Inchiesta (parte 2) – Rugbysti italiani in Francia: Pole Espoir Toulouse, l’incubatrice dei campioni

Siamo andati in visita al centro di formazione della FFR che ospita i campioni di domani. Ecco come funziona

Pole Espoir Tolosa

Ho appuntamento con Sébastien Piqueronies responsabile del Pole Espoir Toulouse Rugby e della nazionale francese Under 17 nel suo ufficio al Liceo Jolimont di Tolosa. Camminando tra i corridoi mi accorgo di essere emozionato: in questa incubatrice di talenti, nata da un’idea di Pierre Villepreux, sono passati i pilastri del rugby francese: Emile Ntamack, Fabien Pelous, Yoann Houget e tanti altri. Siamo venuti perché vogliamo capire come è organizzata la formazione dei giovani giocatori in Francia ed il Pole rappresenta il primo momento, gestito dalla federazione, di questo processo.
Sebastien ci spiega che esistono 10 poli in Francia localizzati in altrettanti licei, creati con lo scopo di migliorare il livello dei giovani giocatori attraverso un’attività rugbistica intensiva nell’ambito scolastico. I dieci direttori dei poli sono insegnanti di educazione fisica, specializzati nella filiera rugby. Esiste quindi una collaborazione stretta tra Ministero dell’Educazione e dello Sport, che si occupa del percorso scolastico, e la Federazione Francese Rugby che gestisce quello sportivo e fornisce al Pole il resto dello staff. Lo staff è composto da Sebastien, il suo vice, un medico, un fisioterapista, 2 preparatori fisici, un responsabile della sala pesi, uno specialista del gioco al piede, uno specialista negli sport di combattimento e un insegnante di karate. A questi si aggiungono in modo saltuario dei tecnici federali.

 

Nel Pole Tolulouse sono ospitati 22 giocatori nati nel 1998, 1999 e 2000. Questi non formano una squadra ed il lavoro svolto, sottolinea più volte Sebastien, è individuale e analitico concentrato sulla tecnica polivalente e specifica per ogni ruolo. Gli aspetti collettivi vengono maggiormente sviluppati nei rispettivi club, coi quali i ragazzi si allenano il venerdì e giocano ogni domenica, nelle selezioni regionali e nazionali.
La giornata tipo è divisa in due parti: dalle 8 alle 16 è dedicata alla scuola ed allo studio e dalle 16 alle 18 -19 al rugby. Questo permette di arrivare a 10-12 ore di allenamento per settimana. Le linee generali di lavoro sono disposte dalla Federazione, ma vengono adattate da ogni Pole: “un ragazzo che ha fatto minirugby allo Stade Toulousain non ha le stesse competenze di uno nato in una regione meno evoluta rugbysticamente. Bisogna portarli allo stesso risultato, ma la strada non è obbligatoriamente la stessa”.

 

La progressione di ogni allievo è registrata in una tabella studiata dalla FFR (Piano individuale di Sviluppo), adattata per ogni ruolo e per ogni generazione che permette due volte all’anno di valutare e classificare le competenze acquisite da zero a tre. Fondamentale in questa crescita è stata la collaborazione coi club. Questa è stata oggetto di un grande lavoro di concertazione e dopo un avvio difficile attualmente non presenta problemi perché –sottolinea Sebastien – “anche se i club non vedono i loro giocatori durante la settimana, la domenica vedono i risultati di questo lavoro e ne traggono profitto”.
Da quest’anno dai 10 dieci Poles sono state formate 6 squadre under 17, che partecipano alla Coppa delle Province tra ottobre e fine dicembre come attività propedeutica per la stagione della nazionale U 17 che inizia a febbraio. Tutto il lavoro svolto nei 10 Poles viene messo a frutto per stilare il TOP 100 dei giocatori U17.
Ogni partita delle selezioni regionali è seguita da un tecnico federale e filmata. I giocatori vengono valutati, attraverso un enorme lavoro di video analisi e entrano così a far parte di un gruppo d’elite (TOP100) di interesse nazionale. La vera difficoltà del rugby francese è reperire i giovani talenti , “in Italia – continua Sebastien – con meno giocatori è senza dubbio più facile individuare prima i migliori. I Francia questo processo è più complicato e richiede più tempo”.

 

Il punto di partenza del sistema formativo francese è il riconoscimento precoce dei ragazzi ad elevato potenziale ed il loro inserimento nei poli già a 15 anni. Terminati i tre anni al Pole Toulouse per il 30-40 % dei giocatori tolosani si spalancano le porte del Pole France (centro gestito dalla Federazione per gli U20). I rimanenti accedono ai centri di formazione dei club professionisti: solo 1 su 10 non diventa un giocatore professionista.
L’ultima domanda riguarda la spinosa contrapposizione tra fisico e tecnica che per tanto tempo ha monopolizzato l’attenzione in Italia: “Reclutiamo molto tenendo conto del morfotipo e delle potenzialità fisiche, ma – secondo Sebastien – il vero criterio è quello di far progredire ragazzi che hanno
qualcosa di superiore agli altri: possiamo chiamarlo superpotere. Questo potenziale deve essere sia fisico che tecnico, le due cose non si escludono anzi l’ideale è che si integrino. Gilian Galan (terza linea dello Stade Toulousain di 1.93 m 118 Kg, ndr) ha un fisico impressionante ma è anche un buon giocatore di rugby; Sebasien Bezy (piccolo mediano di mischia dello Stade Toulousain, ndr) ha delle ultracompetenze tecniche ed ha lavorato molto su quelle fisiche”.

 

Lasciando il Lycée Jolimont e il Pole Toulouse penso a quanto mi sarebbe piaciuto a 15 anni allenarmi in una struttura come questa al posto di procurarmi ad ogni allenamento delle abrasioni perché il campo non aveva un filo d’erba e di fare rugby-nuoto nel campo allagato ogni volta che pioveva. Al Pole Toulouse hanno creato le condizioni per formare i futuri giocatori di alto livello basandosi su tre pilastri: strutture idonee; uno staff competente e la collaborazione tra la federazione ed i club il tutto nell’ambito di una programmazione gestita dalla FFR.

 

di Alessandro Vischi
Veterinario, ex giocatore del CUS Milano e dell’ASR Milano, educatore del minirugby e arbitro. Da tre anni vive a Tolosa dove si respira il grande rugby

 

QUI LA PRIMA PUNTATA DELL’INCHIESTA

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