OnRugby – OnTheRoad: alla scoperta del Galles – prima parte: Newport

Una trasferta turisitco-rugbistica fra draghi, leggende, franchigie e stadi

OnRugby.it è stato a visitare il sud del Galles, terra di palle ovali – dove il rugby è ancora una fede (provare per credere) -, fra castelli e foreste, colline verdissime e prati punteggiati di bianco: i pali di meta occhieggiano ovunque. Li incontriamo nei pressi di celebri siti archeologici, vicini a rovine romane, a manor vittoriani, nei parchi pubblici, nei prati che circondano le scuole (pubbliche e private, poco importa se il campo è scosceso, si gioca un tempo per lato).
Questa è la cronaca di un viaggio, in tre puntate, un lungo weekend di PRO 12 che ci ha portato da Newport a Llanelli, dove hanno sede le quattro franchigie Gallesi. Fra il quartier generale dei Dragons, quello degli Scarlets, per finire con i Blues. Avremmo voluto fare l’en plein, ma non potevamo “bucare” l’appuntamento delle nostre Zebre (un po’ di campanilismo non guasta e per gli Ospreys, impegnati sul campo di casa con l’Ulster – è finita 12 a 18 -, è solo un arrivederci).
Qui vale la pena di tornare!

Iniziamo col dire che occorre sfatare, una volta per tutte, l’odiosa impostura che, da queste parti, il clima sia “ostile”. In cinque giorni la temperatura più bassa registrata è stata 16 gradi centigradi. Una pioggerellina vaporizzata di due ore – in cinque giorni – ci ha fatto amaramente pentire di aver messo in valigia golfoni e giacche a vento colmando il peso consentito dalla nostra compagnia aerea. Avremmo di gran lunga preferito partire “leggeri” per riempire i bagagli con “la qualunque”, al ritorno… I pro-shop degli stadi offrono più di un centro commerciale nei giorni che precedono Natale!
Ma qualcosa ce lo siamo portato via ugualmente: il ricordo di una terra bellissima. Ordinata, elegante, accogliente e gentile. Decisamente ovale!

Si tende a credere che il sud del Galles sia povero e triste. Povero, dopo le riforme thatcheriane, la chiusura delle miniere e la riconversione dell’economia locale. Triste, di conseguenza. Niente di più sbagliato. Sfatiamo anche questo luogo comune!

Prima tappa: Newport.
Atterriamo a Bristol, l’aeroporto più comodo per chi arriva dall’Italia se si vogliono evitare scali (ma esistono diverse soluzioni a seconda di dove si parte; Londra o Cardiff restano un buon punto di approdo, se si affitta un’auto, non lasciandosi scoraggiare dalla guida a sinistra – ma attenzione -, o se si sceglie di ricorrere a treni e autobus).
Ci mettiamo in autostrada e passiamo il grande ponte. “CROESO”, sta per BENVENUTO – WELCOME, per chi mastica l’inglese -, ma non illudetevi, con ogni probabilità è la parola con più vocali della lingua locale (la media, forse, è di 2 ogni 8 consonati, per noi latini una partita persa! 3 a 3 sarà per non scoraggiarci; un ottimo viatico).
Siamo in Galles, “padron”: Cymru (appunto!)

Il comprensorio di Newport è davvero di grande bellezza. Percorrendo l’autostrada, più o meno all’altezza del primo svincolo che porta in città, vi chiederete cosa sia l’imponente costruzione che si erge alla vostra destra. È il Celtic Manor Resort, il golf club che, nel 2010, ha ospitato la Ryder Cup.

Proseguendo verso Newport in direzione Cardiff usciamo dalla M4 e seguiamo uno dei tanti cartelli stradali che segnalano i luoghi d’interesse turistico. Questo ci conduce a Caerleon, delizioso villaggio a nord est della città (circa 4 miglia/6,5 km) sulle sponde del fiume Usk, sede del “vecchio porto” fino alla dominazione normanna. Andiamo a visitare il “forte della legione”, un sito archeologico, avamposto romano, la cui estensione superava i 14 km, quartier generale della II legione augustea dal 75 dC sino alla fine del III secolo (maggiori informazioni a questo link).
Il consiglio è iniziare la visita dalle terme romane (percorrendo High St sulla destra); proseguendo a piedi, a circa 150 metri, sulla sinistra, proprio di fronte al museo (che suggeriamo di visitare per ultimo), imbocchiamo Broadway diretti all’anfiteatro e alla caserma. Qui restiamo sbalorditi. L’anfiteatro (di forma ovale) che poteva accogliere sino a 6000 persone è molto suggestivo, il mito vuole che sia stato ispiratore delle leggende della “tavola rotonda” di Re Artù (Caerleon è spesso associata alla epica Camelot). I resti della caserma sono di straordinario interesse archeologico. A separare i due prati verdissimi che accolgono uno degli insediamenti romani più importanti della Gran Bretagna ce n’è un terzo grandissimo, tempestato di pali di meta. Manco a dirlo, ad adornarne le cime degli elmi romani…

Sarà l’entusiasmo, ma a rallegrare Newport c’è un cielo meraviglioso. Restando in città non potrete non notare le tante sculture moderne di cui è costellato il centro e il Riverfront Theare and Art Centre, a fianco del quale, appunto, si erge la Steel Wave (1990), di Peter Fink. Poco più in là il Footbridge (inaugurato nel 2006) che conduce alle spalle dello stadio.
Il centro è abbastanza raccolto e si dipana lungo le pedonali High St e Commercial St. Se avete voglia di fare un’opera buona, qui non vi mancherà l’occasione. Le due vie dedicate allo shopping sono disseminate di negozi legati a fondazioni benefiche e opere pie.

Lo stadio sorge proprio al di là dell’Usk, alle spalle dei negozi di Commercial St, potete raggiungerlo attraversando il ponte pedonale. Se lasciate l’auto nel parcheggio vicino alla stazione degli autobus, la partita è serale e pensate di attardarvi allo stadio (dove dopo il match è consuetudine trattenersi per un collettivo terzo tempo), attenzione che chiude a mezza notte. Più comodo optare per una sosta al di là del fiume.

Il Rodney Parade (Rodney Rd – Newport NP19 0UU) è una struttura da poco meno di 12.000 posti (se si parla di rugby) con una bella e modernissima tribuna est dotata di hospitality e sky box, il West Stand è decisamente meno moderno, ma più capiente; delle due “curve”: una è destinata al media center l’altra a gradinate.
Stasera, l’atmosfera è molto calda, sarà che ci sono due italiani in tribuna stampa e 15 in campo…
La franchigia locale, i Newport Gwent Dragon (la città, la contea, la terza parola non ha bisogno di spiegazioni, probabilmente come le prime due), è nata nel 2003 dopo che la Federazione gallese fece la scelta di accorpare i club in 4 squadre principali. Una soluzione non da tutti condivisa, motivata dalle emergenti necessità del rugby professionistico. Le Zebre soffrono. Il match finisce 30 a 7 per i dragoni.

Quelli di Onrugby, cioè noi, hanno pranzato in un accogliente pub, in una trasversale di Commercial St, poco oltre lo storico Westgate Hotel (ormai dismesso), luogo testimone della storica e celebre rivolta cartista della prima metà dell’800.
Due pinte magnificamente spinate, un hamburger con pattatine e una Jacket potatoes cheese and ham, ci hanno corroborato, il tutto per meno di 12 Pound. Sempre noi abbiamo cenato in un ristorante thailandese alla fine della via commerciale. Siamo arrivati dopo le dieci, unici commensali, non ci siamo fatti mancare specialità spicy e due ottime Tiger (a testa), poco local, ma molto beer.

Dormiamo appena fuori città. In un elegante e accogliente albergo con le pareti adornate da svariati cimeli rigorosamente ovali. Domani è sabato. L’appuntamento è a Llanelli, il kick off alle 19:30 (local time), sul campo degli Scarlets i Guerrieri di Glasgow – primi in classifica -. La sveglia suona alle 8.30, abbiamo un sacco di cose da vedere e da raccontarvi. Alla prossima puntata.
Se, nel frattempo, volete saperne di più il consiglio è vistare visitbritain.com e  visitwales.com.

La gallery completa di Newport e dintorni la trovate qui, mentre la gallery del match delle Newport Dragons – Zebre a questo link.

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