Verso il primo derby celtico della stagione con George Biagi e Alessandro Zanni

Alla vigilia della sfida di Parma, abbiamo intervistato i capitani di Zebre Rugby e Benetton Treviso

ph. Zebre Rugby

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DUBLINO – Il primo derby celtico stagionale è in programma venerdì 26 agosto al Lanfranchi di Parma, dove alle ore 20 scenderanno in campo Zebre e Benetton nell’ultima amichevole prima del via ufficiale del Pro 12 2016/17. In attesa della sfida, abbiamo intervistato i capitani delle due squadre, nell’ordine Alessandro Zanni per i veneti e George Biagi per i ducali.

 

 

Cosa vi è più piaciuto delle prime due amichevoli stagionali?
Sicuramente la voglia e l’attitudine con cui siamo scesi in campo. Soprattutto contro Grenoble abbiamo avuto la volontà di giocare in attacco con il pallone, di avere disponibilità per il compagno e creare gioco in modo positivo, tutti aspetti su cui coach Crowley ha lavorato durante la preparazione: essere una squadra a cui piace imporre il proprio ritmo piuttosto che subirlo. Con Leicester abbiamo subito di più dal punto di vista fisico però a tratti si è visto come vorremmo giocare. Sicuramente dobbiamo migliorare e abbiamo ancora due settimane di lavoro per arrivare nel modo migliore all’esordio in Pro 12, ma penso siamo sulla strada giusta.

 

La sensazione è che il clima in casa Benetton sia decisamente positivo…
Il nuovo staff tecnico ha puntato molto sul creare un gruppo all’interno del quale i giocatori stiano bene e questo è fondamentale quando si viene al campo per allenarsi, sia per ottenere risultati che per creare un buon spirito di squadra. E tutto ciò noi giocatori l’abbiamo percepito: tra di noi stiamo bene e ci stiamo allenando bene. Alcuni dei nuovi arrivati già li conosciamo bene, come Tommaso Benvenuti o Tomaso Allan con cui molti hanno giocato in Nazionale, ma anche Ian McKinley che personalmente già conoscevo.

 

Come si sono inseriti i molti nuovo innesti?
I nuovi giocatori si sono da subito messi a disposizione del gruppo inserendosi bene, aspetto fondamentale per creare velocemente la squadra. Disponibilità e sacrificio da parte di tutti ci sono, adesso ovviamente sta a noi metterlo in pratica e farlo valere sul campo.

 

Come è essere allenato da ex giocatori con cui fino a poco tempo fa hai condiviso il campo?
Sono tutti molto competenti, del resto hanno avuto trascorsi importanti a livello internazionale. Una persona come Marco Bortolami, con i suoi 112 caps con la maglia della Nazionale, ha delle conoscenze tecniche che non si possono apprendere se non direttamente sul campo e in più è una persona che si aggiorna e che studia molto, così come Fabio Ongaro ed Ezio Galon. Da parte di tutti c’è stato da subito il giusto spirito e la giusta connessione con i tecnici. Si sono presentati in maniera umile e disponibile. A volte per me sembra un po’ strano, essere allenato da giocatori con cui hai condiviso il campo per tanti anni…Pensi che sei vecchio! Scherzi a parte, ogni tanto magari li rivedi un po’ come giocatori, ma se una persona ha competenze e capacità di trasmetterle come hanno loro non ci possono essere problemi.

 

 

 

Qual è l’aspetto più positivo di questo inizio di stagione?
Sono state due partite molto diverse di cui una, quella contro Munster, influenzata sicuramente dalle condizioni meteorologiche. Comunque credo che ciò che è più piaciuto in tutta la preparazione e in particolare nelle due amichevoli, sia l’attitudine dimostrata in campo dai giocatori che hanno iniziato la preparazione già a giugno. I ragazzi si sono dati molto da fare sia in campo che durante la preparazione e ciò ha permesso di creare proprio un bel gruppo e in più si è vista la volontà di combattere insieme. Per noi è fondamentale che tutti abbiano la possibilità di giocare: la stagione è molto lunga, abbiamo bisogno di una rosa profonda ed è un punto su cui ci stiamo focalizzando quest’anno.

 

E’ importante dare minutaggio per non soffrire poi duranti gli impegni della Nazionale…
L’anno scorso, anche per  cambio di head coach, è stato un anno in cui siamo ripartiti un po’ da zero. Quest’anno ci sono tanti giovani che hanno fatto vedere belle cose con noi e con la Nazionale in tournée e che quest’anno si devono confermare con le Zebre: far veder che hanno la volontà di migliorarsi e lavorare, performando bene. Il periodo in cui abbiamo avuto più difficoltà è sempre durante le finestre internazionale, che sia novembre o durante il Sei Nazioni, in più l’anno scorso c’era la Coppa del Mondo, periodi per noi sempre difficili perché tanti ragazzi sono via. Il nostro focus sarà anche su questi momenti della stagione.

 

Nella scorsa stagione si sono viste cose buone in difesa, mentre resta la difficoltà di marcare…
Però durante l’allenamento più è forte il nostro attacco e più diventa forte automaticamente la nostra difesa. Quest’anno abbiamo anche la possibilità di lavorare con Roland de Marigny che segue le skills e con cui ci stiamo impegandno per migliorare da questo punto di vista. Senz’altro quest’anno la difesa sarà il punto di partenza per poi costruire dalle fasi statiche per i nostri trequarti, che secondo me potranno dire la loro.

 

Lo scorso anno avete subito talvolta passivi pesanti, che sono maturati nell’ultimo quarto di gara. Un problema di tenuta fisica o mentale?
Credo sia un’insieme di fattori. La scorsa stagione è stata un po’ di transizione, ma comunque ogni partita è una storia a sé: a volte siamo rimasti aggrappati al risultato, altre volte abbiamo vinto, altre volte abbiamo addirittura dominato ma comunque perso. I passivi più pesanti sono arrivati soprattutto durante le finestre internazionali, difficilmente in momenti della stagione quando avevamo la rosa al completo.

 

 di Roberto Avesani

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