Francia, cambia la normativa JIFF: basta poaching, spazio ai vivai nazionali

Dalla stagione 2017/18 i giocatori stranieri non potranno più in nessun modo essere considerati jiff

ph. Sebastiano Pessina

ph. Sebastiano Pessina

Ridare slancio al rugby nazionale e ai propri vivai da un lato, mettere uno stop alla pratica del cosiddetto poaching dall’altro, questi gli obiettivi concreti della nuova normativa della LNR sui jiff, ovvero i joueurs issus des filières de formation, quelli che noi chiameremmo i giocatori di formazione francese.

 

Midi Olympique fa infatti sapere che l’organizzazione che gestisce i campionati nazionali transalpini ha dato il suo via libera a norme che restringono in maniera importante il ricorso all’utilizzo di giocatori stranieri nel corso della riunione che ha tenuto a Margaux, nel dipartimento di Bordeaux. Oggi viene considerato jiff l’atleta che seppur nato all’estero era tesserato da almeno 5 anni con un club francese al compimento dei 23 anni di età, cifra che scendeva a tre anni di tesseramento se il giocatore in questione al compimento del 21^ anno era da almeno tre in un’accademia riconosciuta dalla FFR. Bene, dalla stagione 2017-2018 i giocatori stranieri non potranno più in nessun modo essere considerati dei jiff.

 

Una normativa che negli ultimi anni ha consentito a un poaching davvero consistente soprattutto nell’area del Pacifico (ma non solo), dove alcuni club francesi hanno aperto (come il Brive) o stavano per aprire una propria accademia per meglio fare opera di scouting tra i giovani di Fiji, Tonga e Samoa, pratica da tempo contestata e denunciata con forza da quelle federazioni in tutte le sedi possibili. Una pratica difficile da combattere per unions che sono in perenne difficoltà economiche e che si trovavano a combattere contro i ricchissimi club francesi.

 

Lo scontro tra FFR e LNR su questo tema è stato molto duro: nel 2010 la federazione di Parigi è riuscita ad imporre ai club una quota minima di jiff del 40% tra i 23 presenti nel feuille du match, cifra che oggi è salita fino al 55%, provocando non pochi mal di pancia a diversi presidenti (chiedere a Mourad Boudjellal…) Nel corso di queste ultime stagioni si è assistito a una diminuzione del tesseramento di stranieri – 61 nel 2011, 34 nel 2015 – ma il ricorso ai jiff nati all’estero è sempre stato di quelli importanti, con una ventina circa regolarmente in campo nell’ultimo Top 14.

 

Ora una norma con cui i presidenti dei club certificano la sconfitta di una pratica che molti di loro hanno voluto e sostenuto e che provocherà non pochi problemi nelle prossime 2/3 stagioni: da un lato c’è infatti da capire cosa succederà in quelle accademie nel Pacifico aperte o in via di apertura (verosimilmente verranno chiuse, visti anche i costi) e poi c’è il tema dei tanti giovani giocatori che oggi si trovano nelle varie accademie e fatti arrivare dall’estero con la prospettiva di diventare jiff: che ne sarà di loro?

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