Accademie sì, accademie no: l’Italia ovale si divide. E perde un’occasione

Un tema troppo spesso dibattituto con l’approccio degli ultras, ma due interviste potrebbero aiutare a raddrizzare le cose

ph. Sebastiano Pessina

ph. Sebastiano Pessina

E’ uno dei dibattiti più accesi e duraturi ormai del movimento italiano, capace di dividere in fazioni manco stessimo parlando di guelfi e ghibellini. E’ però oggettivo che prendere una posizione favorevole o contraria rispetto all’attuale sistema delle Accademie creato dall FIR significa esprimere una sorta di Weltanschauung applicata al mondo del rugby, perché mettere le Accademie o i club al centro del movimento non è discutere del sesso degli angeli, significa dare una direzione precisa, che è innanzituto “politica” nel senso più ampio e migliore del termine. Ancora meglio: culturale.
Motivi e ragioni a favore oppure contrari rispetto all’una e all’altra opzione certo non mancano, d’altronde un sistema perfetto in sé non esiste. Motivi e ragioni che sono davvero ben spiegate sul blog di Elvis Lucchese “La terra del rugby”, dove nelle ultime due settimane sono state pubblicate due interessanti e approfondite interviste sul tema. Interessanti perché le due diverse visioni del mondo ovale sono raccontate da due personaggi che appartengono alla stessa generazione e che provengono dallo stesso territorio, quel Veneto spesso definito – a ragione – “il Galles d’Italia”, ovvero Tiziano “Titta” Casagrande e Marzio Innocenti (qui trovate l’intervista al primo, qui invece quella al secondo).

 

Casagrande oggi è responsabile federale per la didattica e tutor dei Centri di Formazione regionali mentre Innocenti è presidente del Comitato Veneto, eletto da una cordata composta dalla gran parte delle società venete che avevano sostenuto la candidatura di Amerino Zatta (uscita poi sconfitta) contro quella di Alfredo Gavazzi nelle ultime elezioni federali del 2012. Due persone che si conoscono bene e che hanno masticato da sempre lo stesso rugby ma che hanno appunto, come dicevamo, sviluppato due punti di vista differenti sulla questione.
OnRugby su questo tema è sempre stato molto chiaro e abbiamo più volte sottolineato come da una parte il piano Accademie della FIR ci sembri vittima di una sorta di sindrome di gigantismo (tra Accademie e Centri di Formazione si superano i 50 spot) mentre da un’altra abbiamo criticato la dislocazione geografica delle stesse. Per dirla in breve: non siamo contrari alle Accademie in sé ma a nostro parere ne servirebbe un numero decisamente inferiore da piazzare nelle “regioni di confine”, quelle a scarsa – o più recente – tradizione rugbistica, dove ci sono poche società e il movimento di base andrebbe maggiormente supportato.
Creare un’Accademia, per esempio, in Veneto o in Lombardia (ma anche a Roma, in Toscana, in Emilia) la troviamo una dispersione di forze e di soldi quando invece in diverse aree del sud o in Sardegna la stessa potrebbe diventare un forte centro di propaganda e propulsione.

 

L’intervista a Marzio Innocenti si chiude poi con l’annuncio che nel 2016 ci sarà una nuova candidatura che si metterà in contrapposizione a quella di Alfredo Gavazzi (il presidente in carica ha già fatto sapere che correrà per un secondo mandato): «Sì, una candidatura alternativa ci sarà senz’altro – dice il presidente del comitato veneto – Il candidato presidente verrà scelto a tempo debito ed a farlo sarà quel gruppo di dirigenti che sta ora prendendo forma. Il nome non è così rilevante: l’istanza che portiamo avanti non riguarda le persone, ma le idee per il rugby che vogliamo».
Parole che fanno correre il rischio di buttare in politica (quella “bassa”, nel senso più deleterio del termine) anche il resto dell’intervista, ma non fatelo, sarebbe una occasione di dibattito davvero sprecata. E il contenuto delle parole di Casagrande e Innocenti supera e vola più alto della polemica spicciola di cui troppe volte i media devono dar conto.
In campo ci sono due visioni diverse, se non diventa una guerra di religione o una battaglia tra clan c’è spazio per una crescita complessiva per l’intero movimento.

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