Galles-Italia, mettiamo nel mirino la partita degli Azzurri

Reparto per reparto, vediamo cosa ci hanno lasciato, in positivo e in negativo, gli ottanta minuti di Cardiff

ph. Sebastiano Pessina

Quando finisce una partita al Millennium contro quel Galles e la prima parola che ti viene in mente è “peccato”, vuol dire che hai confezionato una prestazione davvero importante. Nemmeno il più ottimista degli ottimisti si sarebbe aspettato un’Italia così determinata, aggressiva, efficace e abile a sfruttare gli errori degli avversari. Raffredati gli animi e regolato il battito, vediamo nel dettaglio come si sono comportati i nostri reparti.

 

Prima linea: i primi tre azzurri si sono comportati, nel complesso, bene. Qualche problema è arrivato dalla mischia ordinata, dove su sette introduzioni nostre ne abbiamo vinte soltanto quattro perdendo il possesso nei restanti tre casi. Nel gioco aperto bene i pesanti ball carrier in attacco, mentre in più di un’occasione sono mancati i primi sostegni in pulizia, causando diversi falli di tenuto dei nostri.

 

Seconde linee: Geldenhuys e Bortolami il loro l’hanno fatto soprattutto in difesa, con tredici placcaggi il primo e dieci il secondo. Molto bene anche le rimesse laterali (merito da spartire con chi chiama e, soprattutto, con chi lancia), con dieci touche vinte su nostro lancio e una sola, nel finale, sbagliata. Sui sostegni talvolta assenti, di cui abbiamo parlato anche a proposito delle prime line, c’è da dire che questo può essere un “effetto collaterale” del cambio di gioco e di mentalità proposto da Brunel. Chiaro che producendo più gioco e più fasi il portatore deve essere maggiormente assistito. A questo, forse, dobbiamo ancora abituarci.

 

Terze linee: belle, veloci, e a tratti ovunque. Mauro Bergamasco ha fatto il suo con dieci placcaggi e nel momento del bisogno è rientrato in campo. Ha cacciato palloni e fatto quel lavoro sporco che solo chi ha una certa esperienza può fare. Zanni è il solito Zanni, e questo ci basta. Un buon break, un paio di offload e tanta altre piccole cose che messe assieme restituiscono una prestazione complessivamente più che soddisfacente. Parisse ha corso molto con la palla (68 metri), cercando in generale più la concretezza dell’effetto. Rispetto ai test di novembre, tutta un’altra cosa.

 

Mediana: Gori può reggere un ritmo gara superiore a quello a cui eravamo abituati, e questo è fondamentale. Avere un mediano capace di regolare la velocità del gioco e non di farsi dominare dal gioco stesso è decisivo, specie quando decidi di attaccare. Ha coinvolto bene i reparti, alternando bene il piede alle mani. Tommy Allan, tra le tante, è forse la sorpresa più gradita. Perché ha placcato molto (10), ha distribuito quando c’era da distribuire e attaccato in prima persona quando le circostanze l’hanno richiesto senza mai isolarsi o facendo un metro in più del necessario. Sul groppone, ahimé, anche cinque punti lasciati sul campo. E in prospettiva RWC ma non solo, questi sono errori da non ripetere.

 

Centri: tanti placcaggi fatti, ma anche una scalata difensiva anticipata in occasione della meta (vero che Roberts entra come un treno, ma l’errore c’è). Comunque tanto lavoro sporco anche per loro ma anche la gioia, per Campagnaro, di due mete da storia del torneo. Bene anche la salita difensiva anticipata, vista in più di un’occasione nel gioco al largo, e bene la copertura del campo anche dopo le accelerazioni dei carriers gallesi.

 

Triangolo arretrato: una delle cose più positive è la reazione della squadra dopo la meta iniziale, ma soprattutto quella individuale di Esposito. Eppure, i presupposti per farsi condizionare da quella prima lisciata c’erano tutti, ma se poi giochi 75 minuti in quel modo vuol dire che la testa e altre due cose rotonde non ti mancano di certo. Sarto poi ha toccato uno dei punti più alti della sua ancor brevissima carriera: corse al piede nel gioco rotto, placcaggi nell’uno contro uno, copertura del campo e gioco tattico. McLean là dietro da sicurezza, soprattutto sulle palle alte. Non è l’estremo che spacca la partita contrattaccando dai suoi 22, ma contro il Galles non è questo che serviva.

 

Panchina: bene chi è entrato a partita in corso. Tra tutti, una menzione spetta in particolare a Minto e Furno. Giocatori che entrano, placcano, sporcano, ma soprattutto danno tutto nei minuti a disposizione.

 

Di Roberto Avesani @robyavesani

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