L’amichevole che tocca un nervo scoperto del rugby italiano

Domenica alla Ghirada si è giocata Treviso-Biella. Una gara che “rivela” un problema

Una lunga trasferta per giocare un test di preparazione al campionato di Serie B che parte il prossimo fine settimana. Una due-giorni passata ospite della squadra “avversaria”, con tanto di terzo tempo, convivialità e pacche sulle spalle. Insomma, una normale trasferta di rugby, cose che capitano ogni week-end in tutta Italia.
A rendere la cosa un po’ più particolare è il fatto che a giocarsi questa amichevole sono state il Biella da una parte e il Benetton Treviso dall’altra. Una formazione biancoverde particolare, dove sono stati schierati i giocatori che non hanno preso parte alle sfida celtica di sabato sera al Monigo contro gli Scarlets, partita a cui il Biella ha “partecipato” come tifoso. Più che un Benetton vero e proprio si è trattato di una selezione di giocatori del Treviso a cui sono stati aggiunti atleti di alcuni club della zona. Però domenica mattina alla Ghirada a bordo campo c’erano Franco Smith e Marius Goosen a dirigere le operazioni per i biancoverdi e la prima linea era formata da “Bees” Roux, Maistri e Muccignat, tanto per fare un esempio.
Una gioia per il Biella, felice di potersela giocare sul campo con atleti che normalmente vedono solo in tv, tanto da chiedere di poter fotografare la distinta con la lista dei giocatori da portare a casa come un trofeo-ricordo.

 

Una bella storia di rugby come ce ne sono tante, ma che mette il dito in una delle “piaghe” del nostro movimento. Le due franchigie celtiche devono avere una rosa di 40-42 giocatori per affrontare la stagione, ma poi tra campo e panchina ogni fine settimana sono coinvolti nelle partite di Pro12 o Heineken Cup 23 atleti, non di più. E gli altri? Mettiamoci un tot di infortunati, magari 3 o 4, e arriviamo a una trentina scarsa di giocatori impegnati o bloccati. Ne ballano sempre almeno una dozzina, che stanno fermi.
L’Italia non può permettersi un “campionato delle riserve” come avviene in Inghilterra, dove ogni lunedì sera giocano in un vero e proprio torneo parallelo alla Premiership gli atleti che non trovano spazio nel fine settimana. Partite vere che aiutano a tenere alto il livello della competitività. Da noi questo non è possibile ma una soluzione ci sarebbe: l’Eccellenza, con un ribaltamento del sistema dei permit player. Finora infatti sono state le squadre del campionato italiano a “rifornire” di giocatori le due franchigie durante il mese di novembre, quando ci sono i test-match, e durante il Sei Nazioni, quando Benetton Treviso e Aironi (ieri, oggi le Zebre) vengono svuotate dalle convocazioni azzurre. Un sistema che può anche andare bene durante quelle due finestre, ma che ha come controindicazione l’utilizzo di giocatori che non possono essere pronti per l’utilizzo sui palcoscenici europei. Sicuramente una bella esperienza per i giocatori coinvolti, ma dal respiro corto, che alla fine somiglia più a un viaggio-premio che a un momento realmente formativo. E poi le ampie rose delle due squadre celtiche servono proprio a questo, ad evitare un ricorso eccessivo dei permit player, comunque limitato numericamente e che passa attraverso un controllo federale: la trafila infatti non è quella diretta tra franchigia celtica e club di Eccellenza, ma è sempre mediata dalla FIR che stabilisce quali giocatori possono entrare nel gruppo dei permit players (dopo aver comunque sentito Treviso e Zebre)  e che ha potere di veto sull’utilizzo degli stessi.
Un sistema più sensato, logico e consequenziale vorrebbe invece che i giocatori non utilizzati dalle due franchigie potessero invece essere utilizzati dai club dell’Eccellenza. Questo consentirebbe a quegli atleti – molto spesso i più giovani, anche se non sempre – di allenarsi in maniera continuativa con i giocatori più esperti, di abituarsi ai ritmi di preparazione dell’alto livello, di “respirare” in maniera continuativa un’aria ben diversa da quella dell’Eccellenza. E quando non utilizzati avrebbero la possibilità di giocare in un campionato vero, con partite dove si lotta su ogni pallone. Oggi invece stanno fermi.
Un cambiamento, una sorta di rivoluzione copernicana che porterebbe il nostro movimento al pari di altri, perché anche Irlanda, Galles e Scozia non hanno un “campionato delle riserve” come l’Inghilterra, ma i giocatori non ultilizzati dalle loro franchigie nei fine settimana scendono in campo con le province. E durante le finestre della nazionale i giocatori rimasti fuori dal gruppo dei 22-23 tornano alle franchigie per giocare Pro12 e Heineken Cup, cosa che da noi non avviene in maniera automatica. Eppure Benetton Treviso e Zebre ne avrebbero un gran bisogno.

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