Eccellenza e non solo: Rovigo? E’ come Auckland, parola di Geoff Moon

ITM Cup, Accademie e molto altro: abbiamo intervistato il tecnico neozelandese, consulente degli avanti rossoblu

Frati e Moon

Geoff parlaci un po’ di te, della tua carriera nel rugby e del tuo attuale ruolo
Rovigo a parte sono al momento il direttore del rugby della Mount Albert Grammar School che milita nella divisione College Rugby di Auckland. In passato ho ricoperto il ruolo di manager dell’alto livello e dell’Accademia sia per la Auckland Rugby Union che per il Bristol Rugby e ad Auckland sono stato anche direttore degli allenatori.

 

Conosci Filippo Frati da molti anni ormai ed è questo il motivo per cui sei a Rovigo. Come è cambiato Filippo, nell’arco degli anni, nello stile di allenamento?
Filippo ha sviluppato una chiara filosofia di allenamento in cui sa perfettamente che tipo di giocatore vuole e che tipo di gioco vuole offrire. Si prende piena responsabilità per le prestazioni della squadra e dei risultati ottenuti. Per esempio oggi in allenamento ho notato tre nuovi approcci tecnici e tattici che non avevo visto prima. Sono sintomo di creatività ed iniziativa e i giocatori percepiscono un chiaro piano di gioco durante gli allenamenti. E’ diventato un vero leader mostrando di trovarsi a proprio agio anche in situazioni che non dovrebbero farlo sentire a proprio agio.

 

Ci puoi dare una tua analisi del gioco del Rovigo, preparazione, livello fisico e di skills?
La preparazione a cui il Rovigo si sottopone è altamente professionale e dettagliata, pari a quella che si può trovare nella squadra di Auckland dell’ITM Cup, ma con molto meno supporto di staff a disposizione. Filippo non lascia nulla di intentato nella sua preparazione e impone un alto livello di riferimento in termini di etica del lavoro a suoi ragazzi. I giocatori qui sono esposti a molto più lavoro di pesistica che in Nuova Zelanda e li porta ad arrivare ben preparati fisicamente. Alcuni giocatori faticano con la preparazione cardio, ma il preparatore Atletico Tommaso Boldrini ha già identificato questi punti deboli e sviluppato programmi individuali.

 

Muovendoci verso la seconda parte del campionato di Eccellenza, cosa deve migliorare Filippo per raggiungere la finale di campionato e vincerla?
Sta lavorando molto per riuscire a tirar fuori il meglio dal gruppo di leader della squadra e deve continuare a far crescere lo standard di gioco e cultura del team a fine stagione.

 

Hai avuto modo di osservare e di lavorare con l’accademia FIR di Rovigo gestita da Massimo Brunello. Quale sono le tue impressioni a riguardo?
Ho trovato i ragazzi della accademia FIR di Rovigo molto concentrati e lavoravano duro. Mi hanno fatto una serie di domande ed erano estremamente educati, motivati ed organizzati. Ho osservato una varietà di abilità e di talento individuale e questo era chiaro ed evidente dall’inizio della sessione che ho avuto con loro. Mi è piaciuto lavorare con questi ragazzi e ritengo che per migliorarli sia necessario sottorporli a più sessioni di allenamento sia con Joe McDonnell (manager del programma giovanile del Rovigo ed allenatore della mischia per Frati, ndr) che con Filippo per assicurare una crescita verso la prima squadra del Rovigo. I migliori giocatori dovrebbero allenarsi regolarmente con Filippo e la squadra di Eccellenza. Secondo la mia esperienza di manager di accademie sia in Nuova Zelanda che in Inghilterra, il successo dei programmi delle accademie è determinato da quanto contatto i ragazzi hanno con gli allenatori delle prime squadre che li possono preparare per una carriera professionistica.

 

C’e un gran parlare sui social media di accademie in Italia e in Nuova Zelanda. Premettendo che sono due realtà totalmente diverse, cosa prenderesti dalla Nuova Zelanda per adottarlo in Italia e rendere al massimo lo sviluppo dei giocatori?
Le accademie in Italia devono avere meno giocatori e più allenatori specializzati. Le accademie, come ho detto, devono essere collegate ai club professionisti così che i ragazzi possano anche imparare da giocatori piu’ esperti.

 

Hai anche avuto modo di visionare il programma giovanile del Rovigo che è curato dall’ex All Blacks Joe McDonnell. Tu lavori nel settore scolastico in NZ che offre un vivaio interminabile di talento. Quanto è negativo per il rugby italiano non avere il rugby radicato nelle scuole?
Joe sta facendo un meraviglioso lavoro qui. Ho capito che non c’è sport nelle scuole superiori italiane e il club è l’unico posto dove il rugby è in offerta, molto diverso dalla Nuova Zelanda dove i ragazzi giocano a scuola dai 13 ai 18 anni. Il programma giovanile sviluppato da Joe è di alto livello, ha messo su una struttura che porterà i frutti con giocatori che approderanno nei ranghi del Rovigo nei prossimi anni, ne sono sicuro. Joe è ben organizzato e i ragazzi rispettano tutto ciò che dice. Inoltre allena molto bene e risulta essere una pedina fondamentale nello staff di supporto di Filippo per l’allenamento della mischia.

 

Se potessi ora decidere la visione di sviluppo ed alto livello del rugby Italiano per i prossimi 5 anni, cosa faresti?
I prossimi cinque anni devono essere segnati da un chiaro collegamento tra le accademie e i club e la Federazione Italiana deve assicurare che i migliori allenatori siano a disposizione dei giocatori delle accademie. I ragazzi possono così imparare i valori e gli standard associati al rugby professionistico.
Il Rugby è uno sport mandato avanti dagli allenatori, quindi avere le persone giuste al posto giusto è estremamente importante. Inoltre bisogna creare una cultura della condivisione, dove gli allenatori più preparati, più bravi devono sentirsi a posto nel condividere le proprie conoscenze con giovani allenatori. Imparare da tutti per tutti.

 

Disegnaci la carriera di Filippo nei prossimi tre anni? Forse un ruolo in Nuova Zelanda?
Il mio resoconto su Filippo è che adesso lui sta allenando allo stesso standard delle squadre di ITM CUP Premiership (cioè le prime 7 del torneo ITM CUP, ndr). E’ molto felice a Rovigo, ha una chiara visione per il club e cosa più importante i giocatori la condividono. Sicuramente allenerà a più alto livello nel prossimo futuro, ma adesso è concentrato a fare un buon lavoro a Rovigo.

 

di Melita Martorana

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