“Baby we were born to ruck”. La palla ovale made in USA che ci piace

Negli States sempre più giocatori e una Federazione che si muove con grande efficienza. Con un sogno nel cassetto: la RWC

ph. Paul Thomas/Action Images

Ricordate il nostro mini viaggio nella crescita del rugby in Giappone, che aveva avuto come ideale inizio un gioco di parole su un celebre arrangiamento degli Animals (“The house of the rising scrum”)? Ebbene, oggi ci spostiamo di migliaia di chilometri, negli Stati Uniti. Dove la palla ovale è sempre più diffusa, ma soprattutto dove la Federazione sta tremendamente facendo sul serio.

“Could Rugby Union take off in the US?” si chiedeva nel settembre 2011 Tom Geoghegan dalle pagine digitale della BBC. A circa tre anni di distanza, la risposta non può che essere positiva. E una tappa fondamentale del processo di affermazione e diffusione della palla ovale nel paese a stelle e strisce è il fatto che il primo novembre gli All Blacks scenderanno in campo a Chicago. Non solo, si preanuncia fin da ora il sold-out, con 61.000 spettatori presenti, record assoluto per un match di rugby disputato in America. Tra le altre tappe di questo processo, a titolo puramente esemplificativo, il piazzamento generale alle Seven World Series del 2010 (decimo posto, il migliore di sempre), la diffusione della palla ovale all’interno dello sport collegiale, e il riconoscimento Development Award attribuito dall’IRB alla Federazione statunitense per lo sviluppo del programma Rookie Rugby, che ha permesso a circa due milioni di bambini tra i sei e i dodici anni di correre tenendo una palla ovale. Nel 2011, secondo il report annuale condotto dalla Sporting Goods Manufacturers’ Association (SGMA), tra i 120 sport di squadra diffusi in tutti gli States proprio il rugby era quello in maggiore espansione, mentre l’anno precedente il numero di atleti praticanti il full contact era cresciuto da 75.000 a 1.3 milioni. Una palla di neve che rotola e si ingigantisce sempre più, l’hanno definita da quelle parti.

 

Nigel Melville, CEO della Federazione, in una recente intervista si è detto estremamente soddisfatto di quanto sta accadendo alla palla ovale americana, soprattutto per la diffusione che essa sta avendo a livello scolastico e collegiale. E a proposito dell’arrivo dei tutti neri, nulla è lasciato al caso, con una campagna promozionale e pubblicitaria che, assicura Melville, darà tantissimo risalto all’evento. Insomma, nulla ma proprio nulla è lasciato al caso. E sappaimo che quando gli americani decidono di buttarsi in un progetto, costi quel che costi lo portano avanti.
Se dovessimo indovinare il prossimo paese non appartenente ai confini tradizionali di Ovalia in cui verrà organizzata un’edizione della Coppa del Mondo, siamo pronti a scommettere più di qualche dollaro sugli Stati Uniti. Il numero di squadre e tifosi è in forte crescita, le strutture adeguate di certo non mancano,  in fatto di marketing ed interessi economici la cosa filerebbe via perfettamente, e recentemente Mike Miller, chief del Board, ha dichiarato al New York Times che non è una questione di se ma di quando. E l’antipasto potrebbe essere la Coppa del Mondo di Rugby Seven, in programma nel 2018, e nei confronti della quale la Federazione avanzerà nei prossimi mesi la propria candidatura.

Di Roberto Avesani

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  1. Appassionato_ma_ignorante 25 Settembre 2014, 08:42

    Bene, bravi, 7+. Bravi gli americani a fare arrivare a ruoli chiave persone competenti. Immagino che si sprecheranno i commenti comparatori con la nostra realtà e ci stanno tutti. Ma mi piacerebbe fare alcune considerazioni un po’ più basilari e un po’ più generali. E anche sfacciatamente provocatorie.
    Chiaramente a capo di un movimento ci vuole un dirigente sia competente come dirigente tout-court, sia competente nel settore specifico. I dirigenti non si tirano fuori dal cappello e saper dirigere è sia un’arte che una tecnologia. Nelle aziende di solito vengono selezionati da un CdA. Nelle federazioni sportive e in politica vengono eletti, con i risultati che abbiamo sotto agli occhi (in politica e nello sport). Forse il sistema di selezione tramite elezione, deliziosamente democratico, è dolorsamente fallace. Chi passa di solito? Il miglior imbonitore o il migliore intrallazzone di turno. Sì, certo, ci vogliono garanzie (assolutamente non fornite dal “sistema demcratico”) e “vox populi vox dei”, ma forse sarebbe ora di iniziare a rivalutare e rivedere il metodo di selezione dei vertici, almeno di una federazione sportiva (la politica lasciamola stare). Secondo me, allora e solo allora passeremo dal livello della scommessa completamente alla cieca dell’elezione democratica (che riempie la bocca e la testa, ma lascia vuoto il piatto) a quello già meno risqué di un rischio calcolato (dove, male che vada, a silurare e sostituire l’AD di turno ci pensa un CdA senza dovere aspettare un fine mandato quel che è).

    • maximages 25 Settembre 2014, 09:01

      Standing ovation.

    • Spinoza 25 Settembre 2014, 09:38

      Saper dirigere è una tecnologia? Questa non l’avevo ancora sentita.Il sistema elettivo democratico è fallace? Come se il problema sia chi si candida e non chi lo elegge.

      • Appassionato_ma_ignorante 25 Settembre 2014, 09:49

        Precisazioni:
        a) Uso tecnologia in questa accezione:
        3. tecnica, sistema tecnico: le tecnologie educative (Garzanti)
        b) Il sistema democratico è fallace sia in chi si candida (ha le qualifiche per il ruolo?) sia in chi elegge (ha le qualifiche per selezionare il personale richiesto per la carica/funzione da svolgere?)

      • Appassionato_ma_ignorante 25 Settembre 2014, 10:42

        @hyperion, questo tipo di problema viene solitamente risolto (e la butto lì) con il duplice approccio di 1) definire le qualifiche necessarie (nero su bianco) e 2) affidare la ricerca/selezione dei candidati a cacciatori di teste professionisti. L’errore umano è SEMPRE presente, per carità! Errore del cacciatore di teste, errore del “CdA”… Chi compone il CdA? Probabilmente chi ha un interesse diretto a fare andare bene le cose. Se ci sono i punti 1 e 2, la composizione del CdA, per quanto importante, diventa quasi secondaria.
        Sto solo cercando di stimolare un ripensamento del palesemente inefficiente status quo dove una campagna di marketing (non chiamiamola elettorale) sfocia nella la scelta del prodotto “migliore” previo sondaggio tra consumatori che non l’hanno nemmeno provato (ma si sono limitati ad ascoltare la pubblicità). E che poi passano i 4 o 5 anni successivi a lamentarsi che gli hanno rifilato una sòla. Questa è la democrazia elettorale.

    • soa 25 Settembre 2014, 09:49

      Tralasci un particolare non indifferente quando parli dell’impresa, ovvero che l’interesse dei soci coincide (spesso) con quello della società. Ora, le singole società affiliate alla federazione hanno un interesse proprio che non coincide con quello del movimento e non è detto che votino avendo in mente il bene del movimento, ma solo il loro tornaconto personale. Per quanto non sia giusto, trovo in una qualche misura “normale” che le società cerchino di farsi gli affari loro ed è così poi che ci si ritrova con certi vertici. Ma neanche quello è il problema vero e proprio perchè alla fine si elegge il presidente, il quale, al posto di prendere amici ed amici degli amici, dovrebbe circondarsi di gente capace. Sappiamo tutti come va in realtà però..

    • Alberto da Giussano 25 Settembre 2014, 09:55

      Caro @appassionato ( tralascio la seconda parte del nick, se per te va bene lo stesso), gli eletti sono sempre la fotocopia degli elettori, in tutti i sitemi, appunto, democratici.
      Idem per la FIR. Alle ultime elezione, tutti “rinchiusi” in un grande albergo romano i presidenti delle società italiane di rugby avevano la possibilità di scegliere tra tre opzioni, abbastanza diverse ( almeno nella forma se non nella soctenza) tra di loro. Hanno votato ed è uscito quello dei tre più simile a loro.
      Purtroppo la FIR è una piccola federazione espressione di un piccolo movimento. Avere anche due soli dirigenti di federazione mediocri è una iattura totale.
      Cambiarli è complicato , a meno chè, un candidato, si presenti con un programma che al primo punto abbia come obbiettivo l’azzeramento dei vertici esistenti.

    • hyperion 25 Settembre 2014, 10:01

      Diciamo che hai centrato il problema del sistema italiano ed in genere europeo ma anche il sistema che tu descrivi
      ha una falla ovvero chi è che elegge il CdA? E se il CdA decide di silurare non per meriti ma per antipatie personali?
      Queste cose fuzionano per una azienda laddove il CdA è composto da soci che ci mettono i soldi e quindi compartecipano alle scelte di chi deve manovrare il timone aziendale,per trarne un beneficio economico.
      Nella politica e nello sport,a mio parere è meglio la democrazia,l’elezione diretta,almeno teoricamente si va a scegliere il meglio,lasciamo perdere poi come funziona in Italia,in altre realtà funziona più o meno bene.
      E,sempre democraticamente,se le cose non funzionano almeno si ha il diritto al “mugugno”.

    • gsp 25 Settembre 2014, 11:20

      Non mi intrometto nelle discussioni filosofiche. dico solo che nelle federazione mature oltre manica, c’e’ il presidente eletto, e c’e’ l’amministratore delegato. Ecco sarebbe, quella si, una cosa da copiare. ma bisogna anche capire, anche con quel ruolo (eletto o non eletto) e’ quasi impossibile trovare uno che fa sia la linea tecnica che quella manageriale.

      • Alberto da Giussano 25 Settembre 2014, 11:37

        Solitamente queste funzioni, nelle Federazioni del Coni, sono assolte dal segretario generale, che è comunque un funzionario il cui spostamento avviene “suggerendogli” di fare domanda presso un ‘ altra federazione.

        • gsp 25 Settembre 2014, 12:19

          Al di la’ di quello AdG, pero’ il direttore generale (o CEO) lavora in prima persona sui contratti televisivi ad esempio, e’ responsabile di come funziona tutta l’organizzazione. non da la libea tecnica, ma se non funziona e’ lui che taglia un po’ di teste.

          • Alberto da Giussano 25 Settembre 2014, 12:53

            Certo. Ma al di là della tipologia di funzione, nelle ns. federazioni ( rugby compreso) non esiste alcuna abitudine mentale ad operare per obbiettivi.

          • hyperion 25 Settembre 2014, 15:38

            @AdG
            Nel mondo del lavoro le imprese lavorano per processi ed obbiettivi con programmazione,non vedo dove sia la difficoltà ad implementarlo in fir dove peraltro Gavazzi è un imprenditore ma evidentemente non vuole farlo per motivi di opportunità e per non creare attriti col suo elettorato.

          • Alberto da Giussano 25 Settembre 2014, 16:31

            Non credo sia un problema di elettorato. Credo piuttosto in un problema di dirigenti poco ricettivi. ( sempre ammesso che lo voglia fare)

    • frank 25 Settembre 2014, 11:43

      sei spettacolare! primo a commentare e metti già le mani avanti come premessa alla tua argomentazione.

      codone di paglia.

  2. soa 25 Settembre 2014, 09:52

    Uno sport di contatto è sempre ben visto negli Stati Uniti, credo potrà diffondersi senza tropi problemi sin dalle scuole elementari e via via fino al college. Tenendo conto della loro passione per le franchigie, non dovrebbero neanche metterci tanto a fare un bel campionato interno.

  3. Appassionato_ma_ignorante 25 Settembre 2014, 09:58

    @soa, può essere, ma anche no. Non è matematico che gli interessi delle società non coincidano con quelli della federazione. Anzi, forse questo è uno degli aspetti del problema.

    Poi, per ampliare il discorso “tecnologia” sollevato da Spinoza, una tecnologia assolutamente non trascurabile è quella che ti consente di a) delineare una scena “ideale” o un traguardo “ideale” da raggiungere, b) rilevare gli scostamenti tra la scena reale e la scena o traguardo ideale, c) individuare i veri motivi di tali allontanamenti e d) risolverli, determinando un avvicinamento alla scena “ideale”. Il tutto, ovviamente, richiede non solo una grande conoscenza della scena “ideale”, ma capacità di osservazione della scena attuale, onestà (quindi un’osservazione non inquinata da idee fisse, ideologie o quant’altro) e le competenze necessarie (know-how pratico) per risolvere quegli allontanamenti.

    • soa 25 Settembre 2014, 12:39

      Converrai che molto spesso alle piccole società non importa granchè di come venga gestito il movimento e si accontentino di tirare a campare e per farlo vanno da chi gli garantisce più benefici.

  4. gian 25 Settembre 2014, 10:23

    tutto bello, ben venga una nuova realtà competitiva, ma prima di parlare di esplosione etc etc, consideriamo che un sistema come quello statunitense ci mette poco a lanciare, a livello giovanile ed amatoriale, uno sport nella popolazione, dato che lo sport è parte integrante del sistema scolastico; diverso è che tale sport prenda realmente piede, prendiamo l’esempio del calcio, è da un paio di decenni che si attende l’emersione statunitense ed i numeri di crescita non erano tanto diversi da quelli del rugby di oggi, un mondiale in casa, tanti immigrati di prima, seconda e terza generazione da paesi calcisticamente evoluti, quindi bacino d’interesse presente, ma il loro campionato rimane di seconda o terza fascia e, conseguentemente, la loro nazionale, aspettiamo prima di parlare di di nuova realtà, potenzialmente ci sono, in pratica non so, temo che il rugby, come tutti gli sport europei, sia per loro troppo lento e complesso nello svolgersi, diverso è il 7, quello sì potrebbe sfondare, o, comunque, ritagliarsi un bell’angolino nel panorama sportivo statunitense

    • gian 25 Settembre 2014, 10:24

      e, comunque, ammettiamolo, è tutto merito del banchetto FIR a san francisco 😉

    • Stefo 25 Settembre 2014, 10:27

      Berh nel calcio agli ultimi due mondiali si son qualificati ai sedicesimi di finale loro 😉

      • gian 25 Settembre 2014, 11:29

        anche cile e uruguay, tutte e due le volte, ma tale salto l’ha fatto anche l’algeria, il ghana, il paraguay, che sono un filo meno ricche degli stati uniti, non prenderei l’italica incapacità di ottenere successi anche dove si hanno le forze per farlo, come indicativo di forza degli altri 😉
        sono 17′ (noi 13′) nel ranking mondiale, dietro a gente come svizzera e costa rica, ma davanti all’inghilterra

        • soa 25 Settembre 2014, 12:48

          Il calcio negli Stati Uniti è in rapida espansione: testimone ne è il fatto che una partita dei mondiali ha fatto più spettatori della finale del superbowl. Purtroppo, non avendo un campionato competitivo o grandi ex giocatori, non hanno tecnici all’altezza ma credo stiano rimediando gradualmente. Bisogna anche tener conto che là al calcio arrivano i ragazzi scartati da altri sport, un po’ come da noi per il rugby.
          @gian, tu citi Paesi in cui il calcio è di gran lunga lo sport principale: è normale che anche se sono più piccoli e con meno soldi, la tradizione gli faccia avere giocatori di buon livello. L’Inghilterra è un caso a parte: hanno molti praticanti ma nei top club giocano pochissimi inglesi ed il livello medio è davvero imbarazzante. L’unico che mi sento di salvare è Rooney, tutti gli altri sono pessimi.

          • gian 25 Settembre 2014, 13:07

            che partita avrebbe avuto più spettatori del superbowl? la finale dei mondiali in casa loro? quindi USA 1994 finale brasile-italia?……non è che tale dato è un po’ poco indicativo? e parliamo di 20 anni fa quando si dicevano le stesse cose (infatti fecero lì il mondiale) e sono sempre lì, come livello, anzi, allora esportavano qualche giocatore più di oggi, se non hanno formato o importato tecnici in 20 anni, non so quanto possano essere considerati in forte crescita ed importanti, in prospettiva
            gli altri sono paesi con forte tradizione, sì, è vero, ma hanno sistemi decisamente poco competitivi e delle difficoltà notevoli, rispetto agli stati uniti, sotto tutti gli aspetti (meno le sudamericane, un po’ di più le africane)

          • Stefo 25 Settembre 2014, 13:08

            Da quello che ricordo USA-Germania di questo mondiale ha fatto piu’ del superbowl

          • Maury7 25 Settembre 2014, 14:28

            l’amichevole giocata in Michigan era tra Real Madrid e Manchester United se non ricordo male

        • Maury7 25 Settembre 2014, 14:26

          @Stefo al super bowl c’erano 82,529 spettatori (lo stadio in cui si è giocato può contenere fino a 82,566 spettatori) a vedere Usa- Germania al mondiale di calcio c’erano 41,876. Sicuro che non ti stai confondendo con l’amichevole che si è giocata in Michigan ad agosto ?

          • soa 25 Settembre 2014, 14:44

            @gian @Maury7 ha ragione @Stefo, mi riferivo proprio all’ultima partita dei mondiali usa-germania che ha avuto un seguito televisivo superiore alla media delle partite della serie finale dell’nba e delle world series di baseball (non del superbowl, ricordavo male).
            Linko l’articolo della gazzetta.

            http://www.gazzetta.it/Calcio/Mondiali/03-07-2014/mondiali-usa-soccer-audience-record-dempsey-umilia-lebron-801115452096.shtml

          • Stefo 25 Settembre 2014, 14:48

            Maury si parla di TV ovviamente non di stadio

          • gian 25 Settembre 2014, 14:49

            hai ragione tu, copio/incollo dal sito del manchester
            “There were 109,318 fans packed inside Michigan Stadium, commonly known as The Big House, to witness a meeting between two of the world’s most famous clubs.”

          • Maury7 25 Settembre 2014, 14:49

            Si si hanno avuto molto seguito gli USA ai mondiali quest’anno,se non ricordo male a Chicago c’erano 1 o 2 milioni di persone nei parchi e nelle piazze a vedere le partite sui maxi schermi

  5. gsp 25 Settembre 2014, 11:11

    se non fosse nel mezzo della notte una partita di College football me la guarderei anche con gran piacere.

    • Stefo 25 Settembre 2014, 11:12

      Nel mezzo della notte tu cerchi i filmini di OP e San…ammettilo 🙂

      • gsp 25 Settembre 2014, 11:17

        l’ho letto ieri 🙂 🙂 🙂

        se ti metti a cercare San su internet non sai davvero che puoi trovare. secondo me c’e’ anche in qualche episodio di Game of Thrones ma non ce l’ha detto.

  6. edopardo 25 Settembre 2014, 11:24

    Io dico solo anche se saranno parole scontate che questi se continuano cosi tra qualche anno ci superano e non dico che arriveranno” tra i primi 8 in pianta stabile” ma cmq se la giocheranno bene,io è da anni che seguo la loro pagina facebook e davvero sono molto attivi in tutto si danno da fare intelligentemente.
    Poi diciamo con un bacino di utenza grande come gli usa e con la loro storia sportiva sicuramente tireranno fuori dei grandi giocatori.

    • Emy 25 Settembre 2014, 17:52

      Te lo firmo anche adesso che entro qualche anno ci superano.

  7. Katmandu 25 Settembre 2014, 12:28

    Non so gli americani intendono lo sport come show, il rugby non é al momento strutturato con un’impostazione americana, almeno non oggi, per dire la filosofia di sport americano, é basato sul portare allo stadio il maggior numero di persone e intrattenerle per il maggior numero di minuti, in modo da fagli spendere il maggior numero di Dollari. Certo il sistema ha dei vantaggi ma pire degli svantaggi (doping etc etc) certo é che leggevo sulla gazza della crisi dela NFL in generale dovuto agli esempi poco gratificanti degli atleti, per cui se riescono ad attrarre qualche sponsor serio e programmano bene posson crescere ancora tanto

    • Maury7 25 Settembre 2014, 14:40

      Si parlava di una lega professionistica che doveva partire negli USA quest’anno ma poi non si è fatto più nulla o cosa ?

  8. poros 25 Settembre 2014, 13:25

    Il modello politico “democratico” credo che sia chiamato in causa, seppure provocatoriamente, in modo inopportuno. A me pare che il modello politico di gestione della FIR, e delle altre federazioni sportive italiane, sia “populista”.
    Affinché ci sia il 1° modello occorre che ci siano istituti di controllo democratico indipendenti. Sbaglierò, ma a me pare che così non sia in FIR e nello sport italiano in generale.
    Per quel poco che so di queste faccende non è un caso. E’ una volontà politica.
    Immagino che ciò dipenda da poca fiducia nella democrazia, ma anche da poca conoscenza e pratica della medesima.

    Per parlare di documenti riposti nella scrivania che sembra non esistano in Italia (riferimento all’ultimo tinello di Munari) segnalo un documento non proprio recentissimo, ma di un certo interesse sullo sviluppo del rugby a 15 in Australia. A me pare esemplare di un modo prammatico e efficace di pensare allo sviluppo di un movimento. MI piacerebbe leggere qualcosa di simile per il nostro.
    Il documento si trova a questo indirizzo: http://myrugby.rugby.com.au/myrugby/images/docs/Gov/Details.pdf.

  9. Giovanni 25 Settembre 2014, 13:40

    Mah, onestamente non sento il bisogno di vedere un giorno gli USA tra le grandi potenze mondiali. E’ vero i soldi, il business, il professionismo, ma in genere dove arrivano gli americani impongono le proprie regole ed il proprio modo di vedere le cose. La forma mentis di un europeo è diversa ed il rugby è espressione del mondo anglosassone più la Francia. Già l’introduzione del professionismo ha annacquato alcune delle caratteristiche che costituivano lo spirito dell’era dilettantistica ed ha portato a chiudere gli occhi su altre (ogni riferimento al doping…). Poi gli americani il loro rugby lo hanno già e si chiama football: ne hanno semplificato le regole, costruendosi un proprio modello su misura. Le cose articolate non fanno presa sul pubblico stars&stripes.

    • Andrea B. 26 Settembre 2014, 00:59

      Mi faresti qualche esempio di sport “dove sono arrivati gli amerikani, ehmm cioè americani, ed hanno imposto le proprie regole ed il proprio modo di vedere le cose” ?
      Poi, se proprio vogliamo andare a parlare di spirito del rugby, credo che questa forma di snobismo (no gli yankee no), di superiorità culturale mal si addica alla palla ovale…chiunque può venire, abbiamo tutti due gambe, due braccia ed una testa, si corre dietro al pallone e si placca…andiamo in campo e vediamo cosa succede!
      P.S. Occhio: siccome hai detto il rugby è espressione del mondo anglossassone più la francia, allora noi altri della pizza ca pummarola ncoppa che ci stiamo a fare ?

  10. mezeena10 25 Settembre 2014, 13:43

    the house of the rising scum..ihihih

  11. ginomonza 25 Settembre 2014, 14:09

    Dirò anche la mia :
    nel 2006 un non-rigore contro gli Stati Unit ci fece passare il turno.
    L’ultima partita la abbiamo persa per stare al calcio.
    Gioco poco lento il rugby per il gusto americano?
    E il baseball? e pure la NFL con le sue pause commerciali ?
    La’ e’ principalmente un problema di soldi e di abitudini.
    I soldi si possono mettere anche da altre parti e le abitudini possono cambiare.
    Gli ABs gli dimostreranno che il ritmo c’è.
    Infatti non hanno chiamato noi ma loro.
    Poi che il metodo democratico non sia fallace lo dimostrano :
    Lincoln,Kohl,Schmidt,Churcill e così via.
    Se noi eleggiamo Mr.G non è colpa del metodo ma della farina che c’è nel sacco ( cit.di Lobello padre per chi se lo ricorda)

    • Maury7 25 Settembre 2014, 14:35

      Il rigore era contro l’Australia e non contro gli USA,comunque si pensano principalmente ai soldi,non a caso quando i procuratori dei giocatori NFL con cui collaboro hanno incominciato a fare la menata sul business ho tagliato corto e non ho voluto avere più niente a che fare con loro (con i procuratori)

    • gian 25 Settembre 2014, 14:57

      la struttura di gioco è lenta, @gino, tu fai riferimento al baseball che è esasperante per le pause, ma anche gli altri sport tipicamente yankee sono pieni di continue interruzioni, football, volley, basket, hockey, azioni brevi, rapide, giocatori sempre freschi senza limite di cambi e senza bisogno di grosse segnalazioni, e pause dove non succede niente di gioco fermo, azioni limitate dal tempo o dal numero di possibilità per segnare, guarda la differenza con gli sport tipicamente europei, rugby e calcio, cronometro che continua a girare, tempi morti di gioco tattico, combattimento e tenuta fisica, cambi limitati e giocatori il meno specializzati possibile (nei limiti dei ruoli precisi), etc etc, lo stesso basket aveva (non ricordo adesso, è un po’ che non lo seguo) delle differenze tra quello giocato in europa e quello giocato negli states

      • ginomonza 25 Settembre 2014, 15:09

        Beh sul rugby non mi sembra che il cronometro scorra sempre
        Poi quando c’è un giocatore infortunato spesso si continua mentre viene assistito.
        nel rugby si possono vedere fino a 12/13 fasi continue e se questo non è ritmo cosa e’?
        In NFL ci sono i time out,i due minuti warning etc.etc.
        Comunque ogni gioco ha le sue regole e il tempo ci dirà se avrà successo oppure no.

        • gian 25 Settembre 2014, 15:25

          ma a me che crescano può solo far piacere per lo sport
          sul fatto della velocità non mi sono spiegato, guarda queste
          http://vitv.it/football-americano-l-azione-del-secolo__1294223534001.html
          http://www.youtube.com/watch?v=-lGrARvsuD0
          e guarda i tempi, la semplicità e la velocità dell’azione, lascia perdere che poi ci mettano 5 minuti a ripartire, poi guarda queste e dimmi se non noti la differenza
          http://www.youtube.com/watch?v=sivP8my43BA

          • Andrea B. 26 Settembre 2014, 01:40

            Sul primo link si sono messi a fare i rugbisti ecco perchè è divertente (non tutti lo sanno, ma nel football americano dietro la linea di scrimmage si può passare la palla quanto si vuole…è college football comunque, in NFL vedrai azzardare due passaggi in una singola azione forse in tutto il campionato).
            Nel secondo link si vede che sono atleti che hanno una esplosività e velocità superiore, ma mostrando perlopiù azioni con lanci di quaranta yards ed oltre con prese al volo in area di touchdown è facile fare le clip spettacolari (sulle azioni di corsa palla in mano le uniche cose spettacolari sono i placcaggi alle gambe mal eseguiti ed i “blocchi” contro i difensori da parte dei compagni di squadra del portatore di palla).
            Invece vorrei dire due paroline a chi ha postato quel video di rugby su YT nominandolo pomposamente ” le mete più belle del mondo”… non so se sia peggio la musica in sottofondo o la scelta a casaccio di mete francamente qualunque o poco più…
            Comunque il football americano sarebbe veramente divertente se fossero obbligati a lanciare sempre la palla… in realtà un 80% delle azioni sono fatte da palloni dati in mano al running back che fa poche yards e poi si schianta contro la linea difensiva avversaria in una pila indistinta di corpi e di caschi…niente a che vedere con una bella azione multifase del nostro rugby…

  12. Stefo 25 Settembre 2014, 15:03

    Al di la’ dei discorsi su cosa fara’ o meno il rugby in USA, una cosa che manca nell’articolo e nessuno sottolinea sui dati della crescita: l’hanno fatto senza:

    -professionismo a guidare il tutto
    -nazionale impegnata annualmente in tornei di prima fascia
    -giocatori con status di “superstar” dello sport (a meno che non si consideri Calrisle una superstar del Sevens)

    Tutto il lavoro fatto partendo principalemtne dal basso…certo hannoa ttaccato il sistema scolastico in particolare quello universitario che offre delle possibilita’ sia in termini numerici che di infrastrutture impossibili da eguagliare per tutti ma occhio che non erano e sono l’unico sport a farlo, high school e college sono il terreno su cui diversi sport lottano.

    Ricordo che avevo gia’ postato il seguente documento (lo strategic plan di USA Rugby) un annetto fa, non ricordo di cosa si parlava ma ricordo che l’avevo postato, lo riposto:

    http://usarugby.org/documentation/USA_Rugby_Strategic_Plan_2013-2015.pdf

    • Alberto da Giussano 25 Settembre 2014, 15:33

      Nello spettro della praticabilità sportiva, in usa qualunque inserimento può contare su di una psicomotricità base molto sollecitata e sviluppata.
      E’ pertanto possibile anche bruciare le tappe. Cosa che da noi non è pensabile.
      Inoltre , negli Usa, la domanda di sport è elevatissima e laica. L’apertura è a 360 gradi

      • Stefo 25 Settembre 2014, 15:59

        AdG tutto quello che vuoi ma hai una competizione in USA fortissima, prima di tutto da parte degli sport tradizionali americani, passando per quelli olimpici e poi da altri sport a partire dal calcio…penetrare il mercato in condizioni di elevata concorrenza, concorrenza che in molti casi puo’ comunque offrire un percorso di sviluppo verso l’alto livello che nella maggior parte dei casi e’ vincente (atletica, nuoto ecc fai tu, scegli tu) e’ estremamente difficile soprattutto quando tu dal punto di vista di immagine e marketing puoi offrire ben poco…poce chiacchiere AdG la loro esperienza negli ultimi anni e’ da esempio senza tante storie.

        • Alberto da Giussano 25 Settembre 2014, 16:07

          Ne sono convinto. Del resto loro sono pieni di manager sportivi, professionisti in grado di affrontare lo sport alla stessa stregua di una normale attività economico-sociale. Il fatto che abbiano un terreno di cultura più favorevole è comunque innegabile, senza nulla togliere allo sviluppo che sono stati capaci di imprimere.

          • Stefo 25 Settembre 2014, 16:30

            AdG i manager sportivi ci sono o potrebbero esserci anche in Italia volendo, il discorso e’ semmai che si preferisce a livello federazioni (non dico tutte perche’ non conosco tutte le realta’ quindi non mi permetto, ma direi che si possa dire in molti casi) un approcio vecchio allo sport basato piu’ dei “politicanti” che altro.

          • Alberto da Giussano 25 Settembre 2014, 16:32

            Questo è altrettanto vero.

          • Stefo 25 Settembre 2014, 16:53

            AdG il problema e’ che “volendo” un approcio diverso si potrebbe anche provare, il “materiale umano” nel senso di gente con approcio piu’ manageriale che politico ci sarebbero o al limite potrebbero venir “importate”…e’ l’approcio che e’ sbagliato, non si vuole perche’ si e’ legati sempre all’approcio politico piu’ che manageriale, alla gestione dello sport amatoriale piu’ che professionale.
            Per carita’ non ne faccio una colpa al movimento del rugby, e’ un approcio generalizzato nello sport italiano non di una singola federazione pero’ non mi va neanche giu’ che si dica ma non si puo’, non ci sono le persone o cose del genere perche’ non e’ vero ed e’ l’atteggiamento in base al quale non si cambia.

          • Alberto da Giussano 25 Settembre 2014, 19:08

            Il CONI è una struttura legata al dilettantismo, come tu giustamente evidenzi. In realta, in maniera molto italiana, anzichè riconoscere che ormai lo sport di vertice non puo’ non essere una professione, si affida la gestione di questo aspetto ai gruppi sportivi militari. E quindi, vedi ,il cerchio si chiude, anche con tutti i discorsi fatti a suo tempo su FF.OO e dintorni.

    • Giovanni 25 Settembre 2014, 15:43

      Discorso interessante, ma su cui vanno sviluppate delle considerazioni. A livello di high-schools e college si praticano miriade di sport, oltre ai 4 professionistici. Il soccer, per dirne una, è molto praticato, specie tra le donne, per non parlare di atletica leggera e nuoto, la cui attività scolastica è la fonte pressocchè esclusiva di tutti i campioni che vanno a rappresentare gli USA ai mondiali e, soprattutto alle olimpiadi. Ma questo non vuol dire che tali sport siano professionistici o che raggiungano un livello d’interesse presso pubblico, tv e sponsor tale da giustificare un campionato professionistico. Se ti chiami Carl Lewis o Michael Phelps vieni osannato e ricoperto d’oro, ma si tratta di poche fortunate eccezioni. Di fatto gli unici sport che come interesse possano reggere un confronto con le 4 leghe professionistiche USA sono il tennis e il golf (un tempo anche la boxe), a cui si possono aggiungere le formule Indy e NASCAR che però sono di loro esclusiva pratica. Per intenderci, il soccer in USA ha già avuto ben due tentativi di diffusione, prima negli anni 70 con la lega NASL (North American Soccer League) che ingaggiò grandi campioni come Pelè, Beckenbuer, Cruyff, Best, Chinaglia, Cubillas, ecc., quindi nel ’94 con l’organizzazione dei mondiali su cui la Nike investì parecchio, tentativi entrambi falliti. Oggi il calcio è sicuramente più diffuso a livello scolastico e riesce anche ad raggiungere ascolti ragguardevoli in occasione dei mondiali, ma da questo ad avere un campionato sui livelli di quelli europei ce ne corre. Anche i tentativi di diffusione della Formula1 sono sostanzialmente falliti.

      • Maury7 25 Settembre 2014, 15:47

        Negli usa per il calcio hanno la major league soccer,e non mi sembra tanto un fallimento,anche se ha meno spettatori delle altre leghe professionistiche

        • Giovanni 25 Settembre 2014, 16:08

          Dai non è comparabile con le prime quattro, parlando anche di diritti Tv e sponsor. Negli anni 80 gli USA hanno avuto una fortissima nazionale di volley, ma ciò non si è tradotto in un forte campionato professionistico. Spero di aver reso l’idea di ciò che intendo dire.

          • Maury7 25 Settembre 2014, 16:20

            Non sarà comparabile con le altre leghe (NBA,NHL,MLB e NFL) ma da qui a dire che è un fallimento c’è una bella differenza

          • Giovanni 25 Settembre 2014, 16:39

            Però ho parlato di “avere un campionato sui livelli di quelli europei”. Il discorso fallimenti si riferiva a NASL e USA’94.

  13. Andy_ 25 Settembre 2014, 17:48

    maaaaaa a parte tutte le belle (o brutte) cose che avete scritto ….

    analizzando a fondo, com’è che le donne inquadrate in foto, son sbracciate, in canotta, mentre dietro si vedono tristi omini col giacconi pesanti ??

    ecco questo è da valutare attentamente !
    🙂

  14. Emy 25 Settembre 2014, 17:51

    Ce la fanno, ce la fanno: al contrario nostro, sanno gestire lo sport alla grande, nelle scuole e nelle università si può praticare qualsiasi disciplina con allenatori (non insegnanti di educazione fisia, ma veri allenatori) preparati, e il criterio meritocratico domina, sia in campo che dietro le scrivanie.
    Gli si può assegnare una RWC ad occhi chiusi: gli stadi abbondano, la promozione la sanno fare come nessun altro, hanno potenziali sponsor di tali dimensioni e richiamo mondiale che anche se non dovessero volerci investire cifre folli, sarebbero comunque montagne di soldi.
    Sono pieni di atleti pazzeschi e se solo una minima parte dei ragazzi che vengono scartati dai trials di ogni livello e da ogni disciplina decide di avvicinarsi al rugby, li mettono in mano a tecnici qualificatissimi, che loro non hanno certo remore ad importare anche dall’estero, per avere qualcuno che dia il via e che formi tecnici sul posto con massima competenza (sigh), e via. Nel frattempo, a scuola, in tutti gli stati, si gioca a rugby e si fa per bene.
    Il rugby, così come il calcio e ogni altro sport, non arriverà mai al cuore degli americani come gli sport autoctoni che li fanno impazzire, ma il bacino è talmente ampio e la mentalità sportiva, sia degli atleti, che dei manager, che degli spettatori, così aperta e positiva che, comunque vada, secondo me sarà un successo.

    • Emy 25 Settembre 2014, 17:55

      Ps Roberto, Paolo non ti perdonerà mai il titolo made in Bruce Springsteen! 😀

    • jock 25 Settembre 2014, 18:34

      @Emy, non lo so dire, ma credo anche io che un Mondiale lo organizzeranno sicuro, occhiuto in merito al grano e al potenziale bacino di utenza, come è L’ IRB; perfino a noi, tre “giugni” fa è stato chiesto da Lapasset di andare oltreoceano e fare gli ambasciatori in TM. Poi, non so, come dici tu se attecchirà sul serio. Ma mi sento di dire una cosa, se qualcuno di “liquido” valuterà che si possa trattare di un business potenziale, è possibile partano in grande stile.

  15. bonds 25 Settembre 2014, 17:56

    Perdonatemi se il mio primo intervento è un po’ forte….ma questo articolo è la sagra della czzata.

    La federazione USA è scarsa quanto e più della nostra. Il riordino del campionato provato la scorsa stagione è fallito miseramente, con intere divisioni cancellate per mancanza di squadre iscritte. Seattle, la squadra più forte secondo le classifiche della federazione stessa, è emigrata e gioca nel campionato canadese. Le squadre più forti della parte Ovest han disputato un campionato autonomo l’anno scorso e quest’anno pure quelle Est faranno lo stesso (Pacific Rugby Premiership e Atlantic Rugby Premiership). Il tentativo federale di creare un torneo Elite è fallito due stagioni fa, quando la Superleague ha chiuso definitivamente i battenti, sostituita da una Elite Cup che è sopravvissuta una sola stagione.

    Se andate a cercare in rete qualche sito di appassionati statunitensi, troverete le stesse critiche che facciamo alla nostra Federazione….forse pure peggio, ammesso che sia possibile….San Francisco fu costretta a rinunciare ai playoff di Division I due anni fa perchè spostarono la fase finale all’ultimo momento e la misero in concomitanza con un loro impegno programmato da mesi, mi sembra contro la nazionale di Tonga

    • Maury7 25 Settembre 2014, 19:35

      Avevo sentito notizie a riguardo,ma non essendo interessato non sono andato a guardare se fosse vero o no.
      Su un forum che frequento si parlava di una super lega che doveva partire quest anno,ma poi non ho sentito più nulla.Ha fatto pure lei una brutta fine ?
      Ho conosciuto alcune ragazze di una squadra di college e anche li pare che ci sia parecchia politica nel rugby

    • davo 25 Settembre 2014, 22:12

      bonds,

      questo perche’ non hanno fondi dalla federazione. Io ho giocato 1.5 anni in USA (2011/12) e noi ci autotassavamo per trovare i fondi per pagare il campo, le trasferte (lunghissime) fatte in macchina il giorno stesso. Vendevamo gadgets ed organizzavamo fundraisers (e.g. poker nights) per trovare i soldi per andare avanti. Questo e’ vero sia a livello di D3 che di semi-pro. Praticamente loro stanno cercando di crescere, ma senza aiuti da una federazione che soldi non ha….
      Pero’…il nostro allenatore (Anzi…allenatrice) girava mezza america per fare corsi di aggiornamento a spese sue (così’ come tutti gli altri coach in USA). Ad esempio, ando’ in Georgia per un camp dei Brumbies. Nel 2011 si pago’ (così com un paio di altri allenatori) un viaggio in NZ dove segui’ un corso con Mike Cron.
      Quindi….la volontà’ c’e l’hanno, i soldi no, ma quelli li devono attrarre un po’ alla volta.
      Il punto e’ che hanno una visione, un piano, e sanno che ci vuole tempo e pazienza.

      • bonds 26 Settembre 2014, 10:58

        Appunto. La volontà dei singoli c’è. La mia critica è sulla parte “una Federazione che si muove con grande efficienza”. L’entusiasmo degli appassionati non lo metto in dubbio, anzi…ma come dici tu mancano i soldi e ogni anno viene promesso uno sviluppo che nella pratica non è realizzabile. La visione e il piano chi sono ad averli? Quelli della base o la federazione? In DI la scorsa stagione ha vinto uno squadra che non aveva giocato nemmeno una partita di girone…visto che era rimasta da sola! diretta ai playoff. il girone di New Orleans (altra finalista) è stato eliminato e loro costretti ad aggregarsi a quello texano…il girone che comprende lo Utah è stato disputato da tre squadre…il tutto per una riforma del campionato che lo ha reso ancora più costoso, provocando ritiri a valanga.

        @Maury7 di un campionato Pro parlano tutti gli anni, ma ogni volta non trovano la copertura finanziaria…non a caso il livello Elite è morto (SuperLeague, Elite Cup…) e le squadre forti si auto-organizzano in Leghe autonome.

        • Maury7 26 Settembre 2014, 14:03

          Ero stato invitato ad un torneo tempo fa da una sub union della federazione americana,ma sai com’è a furia di sentire al lupo al lupo poi uno non ci crede più,poi facendo tesoro delle passate esperienze che ho avuto con le unions non mi sono fidato e ho deciso di rimanere dove sto,e a quanto pare sembra che ho fatto bene

          • bonds 26 Settembre 2014, 14:53

            E’ partita la Atlantic Rugby Premiership, 5 squadre forti che si fanno minicampionato tra loro, come fatto dalle pacifiche lo scorso anno…2 di NY, 2 di Boston + Life…non so se ti riferivi a questo… la scorsa stagione le pacifiche erano 7, non so se ci sono cambiamenti per qs stagione…si parlava di fare finalissima tra le vincitrici delle due Premiership. Cmq sono tornei organizzati indipendentemente.

          • Maury7 26 Settembre 2014, 15:01

            No era un altro torneo,che loro chiamavano di elite,con squadre provenienti dal sud degli Stati Uniti (principalmente Georgia e Florida) ma che alla fine non è stato più organizzato.
            Vedremo come andrà con l’Atlantic Rugby Premiership e la Pacific Rugby Premiership.
            Purtroppo negli USA,negli sport minori e nelle leghe minori degli sport più importanti hanno il vizio di fare annunci in pompa magna e poi alla fine è tutta fuffa.

  16. jack13 26 Settembre 2014, 00:45

    Ragazzi si può` dire quello che si vuole , io vi scrivo dall’ America adesso e vi assicuro che molta gente il Rugby non sa proprio lontanamente cos`e` … se poi dite che stanno iniziando ad investire soldi , prendono tecnici stranieri e hanno progetti lungimiranti , allora quelli sono altri discorsi … la verita` e` che il Rugby qua non e` proprio nell ‘ immaginario comune e io penso che difficilmente ci entrerà`. Il discorso sul bacino d`utenza e il sistema scuola-sport e` sicuramente corretto , credo pero` ci vorra` molto molto tempo perché diventi almeno “conosciuto” nel vero senso della parola.

    • Emy 26 Settembre 2014, 08:54

      Perchè invece da noi è nell’immaginario comune?

      • jack13 26 Settembre 2014, 14:00

        In Italia almeno se giochi a rugby non ti guardano come un deficiente.

  17. Emy 26 Settembre 2014, 08:55

    Mi permetto di citare @davo:
    “Il punto e’ che hanno una visione, un piano, e sanno che ci vuole tempo e pazienza.”
    Tutto quello che manca da noi. E quello su cui si può costruire ogni cosa.

  18. bonds 26 Settembre 2014, 15:09

    @maury7
    mi correggo parzialmente…in realtà alla fine gli atlantici han trovato l’accordo con la federazione e il loro torneo si chiama quindi American Rugby Premiership. Life (campione uscente di DI) è della Georgia, ma altre squadre forti lì o in Florida latitano…infatti il girone sud della DI era saltato.

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