BergaMauro e le Zebre che verranno: “In campo quindici leader”

Il terza linea dei bianconeri parla a lungo in conferenza stampa dopo l’ultima gara di club in Italia

mauro bergamasco

ph. Sebastiano Pessina

PARMA – L’ultima in Italia con la maglia di un club non se la aspettava di certo così. C’è amarezza nella voce di Mauro Bergamasco nella conferenza stampa post sconfitta contro Connacht. “Non volevamo finire in questa maniera, volevamo fare qualcos’altro invece non ci siamo riusciti. Abbiamo forse peccato di presunzione, rispetto ad altre volte volevamo giocare troppo e la troppa voglia di fare in tutte le parti del campo ci ha messo in difficoltà”.

 

Sul dato personale, queste le parole del terza linea. “Penso che, purtroppo, sia una delle mie peggiori partite dell’anno. Si gioca in quindici, ma sono quindici individui che fanno una squadra e anche io ci ho messo del mio per non fare di questa giornata una giornata personale. Oggi noi siamo i vinti e da questo momento giriamo pagina per andare ad affrontare Cardiff”. Molto invece l’affetto dimostrato dal pubblico durante la gara: “Mi ripaga di tutti gli sforzi e le difficoltà, ma anche di tante gioie. Ripaga anche il lavoro di questa squadra che da tre anni lavora duramente per competere con squadre veterane in questo campionato. Prima non esistevamo, abbiamo fatto un gruppo e competiamo con le migliori in Europa. Spesso ci andiamo vicini, abbiamo perso diverse partite per veramente poco e questa è la foto della vicinanza tra le Zebre, che rappresentano il movimento italiano, e le altre squadre europee. Spesso manca poco per portare a casa le partite”.

Queste le parole di Bergamasco a proposito della futura leadership della squadra: “Ai ragazzi ho sempre detto che il capitano ha responsabilità e compiti ben precisi, ma per come vivo il rugby in campo non c’è un capitano ma quindici leader. Ognuno è leader di se stesso. Il capitano è importante, ma quando si gioca a rugby e ci sono decisioni da prendere ognuno è leader di se stesso. E’ la responsabilità a livello individuale. Il rugby è il simbolo del gioco di squadra, ma la squadra è fatta da quindici individui”.

Ora, sotto con la Nazionale: “Il Mondiale è un obiettivo che andrebbe a chiudere un micro ciclo di tre anni, da quando ho ricominciato a divertirmi su un campo da rugby grazie alle Zebre e alle persone con cui qui ho lavorato. E poi si chiuderebbe un macro ciclo di 31 anni di rugby. La volontà sarebbe di finirlo in Inghilterra. ma ora sotto con la partita di sabato prossimo”.

Sul futuro, Bergamasco è sibillino. “Al di fuori di qui c’è un mondo che è anche non ovale e che fa parte della vita di tutti i giorni”.

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