Rovigo, Filippo Frati e un esonero davvero difficile da comprendere

La notizia dell’allontanamento del tecnico dal ruolo di head coach fa discutere. E c’entra poco o nulla con i risultati del campo

ph. Tommaso Del Panta

ph. Tommaso Del Panta

Scriviamo queste poche righe a qualche ora dal comunicato che ha annunciato l’esonero di Filippo Frati. Il tecnico non è più head coach dei rossoblu e il suo posto è stato affidato a Joe McDonnell. Rovigo in questo momento è prima in classifica nel campionato d’Eccellenza assieme a Petrarca e Calvisano a quota 29 punti, lo score è di 6 vittorie e una sconfitta (ko in casa del Mogliano per 23 a 22), ha il miglior attacco del torneo e la terza miglior difesa proprio alle spalle di campioni in carica e padovani. Nella cosiddetta Qualification Cup conta una vittoria, una sconfitta (a Timisoara) e una partita rinviata. Questi i fatti, i risultati del campo.
Poi c’è il resto. Una piazza calda come nessun altra che però può diventare ingombrante, un presidente che questa estate ha più volte accarezzato l’idea del cambio della guida tecnica dopo due sconfitte in altrettante finali d’Eccellenza, una parte della società che da tempo non gradiva più il nocetano.
Possiamo raccontarci che la squadra non esprimeva un gioco all’altezza (e può anche essere), c’è chi sostiene che la squadra non seguisse più il suo allenatore (ma allora con ogni probabilità i risultati del campo sarebbero stati diversi: a questa ipotesi crediamo poco), ma la verità è che questo esonero arriva in coordinate spazio-temporali che fatichiamo a comprendere, per usare un eufemismo.

 

Se il problema è una mancanza di fiducia il presidente Zambelli avrebbe potuto prendere decisioni conseguenti la scorsa estate, il timing sarebbe stato comprensibile e conseguente a risultati sportivi al di sotto di quelli prefissati. Oggi non è così. Se manca la fiducia oggi è perché mancava anche qualche mese fa. E allora non si capisce perché non esonerare Frati a giugno.
La verità è che Frati è la vittima di uno scontro tutto interno alla dirigenza rossoblu, dove i risultati sportivi hanno poco peso, se non nullo. Beghe interne insomma, cose che capitano, non sarà la prima né l’ultima volta che succede una cosa simile. A Rovigo o altrove. Però non si dica che un simile epilogo fosse ormai inevitabile, perché è una bugia. E le prossime settimane ci diranno se abbiamo appena assistito a un errore o meno. La sensazione la momento è che lo sia.

 

Il Grillotalpa

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