L’Irlanda ha presentato il suo Mondiale: “Siamo pronti per il mondo”

Dodici stadi, di cui otto “gaelici” e almeno 800 miioni di impatto economico diretto. Escluse partite in Galles o Scozia

presentazione candidatura irlanda

DUBLINO – Irlanda 2023, pronti per il mondo”, come recita Liam Neeson nello splendido video lanciato ieri. L’Irlanda ha scelto i giorni successivi la prima storica vittoria sugli All Blacks per presentare la fase finale della candidatura per la Coppa del Mondo 2023. Saggiamente lo ha anche fatto prima della seconda sfida di sabato prossimo così evita il rischio di farlo dopo una sonora batosta, tutt’altro che improbabile considerati l’avversario e la sua voglia di rivincita.

 

Il primo ministro irlandese Enda Kenny e il vice primo ministro dell’Irlanda del Nord McGuinness, presenti con altri ministri dei rispettivi governi, hanno sottolineato con forza come i due governi siano uniti nel sostenere e stiano lavorando insieme alla candidatura. “L’organizzazione del mondiale di rugby è uno dei progetti più ambiziosi ed eccitanti ai quali abbiamo lavorato insieme – ha detto Kenny – Io come tifoso di sport sono esperto di delusioni e sfide perse (è originario e tifoso GAA di Mayo, contea fra le più forti nel football gaelico ma che non vince il titolo dal 1951, ndr), ma stavolta voglio che il finale sia diverso”. “Non sarà facile – ha ammonito – ma abbiamo tutte le carte in regole per vincere e ce la metteremo tutta. Questa organizzazione, questo evento proietterebbero l’Irlanda definitivamente nel 21’ secolo”. “È una sfida difficile – gli ha fatto eco McGuinness – ma attraverso questa dimostriamo di cosa è capace questa terra. Sarebbe un motore eccezionale per l’economia e il turismo. So che Casement Park (lo stadio GAA di Belfast, ndr) è un impianto chiave per questo progetto. Ripeto anche qui, sarà ricostruito in ogni caso e ne faremo un impianto moderno e ospitale, a World rugby possono stare tranquilli”. 

 

 

Per battere la concorrenza l’Irlanda ha lustrato le proprie armi migliori: spirito e numero della popolazione e collocazione degli impianti. Il concetto è stato ripetuto da quasi tutti i protagonisti. Per quel che riguarda la popolazione è stato spiegato che i discendenti degli emigrati irlandesi nel mondo sono 70 milioni e per uno sport alla ricerca di nuovi mercati, a cominciare da quello nordamericano, portare la Coppa del Mondo in Irlanda significa agganciare questo mercato. “È stato dimostrato pochi giorni fa a Chicago – ha detto Dick Spring, presidente del comitato Ireland 2023 – Riempire uno stadio di irlandesi per il rugby in Nord America non è cosa da tutti i giorni ed è un esempio di cosa accadrebbe con un mondiale in Irlanda. Molti verrebbero qui, come fecero i 35mila tifosi di Football americano che vennero dagli Stati Uniti nel 2012 per vedere l’incontro universitario fra Notre Dame e Navy”. L’altra caratteristica evidenziata è la collocazione degli stadi. “Sono tutti nel centro delle città – ha detto Brian O’Driscoll, ambasciatore della candidatura -. Questo renderebbe ogni partita una festa, con la comunità locale che si mischia alle migliaia di tifosi in arrivo da tutto il mondo (almeno 450mila, secondo le stime del comitato). Io ho invidiato un po’ i giocatori della nazionale dieci giorni fa, ma invidierei ancora di più quelli che giocano in casa una Coppa del Mondo. A proposito della vittoria di Chicago, ha dato al rugby irlandese ancora più rispetto internazionale. Possiamo dirlo a voce alta, l’Irlanda è nel momento ideale per puntare a un evento come questo. Non avrei accettato questo ruolo nel comitato se non fossi sicuro che il mondiale qui sia la cosa giusta sia per l’Irlanda che per il rugby“.

 

 

La candidatura, che dovrà battere la concorrenza di Francia e Sud Africa, prevede l’utilizzo di 12 stadi di cui otto degli sport gaelici. Il rugby dà l’Rds (18700 posti, ma saranno 22.000 col nuovo Anglesea stand) e l’Aviva stadium di Dublino (51.700), il Kingspan di Belfast (18.168) e Thomond park di Limerick (26.897). Gli altri otto sono stati messi a disposizione dalla GAA, la federazione degli sport gaelici. Innanzitutto Croke park di Dublino che con i suoi 82.300 posti (“il terzo stadio più grande d’Europa”) ospiterebbe la finale. Poi gli stadi di Cork (45.700), Kilkenny (26.000), Killarney (38.200), Belfast (34.000), Galway (34.000), Castelbar (31.000) e Derry (17.000). Philip Browne, l’uomo della IRFU al vertice della comitato organizzatore, ha specificato che “World rugby ne sceglierà presumibilmente 8/10”. Lo stesso Browne ha escluso la possibilità di partite a Cardiff o Edimburgo. “World rugby tende a non volere più coppe del mondo che coinvolgano più di una giurisdizione e noi abbiamo tutti gli stadi necessari alla manifestazione”. Una dichiarazione rischiosa, considerato che i mondiali irlandesi coinvolgerebbero due nazioni, con due polizie, due monete diverse e tutto il resto (compresa una frontiera, che con la Brexit è probabile che torni).

 

 

Tutti gli stadi del GAA hanno settori con posti in piedi. “Se ci viene chiesto possiamo mettere temporaneamente dei seggiolini – ha spiegato Browne – ma vorremmo non farlo, per due motivi: così possiamo mettere in vendita biglietti a prezzi più contenuti per i tifosi storici e meno abbienti dello sport e inoltre questo crea negli stadi un’atmosfera unica. Infine i soldi, l’impatto economico diretto sull’economia irlandese sarebbe di 800 milioni di euro, secondo stime prudenti”.

Adesso inizia l’ultimo anno prima dell’assegnazione, prevista a novembre 2017. Da queste parti sono convinti che “se i Mondiali li ha ospitati la Nuova Zelanda, può ospitarli anche l’Irlanda”. Francia e Sud Africa non sono d’accordo.

 

di Damiano Vezzosi

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