Joe Schmidt mette subito da parte il Sei Nazioni: spazio al figlio malato

Il ct della nazionale irlandese ha un bambino epilettico che ha dovuto affrontare anche un tumore

ph. Sebastiano Pessina

ph. Sebastiano Pessina

DUBLINO Nel mondo del rugby in questo momento poche persone vengono invidiate come il ct dell’Irlanda Joe Schimdt. Il 49enne neozelandese è alla quinta stagione da capo allenatore e ha già messo insieme sei titoli: due Heineken cup, una Challenge cup e un Pro 12 con il Leinster e due Sei Nazioni (su altrettanti giocati) con la nazionale. A 50 anni non ancora compiuti potrebbe ricevere presto una chiamata dalla federazione neozelandese, con relativa offerta di diventare head coach degli All Blacks.
Chi, fra coloro che amano la palla ovale, non vorrebbe essere al suo posto? Beh, la risposta è facile: tutti coloro che non conoscono le sue vicende familiari. Joe Schmidt infatti ha un figlio di nome Luke che ha 11 anni ed è epilettico da circa sette, da quando cioè a quattro anni fu operato per un tumore al cervello. L’operazione riuscì, nel senso che il tumore fu rimosso, ma l’intervento causò alcune lesioni al tessuto cerebrale sufficienti a lasciare in eredità l’epilessia.

 

Schmidt ha ricordato la vicenda quando, nell’euforia del post vittoria a Murrayfield, gli è stato chiesto in che modo adesso avrebbe iniziato a preparare la coppa del mondo: “Adesso metterò per un po’ il rugby da parte per dedicarmi al mio figlio malato – ha detto -. La vittoria nel Sei Nazioni per noi è una spinta enorme, ma ho dei doveri come padre. Ho un figlio malato e andremo in America a vedere alcuni specialisti che possano aiutarlo. Quando martedì prenderemo l’aereo la realtà per me sarà molto lontana dal rugby. Metterò da parte lo sport per un po’ e vedrò se posso essere fortunato su entrambi i lati. Inizierò a pensare alla Coppa del Mondo verso la fine di aprile. Ci sono 40mila malati di epilessia in Irlanda, quindi sono contento se posso contribuire ad aumentare la consapevolezza sulla malattia. Non possiamo elogiare abbastanza chi ha contribuito alle sue cure da quando siamo in Irlanda, ma in questa fase ci è stato consigliato di cercare di averee un nuovo parere sulla necessità di una nuova operazione”. Un grossissimo in bocca al lupo al capo allenatore dei verdi è d’obbligo.

 

di Damiano Vezzosi

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