Serie A Femminile: Sara Barattin accende le luci sul campionato italiano

Non solo Eccellenza: questo fine settimana parte anche il torneo delle ragazze. OnRugby ha intervistato il capitano azzurro

ph. Sebastiano Pessina

ph. Sebastiano Pessina

Oggi a Milano viene presentata ufficialmente l’Eccellenza 2016/2017. Ci sarà il numero uno federale Alfredo Gavazzi, il ct della nazionale azzurra Conor O’Shea e – ovviamente – i capitani e i tecnici delle dieci squadre protagoniste del torneo. Come tutti gli altri anni non ci saranno invece le ragazze: anche il campionato femminile di Serie A partirà infatti questo fine settimana ma nell’evento organizzato nel capoluogo lombardo loro non trovano posto ed è un vero peccato perché stiamo parlando di un movimento in crescita che sta raccogliendo risultati importanti. Meriterebbero quel palcoscenico.
Ne abbiamo parlato con il capitano della nazionale italiana Sara Barattin, da quest’anno al Villorba dopo che il Casale femminile – squadra dove ha militato lo scorso anno – ha praticamente traslocato in toto nella società gialloblu.

 

Che campionato sarà quello che parte questo fine settimana?
Sarà un campionato tosto, molto tosto. Monza e Valsugana hanno perso alcune pedine importanti, Colorno mi pare si sia rinforzata, Treviso sono curiosa di vederla… Direi che sulla carta sarà un campionato imprevedibile, probabilmente diverso da quello degli ultimi anni, periodo in cui le posizioni si erano un po’ cristallizzate.

 

Tanti cambiamenti di formula nelle ultime stagioni, anche per stare dietro a una crescita numerica importante di squadre e giocatrici ma la situazione sembra ormai essere più definita
La formula attuale mi sembra funzioni, noi sicuramente giochiamo di più e per tutta la stagione. Giocare tanto è fondamentale perché è l’unico modo per crescere.

 

Negli ultimi anni il movimento è cresciuto tanto sia da un punto di vista quantitativo che qualitativo. L’impressione è che ci sia una forte componente spontaneista ancora non ben inquadrata e organizzata a dovere. Una componente importante ma che si rischia di perdere per strada se lasciata a sé
Giochiamo per divertirci e questo è molto importante. La gente lo percepisce e credo che molto del successo del rugby femminile in questi anni sia dovuto anche a questo. Però oltre alla passione bisogna metterci anche molto impegno a livello societario, e bisogna dire che non tutti lo fanno. Ci sono società che credono molto nel rugby femminile, altre meno, bisogna impegnarci tutti un po’ di più.

 

Nelle scorse stagioni si sono a volte registrati risultati che dovremmo definire eccessivi: squadre che terminano una partita senza segnare un punto e che ne incassano magari un centinaio. E’ anche questo figlio di quell’entusiasmo un po’ troppo spontaneista di cui parlavamo poco fa?
E’ vero, ci sono stati risultati un po’ così, che possono far pensare, però io credo che sia normale. Ci sta. Stiamo spesso parlando di squadre nuove, se non del tutto quasi, che hanno bisogno di tempo per organizzarsi e affrontare al meglio un campionate che sono più rodate. Il Valsugana per alcuni anni ha sofferto molto, incassando anche sconfitte molto pesanti, ma questa cosa l’ha fatto maturare. e oggi sono tra le punte di diamante del movimento.

 

Crescita e risultati sono dovuti anche a due persone fondamentali nel movimento attuale: stiamo parlando della responsabile FIR del Settore Femminile Maria Cristina Tonna – dirigente instancabile e di livello – e del ct azzurro Andrea Di Giandomenico
Si è creato un bello staff, un bel gruppo. Maria Cristina crede molto nel suo lavoro e nelle possibilità del movimento, è davvero instancabile. La federazione ci aiuta ma potrebbe fare forse di più. Va detto che in ogni ambito si dovrebbe o potrebbe fare di più, noi per prime. Però, dai, non lamentiamoci. Per il coach non posso che ripetere quello che ho detto di Maria Cristina: un bello staff, un bel gruppo unito. Stiamo tutti crescendo assieme.

 

Veniamo alla nazionale, che gioca e vince ma che forse scende in campo un po’ troppo poco. Una finestra internazionale novembrina come quella degli uomini non farebbe bene un po’ a tutti?
Bisognerebbe giocare di più, senza alcun dubbio. E’ vero che andiamo un po’ ad annate: a volte si gioca anche in autunno, altre volte no. Quest’anno a novembre ad esempio non giocheremo e non è successo nemmeno nel 2015. Ma senz’altro dovremmo giocare di più, almeno un test-match a novembre, prima del Sei Nazioni comunque.

 

9 agosto 2017: quel giorno inizierà il Mondiale femminile in Irlanda e questa volta ci sarà anche l’Italia.
E’ il nostro grande obiettivo della prossima stagione. Per noi è stato importantissimo qualificaci ma non vogliamo fermarci qui o andare a fare le turiste. Vogliamo lasciare il segno, arrivare ai quarti sarebbe tanto bello quanto importante. Certo bisogna vedere in quale girone ci capiterà di giocare.

 

In Francia e in Inghilterra le federazioni hanno contratti centralizzati anche per le ragazze, al di là delle Alpi il torneo femminile gode anche di una visibilità televisiva. Paragoni del genere lasciano sempre un po’ il tempo che trovano, però immaginiamo che un certa invidia serpeggi tra di voi
Eh, un po’ sì. Paragonare realtà diverse è sempre un po’ improprio però non posso non dire che l’aspetto del professionismo è importante. Molte di noi lavorano o studiano, altre sono madri e in mezzo a tutto questo bisogna incastrare gli allenamenti: non è facile e questo provoca anche un tasso di abbandono che non va dimenticato. Non lo dico tanto per noi che già giochiamo a un certo livello, ma se da qui a un po’ di anni si potesse proporre un qualche tipo di contratto diventerebbe molto importante per tutte quelle ragazze che si stanno avvicinando ora al rugby femminile.

 

Il continuo paragone con i ragazzi vi ha un po’ stancato?
Noi andiamo avanti per la nostra strada. I ragazzi giocano un rugby diverso, i loro impatti e la velocità non sono nemmeno paragonabili al rugby femminile. E poi loro sono professionisti, noi no.

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