad un passo dal battere gli All Blacks in semifinale, cedendo soltanto con uno striminzito 18-20. Un ritorno di fiamma al momento impronosticabile per l’attuale Sudafrica, afflitto dai noti problemi dentro e fuori dal campo e da una profonda mancanza d’identità nel proprio gioco. In questo senso, gli esempi più lampanti riguardano le occasioni non concretizzate dagli Springboks con le rolling maul e con i pick&go all’interno dei 22 avversari, situazioni in cui – oltre agli ampissimi meriti degli uomini di O’Shea – non può non essere sottolineata la poca efficacia dei tentativi sudafricani, piuttosto prevedibili in fase offensiva e pericolosi soprattutto grazie ad iniziative individuali.

 

Un disastro collettivo

Non a caso, secondo le pagelle di Sport24 il migliore è stato Willie Le Roux, l’unico a raggiungere la sufficienza soprattutto grazie ai grattacapi creati nel primo tempo (in totale 71 metri corsi, due break e cinque difensori battuti); anche lui, tuttavia, non è stato impeccabile come ricorda il portale sudafricano. Per il resto, i giudizi sono impietosi: i peggiori risultano essere Rudy Paige (‘Sembra lento, robotico […] Senza padronanza del gioco’), Willem Alberts (‘Non aggressivo nei breakdown’) e Nizaam Carr (‘Inefficace ad eccezione dei placcaggi’), valutati con un netto 3,5. Si salvano, ma soltanto in parte, Ruan Combrinck e Damian de Allende (per entrambi 5,5): per il primo ‘sprazzi di gioco, tra cui due break al centro del campo, ma anche un passaggio scellerato e un turnover pesante concesso’, mentre il secondo ‘si è avvicinato parzialmente al giocatore del 2015’. Tutta la squadra, invece, è ben lontana dall’essere quella di una stagione fa e soprattutto da quella frizzante del 2013 e del 2014, capace di ergersi a vera antagonista degli All Blacks, battendoli anche in un’occasione. Non va oltre il 4 Lood de Jager, mentre Bryan Habana (‘Tempo per gambe fresche al numero 11’?), Pat Lambie (‘Scarsa autorevolezza…ancora’), Warren Whiteley, Vincent Koch e capitan Adriaan Strauss si fermano al 4,5. Mezzo voto in più per un discontinuo Francois Venter e per un onesto du Toit.

 

La solitudine di Allister

Sguardo rabbuiato, quasi dimesso, passi misurati e poca voglia di parlare. Il tutto comunque a testa alta. Non sembra difficile intuire il morale di Allister Coetzee durante il suo passaggio nella zona mista dell’Artemio Franchi (l’unico a transitarvi dei suoi) per raggiungere l’autobus della squadra. Un ct, al momento, solo in mezzo al fuoco incrociato della stampa sudafricana e delle critiche piovute in questi mesi (e anche nei prossimi, of course) in patria. Eppure, il 53enne in conferenza ha ribadito la volontà di non voler rassegnare le dimissioni, ma ha anzi giocato al rialzo: “Penso di essere l’uomo giusto, non ho perso le redini dello spogliatoio – ha dichiarato – Avevamo un nuon piano di gioco e i giocatori vi erano dentro. Non c’è stato un singolo momento durante la preparazione in cui i giocatori non erano a posto”. Nonostante la spavalderia, Coetzee ha poi ammesso di ritrovarsi nel peggior momento della propria carriera: “È motivo di imbarazzo”. Tornando alla partita, il ct fa i dovuti complimenti all’Italia (“Prestazione davvero brillante”) e cerca di interpretare alcuni errori dei suoi uomini. “Sono sbalordito dal fatto che non abbiamo concretizzato le nostre chance. Ad un certo punto eravamo in cinque ad attaccare su un lato ma non abbiamo segnato. Non ho risposte a questo”. Quelle che, invece, vorrebbe un’intera nazione.

 

di Daniele Pansardi

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