Violenza sulle donne: quando il rugby scende in campo per dire no!

Oggi si celebra la “Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne”. E il rugby fa la sua parte

COMMENTI DEI LETTORI
  1. jps-61 25 Novembre 2014, 11:59

    beneeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee

  2. Thunderstruck 25 Novembre 2014, 12:09

    Testimonial: Kurtley Beale…

    • rubenargo 25 Novembre 2014, 13:50

      bella questa!
      potremmo anche fare:
      testimonial per lo Spot su quelli che, sempre alla ricerca di un moto di approvazione altrui, scherzano su qualsiasi cosa, frivola o seria che sia, e quindi anche su una delle piaghe più tremende della ns società come quella della violenza sulle donne, sorvolando sul fatto che in media ogni 2 giorni una donna viene UCCISA da un uomo, e che soprattutto in Italia la legge fa poco o nulla in difesa di quelle pochissime che trovano il coraggio di denunciare situazioni di violenza perpetrate quasi sempre tra le mura domestiche:
      @Thunderstruck.

      • Thunderstruck 25 Novembre 2014, 14:54

        Ora che, dal nulla totale, per voler fare il maestrino moralizzatore, hai stimolato una polemica altrimenti inesistente (data la condivisione del tema…) ti do un efficace compitino di umiltà: dopo il tuo predicozzo palesemente preparato ad hoc, rifletti su chi era più a caccia di facili e ruffiani consensi popolari, tra me e te.
        Amico mio, l’hai fatta fuori dal vasino con uno che, ti stupirà, la pensa in modo identico a te. Con la differenza che io non cercavo alcuna approvazione marciando cinicamente su una piaga sociale. Tu invece bramavi ad una standing ovation.
        Che non hai avuto.
        Ora fila ad iscriverti CONCRETAMENTE ad ogni possibile associazione a difesa dei diritti umani e a dare il tuo prezioso contributo altrimenti a predicare bene e razzolare male si fa solo una gran figura di m….

        • rubenargo 25 Novembre 2014, 15:27

          “…con uno che, ti stupirà, la pensa in modo identico a te”. Basta così, bene.

    • Maury7 25 Novembre 2014, 14:14

      Ci sono anche Julian Savea,Brian Lima,Ian Gough e altri

      • miky 25 Novembre 2014, 15:10

        Ingiusto fare nomi, soprattutto quando i casi sono ancora aperti in tribunale. La colpa non è mai da una sola parte, e non è escluso che certe donne siano in cerca di attenzione mediatica e vantaggi economici.

        • Maury7 25 Novembre 2014, 15:23

          Che ci sia qualche dubbio su qualche donna non lo nego,ma Brian Lima è recidivo

  3. Alberto da Giussano 25 Novembre 2014, 16:10

    Anche questi battibecchi ci dicono una cosa importante:
    ” non chiedere cosa l’America può fare per te, ma chiediti cosa puoi fare tu per l’America”. ( In famiglia, al bar, sul posto di lavoro)

    • Thunderstruck 25 Novembre 2014, 16:58

      Mi chiedo cosa potrebbe concretamente fare l’Italia.
      PENE DURE. APPLICATE. SENZA INDULTI. E CASTRAZIONE CHIMICA PER VIOLENZE SESSUALI DOMESTICHE RECIDIVE E STUPRATORI/PEDOFILI SERIALI.
      Altrimenti i nostri battibecchi, esattamente come tutte le varie e lodevolissime giornate di sensibilizzazione, contano ZERO.

      • Alberto da Giussano 25 Novembre 2014, 17:25

        L’Italia non lo so. Ognuno di noi molto.

        • Thunderstruck 25 Novembre 2014, 17:47

          Il tuo è un’ideale. Un’auspicio. Un muovere le coscienze. Condivido, ovviamente. Ma chi solidarizza con questa campagna di sensibilizzazione, purtroppo, non è chi pratica o praticherebbe questo tipo di abusi, bensì chi non li ha mai commessi e mai li commetterebbe. Io, sopra, ti ho solo portato argomenti che, fra l’altro, sono tra i tanti talloni d’achille di questa nazione ipocrita, demagoga, debole e strampalata.
          Io ho smesso da tempo di fidarmi della coscienze. Idem delle redenzioni. Servono atti concreti che stigmatizzino e frustrino ogni possibile IDEA di abuso e sopruso. E gli unici che conosco, non provengono da iniziative di singoli, seppur poi di massa, ma da uno Stato presente, autorevole e, in certi casi, autoritario.

          • Alberto da Giussano 25 Novembre 2014, 17:58

            E’ un discorso complesso. Più che autorevole direi funzionante. La tipologia del reato si manifesta, nei paesi occidentali per il 70% all’interno della famiglia di fatto o di diritto. Quindi il problema, secondo me , più che con la repressione ( indispensabile) va affrontato con servizi sociali funzionanti in grado di individuare gli angoli bui delle situazioni a rischio.

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