Dentro Waikato: la gestione economica di una Union neozelandese

La difficile convivenza con i Chiefs, la crisi economica, gli sponsor: perché anche nel paradiso di Ovalia hanno problemi

ph. Kevin A. Booth

Con la stagione rugbistica appena iniziata nell’emisfero sud torniamo a presentare il rugby neozelandese. Oggi vi presentiamo la Waikato Rugby Football Union, con sede ad Hamilton e una delle Union appartenenti alla Franchigia Super Rugby dei Chiefs attuali campioni in carica. Abbiamo incontrato David Fox, il Direttore Commerciale della Union e manager della rappresentativa a sette e con lui abbiamo discusso del suo ruolo, della crisi economica che affligge le Union neozelandesi e di come viene gestita monetariamente una delle più importanti realtà del paese. La carriera di David nel rugby comprende ruoli di manager ed allenatore ed include circa 19 squadre per la Union divenendo nel 1997 il più giovane manager in NZ di una rappresentativa, in questo caso Waikato B. Circa tre anni fa David ebbe l’idea di presentarsi per la prima squadra del Waikato impegnata nell’ITM Cup, ma il suo lavoro come manager di centri di veterinaria (David però non è un veterinario) gli consentiva solo di prendere giorni di vacanza senza essere pagato. L’allora ed attuale Amministratore Delegato del Waikato Graham Bowen riconoscendo il suo valore, gli offrì il ruolo di Direttore Commerciale che David tuttora ricopre dal luglio 2010. Come DC David si occupa di trovare nuovi sponsor per la Union, di presentare la proposta, di mettere insieme il contratto delineando tutti i benefici ed una volta firmato, deve essere sicuro che il contratto sia rispettato. Questo include una serie di incontri dello sponsor con giocatori,  verificare che le tre aree pubblicitarie durante le partite di ITM Cup siano allestite ed in generale che lo sponsor sia contento con il ritorno della sponsorizzazione offerta, cioé che percepisca valore nel contratto.

 

Il rapporto con la Franchigia dei Chiefs è estremamente delicato da un punto di vista economico: si parla di fondi da trovare e gestire. Inizialmente si era capito che le franchigie erano costituite per poter partecipare ad un torneo professionistico internazionale il cui introito consentiva alla franchigia stessa di poter ridistribuire una parte dei fondi alle Union di appartenenza per lo sviluppo dei giocatori. David ci dice che invece la situazione è un po’ più complessa oggi, a 18 anni dalla prima stagione. Mentre il Bay of Plenty ha sede in Tauranga e Counties Manukau ha sede ad Auckland, Waikato ha sede ad Hamilton proprio come i Chiefs. “Anni addietro Waikato e Chiefs erano praticamente una stessa identità mentre ora sono due società completamente separate. L’unica cosa che si gestisce insieme è la pomozione dei biglietti stagionali. Per il resto non abbiamo nulla a che vedere su come la parte affari viene gestita da entrambi”. I Chiefs hanno un proprio Direttore del Marketing e Commerciale che gestisce un gruppo di 4-5 persone mentre David dice a malincuore che non ha nessun assistente “e neache un segretaria!”. L’unica persone che lavora per entrambe le società è la manager dei biglietti che lavora per i Chiefs durante il Super Rugby e per Waikato durate l’ITM Cup. Quindi tutto l’aspetto sponsorizzazione è completamente separato: “Avevamo dei contratti che coinvolgevano entambe le società ma sono sono ora finiti, quindi non c’è piu’ nessun legame tra noi e loro”. Cosa che porta a pensare quanto sia difficile per il Waikato dover trovare sponsor nello stesso mercato dei Chiefs, soprattutto quando sono così vincenti. David si augura comunque che in futuro ci siano più opportunità congiunte per le due società.

 

Anche la gestione dei contratti dei giocatori All Blacks è cambiata negli ultimi due anni. In passato le Union possedevano la firma del contratto mentre oggi è un affare a tre teste tra il giocatore, la franchigia per cui gioca nel Super Rugby e la NZRU. Chiediamo a David quanto questo cambiamento abbia complicato l’accesso a nazionali che sono anche selezionati dal Waikato. David mi spiega che nel 2010 con la crisi finanziaria, tutte le Union hanno sofferto molto la mancanza di supporto monetario ed anche un profondo distacco del rugby con la comunità, quest’ultimo provocato soprattuto dalla debacle degli All Blacks nella coppa del mondo del 2007. Uno dei punti fondamentali è stato per David e il Waikato di capire dove sedersi nel grande schema del rugby nella regione. Ed hanno così identificato la comunità come il loro mercato principale: “I Chiefs puntano ai grandi soldi, noi a quelli meno grandi, cioè a quella parte della comunità rugbystica che è estremamente orgogliosa dei colori del Waikato e che sono stati leali fan da tanti anni”. Questo progetto significa avere giocatori e società piu’ vicini che mai agli sponsor, “e tutti i giocatori lo hanno capito”, dice. Il che significa che chiunque faccia parte della squadra deve essere pronto a partecipare ad un evento che sia un bbq piuttosto che una serata di gala o un pranzo di beneficienza. “Vogliamo che i giocatori non siano timidi nel fermarsi in mezzo alla strada e scambiare quattro chiacchiere con i nostri tifosi”. E questo comprende tutti, anche gli All Blacks.

 

L’ITM Cup ha cambiato pelle più di una volta negli ultimi cinque anni ed ora è strutturata con un primo livello – appunto la Cup –  e un secondo livello,  il Championship. Include promozione e retrocessione ed un calendario che inizialmente fu condensanto nel 2011 per via della RWC che constringe squadre a giocare con turn-over di tre giorni. Ma è positivo o negativo sugli affare di una Union? David mi spiega che ci sono circa quattro aspetti della situazione da considerare. Prima di tutto gli appassionati che gioiscono che ogni sera, tranne il lunedì, si possono sintonizzare su SkyTv e vedere rugby di qualità ed infatti lo share nel 2012 è aumentato del 41%. Da un punto di vista della squadra è sicuramente un stagione dura: “Non posso parlare per gli allenatori, ma è da pensare che invece di mostare tattiche, gli allenatori devono gestire infortuii. Se in una settimana si hanno tre captain’s run di sicuro non è una settimana facile. Prendiamo Ben Lam. Dopo aver giocato una stagione fantastica per gli Hurricanes Super Rugby nel 2012 non ha potuto giocare per Waikato perché si è infortunato. Uno stop di tre mesi, tutta la stagione ITM Cup”. Anche da un punto di vista commerciale è dura gestire una stagione corta: “E’ difficile motivare e soprattutto gestire i contratti con gli sponsor e fare in modo tale che tutti abbiamo i loro benefici quando la finestra per poterli gestire è così limitata”. In più è difficile portare i tifosi allo stadio durante la settimana, per esempio di martedì o di mercoledì, quando i genitori lavorano e i bambini vanno a scuola. La NZRU ha comunque discusso i termini della stagione 2013 con le varie Union ed ha acconsentito a meno partite durante la settimana, quindi un torneo più lungo per quest’anno, magari con più calci d’inizio la domenica alle 14 e 30, uno spazio considerato oro per le Union nel portare fans allo stadio.

 

La Nuova Zelanda ha 26 Union e non è un segreto che molte, anzi, la maggior parte hanno problemi economici come la Otago RFU che stava quasi per scomparire sotto una montagna di debiti e per poi essere ripresa per i capelli dalla NZRU e dall’aiuto di programmi televisivi come CampbellLive su TV3. Quanto è difficile la situazione e quanto la NZRU dovrebbe essere coinvolta nel salvare le Union in difficoltà? David mi risponde che forse è più una domanda da fare ad un amministratore delegato ma continua nel riafforzare il concetto che Waikato lavora duro per poter essere più presente nella comunità ed avere più supporto dai piccoli sponsor. “Non è comunque un segreto che quando ho iniziato la Union era in gravi difficoltà finanziarie. Eravamo in profondo rosso e siamo riusciti a invertire la rotta. Abbiamo comunque dovuto affrontare delle sfide come condensare ruoli e staff. Nel 2010 c’erano quattro ruoli: direttore commerciale, assistente, manager delle vendite ed assistente. Ora ci sono solo io che li ricopro tutti. E’ duro, ma se si è una persona di rugby come lo sono io e si ha una forte passione per questo sport, si lavora senza nessun problema”.

 

Dov’e il futuro di David e del Waikato nei prossimi 3-5 anni? Ridendo David mi dice “posso rispondere solo se quest’intervista è pubblicata solo in Italia ed in italiano!”. Poi continua affermando che prima di tutto è un uomo di rugby e che è un uomo del Waikato, che quindi difficilmente potrebbe lavorare per un’altra Union in Nuova Zelanda. E dice che “etica” è una parola importantissima nel suo vocabolario. David ha lavorato per 20 anni nel prendersi cura delle fattorie e dei contadini che qui in Nuova Zelanda  sono la spina dorsale dell’economia ed ha sviluppato un’etica professionale nel rapporto con gli sponsor che si è portato fino ad oggi nel rugby. Waikato aveva 18 sponsor nel 2010, poi 31, oggi sono 59. Poi aggiunge che è difficile oggi come oggi per lui continuare a far crescere la base degli sponsor e che sia il consiglio d’amministrazione che l’ammnistratore delegato riconoscono le sfide di David nel suo lavoro. Ma è pieno di idee e mi descrive alcuni degli ultimi progetti per portare più soldi nelle casse del Waikato: “Abbiamo ora un affare nel vendere vitelli”. Sì, vitelli. Con i suoi contatti nell’industria bovina David prende dei vitelli: la fattoria li tieni e li cura fino a novembre quando vengono venduti all’asta e i soldi del ricavato ritornano al Waikato. Il fattore ottiene in cambio biglietti per tutta la stagione dell’ITM Cup. Ogni vitello può essere venduto tra i $350 e i $500 dollari neozelandesi e con circa 100 vitelli in vendita il Waikato può arrivare ad ottenere circa $45.000 che oggi come oggi coprono lo stipendio di una posizione da assistente appena laureato. David inoltre organizza eventi di gala che coinvolgono ex giocatori dell Union come la riunione dei vincitori del 1992 che possono rendere tra i $70.000 e i $100.00 ad evento.

 

David mi dice che alla fine tutto ruota intorno al rugby, che allenare squadre a sette come gli Ambassador a Perth sono opportunità che non può farsi scappare, sempre con la benedizione del Waikato, provincia che continua a crescere e che punta a diventare non solo la più forte in campo ma anche la meglio gestita anche fuori.   Ultima domanda gli chiedo di spiegarci cosa significa mooloo, il soprannome della squadra del Waikato nell’ITM Cup. Dal momento che la regione del Waikato è fatta fondamentalmente da fattorie con bovini, la mucca ha un ruolo estremamente importante nella vita della gente di Waikato. “Da sempre la mascotte del Waikato è una mucca chiamata Mooloo appunto. Prima era vera, poi erano tre persone dentro un costume a formare sedere, corpo e testa, ora c’è solo una persona durante le partite e sta in piedi. Mooloo significa mucca. Uno dei nostri sponsor che si occupa di prodotti per bovini è anche lo sponsor del Taranaki la cui mascotte è un bue e lo scorso anno per la sfida della Ranfurly Shield ho portato la mascotte con me a Palmerston North, ma non ho avvisato i colleghi del Taranaki. Alla fine ci hanno permesso di avere Mooloo in campo ed io ero dentro il costume!”. Allora deve essere vero amore per la provincia David!

 

di Melita Martorana

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