Caso Aramburu in aula: il rugby argentino chiede giustizia. Quesada sarà testimone al processo

I Pumas e i club argentini hanno ricordato l’ex nazionale alla vigilia dell’udienza a Parigi

Caso Aramburu, il rugby argentino chiede ancora giustizia. Quesada sarà testimone al processo

A più di quattro anni dalla morte di Federico Martín Aramburu, il rugby argentino torna a chiedere giustizia. Il processo per l’uccisione dell’ex Pumas si apre oggi, 7 settembre, davanti alla Cour d’assises di Parigi e vedrà alla sbarra quattro persone. Il procedimento durerà tre settimane, con il verdetto atteso il 25 settembre.

Aramburu, 42 anni al momento della morte, aveva collezionato 22 presenze con l’Argentina ed era stato parte della squadra che aveva conquistato il terzo posto alla Rugby World Cup 2007 in Francia. A livello di club aveva vestito, tra le altre, le maglie di Biarritz, con cui aveva vinto due titoli francesi nel 2005 e nel 2006, Perpignan e Dax.

Perché i Pumas hanno indossato la maglia “Justicia por Fede”

Sabato, durante il riscaldamento prima della partita contro l’Australia a Mendoza, i giocatori dei Pumas sono scesi in campo con una maglietta nera. Sul davanti compariva la scritta “Justicia por Fede”, mentre sulla schiena era presente il numero 13, quello indossato da Aramburu durante la sua carriera.

Non si è trattato di un’iniziativa isolata della nazionale. Nella stessa giornata anche i club impegnati nel campionato della provincia di Buenos Aires hanno aderito al messaggio, mentre la UAR ha espresso ufficialmente il proprio sostegno alla richiesta di giustizia della famiglia e dei suoi cari. L’iniziativa era quindi pensata per accompagnare l’apertura del processo e mantenere alta l’attenzione sul caso, a più di quattro anni dall’omicidio.

 

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Dalla notte di Parigi al processo

Aramburu venne ucciso a colpi d’arma da fuoco all’alba del 19 marzo 2022 a Parigi, dopo una violenta lite iniziata in un locale del centro della capitale francese. Secondo le ricostruzioni alla base del procedimento, dopo lo scontro nel bar Aramburu e il suo amico ed ex compagno di squadra Shaun Hegarty avevano lasciato il locale, ma successivamente furono inseguiti: Aramburu venne raggiunto da diversi colpi e morì.

Tra gli imputati c’è Loïk Le Priol, accusato di omicidio volontario, mentre Romain Bouvier è processato per tentato omicidio. È coinvolta anche Lyson Rochemir, accusata di complicità nel tentato omicidio, mentre un quarto imputato deve rispondere di accuse legate all’occultamento di prove.

L’emozione del CASI e della comunità argentina

Il dolore resta particolarmente forte al Club Atlético San Isidro, il CASI, dove Aramburu era cresciuto rugbisticamente e aveva giocato prima di trasferirsi in Europa. L’allenatore Oscar Murgier, suo amico e compagno di squadra al club, ha raccontato all’AFP il peso emotivo dell’inizio del processo: “Ci apprestiamo a vivere un mese molto duro. Cominciamo a sentire un nodo allo stomaco pensando a quello che accadrà al processo”.

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Anche l’ex Pumas Lucas Borges ha ammesso di non riuscire ancora ad accettare quanto accaduto: “Non riesco ancora a crederci. Tutto questo, la sfortuna di aver incrociato quelle persone, non mi entra in testa”. Sono parole che restituiscono il sentimento di una comunità che, a quattro anni dall’omicidio, continua a vivere la vicenda con grande partecipazione.

Anche Gonzalo Quesada sarà chiamato a testimoniare

Tra le persone che saranno ascoltate durante il processo ci sarà anche Gonzalo Quesada, attuale Commissario Tecnico dell’Italia ed ex apertura e allenatore dei Pumas. Quesada è stato inserito tra i testimoni e dovrebbe comparire davanti alla corte il 14 settembre.

La sua testimonianza si inserirà dunque in un procedimento che il rugby argentino sta seguendo con particolare attenzione. Dalla nazionale ai club, il messaggio arrivato in questi giorni è stato lo stesso: ricordare Aramburu e chiedere che il processo faccia piena luce sulla sua morte.

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