Italia, il pensiero di Mattia Bellini sulla sfida all’Irlanda, Mike Catt e la vita da atleta di questi tempi

L’ala delle Zebre ha parlato dal raduno azzurro, a pochi giorni dalla sfida all’Irlanda

Mattia Bellini

Sei Nazioni 2021, Italia: Mattia Bellini ph. Sebastiano Pessina

A tre giorni dal kick-off del match, è partito ufficialmente il conto alla rovescia per la sfida tra Italia ed Irlanda, in programma allo Stadio Olimpico sabato 27 febbraio alle 15.15. Nell’ormai consueto appuntamento stampa, direttamente dal raduno azzurro, Mattia Bellini, ala patavina classe ’94 a caccia dei primi minuti nel torneo, rientrato dalla trasferta in Galles del weekend, con le Zebre (sconfitte a Swansea 10-0 in casa degli Ospreys), ha analizzato momento e prospettive azzurre, con un focus particolare sul duello contro i verdi.

Diversi i temi trattati, a partire dal lavoro della settimana in corso: “Stiamo lavorando con attenzione sia su quello che è la nostra produzione offensiva, sia sul nostro sistema difensivo, il tutto corroborato da un’attenta e dettagliata analisi sull’Irlanda.

“Abbiamo rivisto la partita contro l’Inghilterra, per valutare come hanno funzionato i nostri pezzi forti e per cercare invece di colmare le lacune ed i punti più deboli emersi. Non svelo la strategia che adotteremo sabato, ovviamente (sorride, ndr), ma abbiamo già messo in campo in questi giorni tutto quello che vedrete poi all’Olimpico”.

“Le nostre qualità migliori, ormai – dopo un anno di lavoro – sono consolidate: anche nella preparazione delle gare partiamo dalle cose che sappiamo fare meglio, per aggiustare poi determinate situazioni variabili, che dipendono dalla partita contro una squadra specifica. Partita che ovviamente affrontiamo sempre con il desiderio di vincerla”.

Sulla partita

Come nel caso della sfida contro l’Irlanda: “Essendo trequarti, ho occhi soprattutto sulla loro mediana Murray-Sexton, che dovrebbe giocare regolarmente dopo lo stop di entrambi per infortunio con la Francia. Sono la mente ed il motore della squadra. Poi, in mischia giocatori di altissimo livello, con una prima ed una terza linea dominanti. Ci hanno abituato a un gioco frizzante, con l’abilità di mixare un intelligente ed efficace gioco tattico al piede, ad una grande capacità di macinare multifase palla in mano. Sono un giusto mix tra inglesi e francesi. Probabilmente non sono all’apice del loro potenziale, come due o tre anni fa, ma rimangono una grandissima squadra”.

Con il consueto focus – degli irlandesi – sulle contese aeree, area dove restano al vertice mondiale: “Quello è un lato del gioco dove andranno ad esplorare la nostra consistenza: fa parte del DNA loro. A maggior ragione ora, che il gioco tattico al piede è diventato sempre più importante, come abbiamo visto anche nelle ultime sfide contro l’Inghilterra”.

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La vita (da atleta) in un periodo così complesso

Sulla vita da atleti in un periodo emergenziale: “Da un anno, come tutti, abbiamo dovuto fare l’abitudine alla situazione. Io personalmente cerco di viverla nella maniera più serena possibile. Ma anche in modo estremamente attento, perché la mia priorità è quella di poter continuare a svolgere regolarmente il mio lavoro, che attualmente si chiama giocare a rugby. Rispetto le regole, ed in questo sono anche aiutato dallo staff e dal team manager – che ci danno consigli preziosi – con il team, e dalla mia fidanzata a casa, che quando serve mi bacchetta (sorride, ndr). Purtroppo, ho letto che in alcuni campionati in giro per il mondo qualcuno ha violato le regole. Però, va detto che se uno è disposto a mettere a repentaglio il suo lavoro per un’uscita, è un qualcosa che ha a che fare con suo il concetto di responsabilità personale”.

Sfide in equilibrio…

La sfida contro l’Irlanda, nel 2019, è stata una di quelle in cui gli azzurri, negli ultimi 6 anni, hanno maggiormente accarezzato l’idea della vittoria, ma come accaduto spesso, nelle sfide in equilibrio almeno per un’ora, gli azzurri non sono riusciti ad archiviare l’agognato. Sulla difficoltà nel vincere le partite punto a punto, come sabato a Swansea, con le Zebre, Bellini si è così espresso: “Credo che il discorso vada di pari passo tra franchigie e nazionale. Sabato abbiamo perso (le Zebre, ndr) contro gli Ospreys perché non si è abituati a vincere. Come si lavora su questa cosa? Vincendo. Faccio sempre riferimento all’anno ’18/’19 di Treviso, che vide i leoni raggiungere i playoff”.

“Riuscirono a vincere una serie di partite, che cambiò la loro attitudine, anche nelle gare in bilico. Ci capita, invece, in partite come quella di sabato – in cui si è dominato senza concretizzare nulla – o come quella di due anni fa proprio contro l’Irlanda – in cui probabilmente la nostra prestazione, al netto dei valori in campo, fu quella migliore -, di non riuscire a portarla a casa. Una volta è colpa della maul, una volta di un calcio, una volta del finale di gara e così via. Ma credo sia semplicemente l’aspetto mentale a determinare queste situazioni nelle sfide in bilico. Come detto: vincere aiuta a vincere. Noi dobbiamo andare in camp facendo il massimo, e prima o poi, se facciamo tutto al nostro meglio, ci dirà bene”.

Un pensiero al grande ex dell’incontro Mike Catt

Sul grande ex Mike Catt, ora nello staff irlandese, dopo diversi anni trascorsi con l’Italia: Mike è un grande professionista. Ha dato tutto se stesso, fino alla fine, quando era parte del nostro team. Ha sempre portato anche grande energia e positività dentro il gruppo. Fargli uno sgambetto sarebbe bello, ma non tanto per dare un dispiacere a lui, quanto ovviamente perché vorrebbe dire aver raggiunto un bel risultato. Paradossalmente, sempre mettendo nel giusto contesto il mio punto di vista, se dovessimo vincere, paradossalmente, credo che sotto sotto – pur essendo – ovviamente dispiaciuto per il risultato del suo team, avrebbe magari un pizzico di felicità per noi. Ci ha dato tantissimo e si è affezionato a noi, al gruppo, a tutti i ragazzi con cui ha lavorato.

In chiusura, un pensiero sulle voci ricorrenti, provenienti da media e grandi ex giocatori, che esprimono i loro pareri, non sempre positivi, sulla presenza dell’Italia nel torneo: Non la viviamo come una pressione. E’ una cosa che viene detta da anni, purtroppo. A noi preme, al di là di tutto, portare a casa vittorie nel torneo, poi conosciamo quali siano tutte le conseguenze del vincere (o del non vincere), consci dei nostri obiettivi e delle nostre responsabilità. C’è tanta gente che non vede l’ora di ‘sputare’ sul nostro lavoro e su quello di tutte le persone che ci girano attorno, personalmente non conferisco peso specifico particolare a questo genere di considerazioni. Vogliamo concentrarci sul nostro lavoro e farlo nel modo migliore possibile”.

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