Niente provvigioni ai procuratori: Eccellenza e FIR marciano assieme?

Alla riunione di Bologna a inizio giugno si è discussa una ipotesi che scaricherebbe l’intero costo degli agenti sui giocatori

ph. Tommaso Del Panta

ph. Tommaso Del Panta

L’accordo tra FIR e giocatori è stato siglato una settimana fa ma non si conoscono i dettagli. Nulla di nuovo sotto il sole, spesso nella prassi federale – da tanti anni a questa parte, non da oggi – c’è la volontà di mantenere i dettagli degli accordi presi con parti “altre” nella privacy più totale. Un esempio? Il famoso capitolato per la partecipazione al torneo celtico: chi lo ha mai visto? La trasparenza ovviamente ne soffre ma non viene violata nessuna norma, quindi quella del silenzio è una opzione perseguibile e legittima.
Qua e là qualcosa è uscito: noi lo abbiamo fatto in alcuni articoli raccontando che tra i temi c’era “la disciplina sui diritti dello sfruttamento d’immagine dei giocatori nel giro azzurro, regole più articolate e su lungo periodo dei permit player, la proposta di un riconoscimento sostanzialmente ufficiale (magari non nero su bianco, ma lo è nei fatti) della stessa GIRA, il diritto di voto dei giocatori”.
La Gazzetta delo Sport mercoledì ha raccontato un po’ più nel dettaglio il capitolo-assicurazioni: “Ci sono due forme di contratto – si legge sul quotidiano rosa – una a copertura degli infortuni e una a copertura degli accordi degli atleti coi propri club. In caso di infortunio, la Fir ha a disposizione cliniche convenzionate e medici specialisti, ma il giocatore può autonomamente scegliere altre soluzioni. Nel primo caso tutte le spese sono pagate anticipatamente (anche oltre i limiti assicurativi), nel secondo il giocatore viene rimborsato a chiusura della pratica. Col problema delle recidive: nessuna polizza le copre. Da quest’anno i massimali sarebbero aumentati e non risulta che alcun giocatore abbia mai pagato di tasca propria cure o operazioni in seguito a infortuni patiti in azzurro”.

 

Ieri è stato rugbymeet a precisare che sempre in termini di assicurazioni sarebbe “in via di definizione un vincolo per l’Eccellenza riguardante le polizze infortuni, oltre che un rafforzamento delle garanzie già introdotte dal Consiglio Federale per l’adempimento dei contratti da parte delle società del massimo campionato”. Quest’ultimo sito parla anch’esso di un accordo circa i permit player, dove si dice siano “state poste le basi per una ristrutturazione dei rapporti società-giocatori, con un ruolo – quello della Federazione – mai così propositivo sino ad oggi”.
OnRugby, al pari di altri media, ha più volte scritto e chiesto soluzioni “verticali”, stabili e con un orizzonte di almeno 3-4 stagioni. A inizio gennaio abbiamo raccontato di indiscrezioni che avevamo raccolto circa una possibile modifica della “normativa permit player”, poi lo scorso 9 di giugno un comunicato FIR scriveva che in un incontro a Bologna sul tema “è stato definito che, dalla Stagione Sportiva 2015/2016, le Società di Eccellenza si accordino direttamente con le Società italiane di PRO12 per la gestione dei permit players durante le finestre internazionali World Rugby”. Una definizione un po’ vaga, che può voler dire tutto e il suo contrario, ma che alla luce della spinta delle richieste di GIRA e dei giocatori assume ora nuove contorni.

 

Ma noi vorremmo portarvi proprio a Bologna, dove a inizio mese si è tenuto l’incontro tra le massima cariche FIR e i rappresentanti di tutte le società di Eccellenza. Oltre alla discussione sui permit player nella città emiliana sono stati affrontati anche altri temi, alcuni dei quali non sono finiti nel comunicato federale. A quanto risulta a OnRugby uno di questi riguarda i procuratori con l’assemblea che ha preso le mosse dal caso del recente trasferimento di un singolo giocatore (la cui posizione particolare ha aperto un contenzioso tra lo stesso atleta e il suo vecchio agente, che però pare vantare una procura ancora valida) per poi allargare le conclusioni a tutto il torneo: sostanzialmente l’intenzione sarebbe quella di vietare il pagamento di qualsiasi provvigione ai procuratori da parte delle società. O meglio, più che un divieto si tratterebbe di una sorta di autoregolamentazione comune.
Una voce di costi che sparirebbe così dai bilanci certo non ricchi dei club ma che probabilmente servirebbe a poco: i procuratori continuerebbero ad esserci e il giocatore andrebbe in qualche modo a coprire quella spesa con la richiesta di un ingaggio più alto.
Ci sono altre due controindicazioni: con un regolamento simile da un lato non si possono escludere accordi lontani dalla luce del sole, perché se un club vuole fortemente un atleta… dall’altro si andrebbe a replicare una situazione che oggi è abbastanza unica nel panorama internazionale, ovvero quella delle Zebre, società che per prassi non paga le provvigioni ai procuratori italiani ma non può ovviamente fare lo stesso con quelli stranieri. Una condizione quantomeno anomala che alla lunga potrebbe oltretutto spingere molti dei nostri atleti nelle braccia di agenti non italiani.

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