Il meglio (e il peggio) del 2020 ovale secondo OnRugby

Un’infornata di premi e premietti per raccontare tutto quello che c’è da ricordare di quest’anno

Caleb Clarke è fra i migliori di questo 2020 del rugby – ph. MICHAEL BRADLEY / AFP

Finisce il 2020 del rugby. Un anno difficile, interrotto, dove altre priorità rispetto alle gesta dei giocatori sul campo hanno troppo spesso, nostro malgrado, rubato la scena.

Un anno che, comunque, ha regalato tanto rugby, bello e brutto, come ogni anno. Per dirimere quale sia il bello e quale sia il brutto, c’è stata un’accanita lotta nella redazione di OnRugby: ora che la furia della battaglia si è placata e si è giunti ad un compromesso, siamo pronti a presentare il meglio e il peggio del rugby del 2020.

La miglior partita del 2020

Francia-Inghilterra, Sei Nazioni 2020, 1° giornata

Appartiene oramai al nostro serbatoio di memoria a lungo termine la vittoria ottenuta dalla Francia sull’Inghilterra, un po’ a sorpresa, nella prima giornata del Sei Nazioni 2020 il 2 febbraio scorso.
Una partita che si attendeva accesa ma che ha consentito al pubblico di realizzare quella che oggi è una certificata realtà: la Francia è una squadra pazzesca, piena di giovani stellari e giocatori straordinari, che gioca un bel rugby e che sta scalando le gerarchie per riprendersi il posto che le spetta.
Questa ne è stata la prima grande dimostrazione, con una prima ora di gioco devastante. Poi il ritorno di un’Inghilterra comunque mai doma, capace di segnare tre volte, con due straordinarie mete di un Jonny May in uno di quei giorni.

Menzioni d’onore: Arrivano vicine ma non ottengono la medaglietta di OnRugby anche la finale di Champions Cup fra Exeter Chiefs e Racing 92, un raro ma bellissimo esempio di una partita così importante dove si segnano così tanti punti e così tante mete e un’altalena di emozioni davvero travolgente, e il quarto di finale fra Leinster e Saracens, per tutti i significati ulteriori della vittoria della squadra inglese, retrocessa d’ufficio e già decimata nella propria rosa, contro la favorita per conquistare il trofeo.

La più bella sorpresa del 2020

Nuova Zelanda-Argentina, Tri Nations 2020, 3° giornata

Una partita destinata a rimanere nella storia del gioco, non solo negli annali argentini. La più grande vittoria a sorpresa dai tempi del Giappone vincente contro il Sudafrica alla Rugby World Cup 2015. Dopo mesi di lockdown, allenamenti domestici e assenza dalle competizioni, i Pumas sfoderano la prestazione della vita, placcano anche i fili d’erba, piazzano il piazzabile, conquistano quella che sarà la più grande vittoria delle loro carriere. L’intero mondo ovale li applaude, e la notizia è addirittura capace di bucare le bolla rugbistica, arrivando là fuori, nel resto dell’universo.

Menzioni d’onore: La finale di Autumn Nations Cup fra Inghilterra e Francia, risoltasi solo nei tempi supplementari nonostante i transalpini schierassero una formazione infarcita di seconde e terze linee, è stata una delle sorprese più pazzesche di questa seconda parte dell’anno, peccato che per un soffio non siano riusciti a completare l’impresa. Fra le soprese più gradite nel momento in cui sono state vissute, anche il ritorno del Super Rugby Aotearoa, la prima competizione a scendere in campo dopo il lockdown: veder tornare il gioco più bello del mondo, in uno stadio strapieno e festante di gioia, è stata un’emozione sorprendente anche agli antipodi.

Il miglior esordio del 2020

Caleb Clarke, Nuova Zelanda, 11 ottobre 2020

L’anno che segue quello di una Rugby World Cup è sempre condito da una pioggia di battesimi ovali: tantissimi giocatori hanno vinto il loro primo cap internazionale durante il 2020. Fra questi il più impressionante è stato quello di Caleb Clarke, figlio dell’ex All Black Eroni ed oggi tuttonero a sua volta.
Clarke è il nuovo prodotto dell’infinita serie di ali devastanti tipica della Nuova Zelanda: da Jonah Lomu (a cui tutti si sono affrettati a paragonarlo) a Rieko Ioane, passando per Joe Rocokoco e Julian Savea. Come loro, Caleb Clarke è un giocatore con dei mezzi fisici fuori dall’ordinario, oltre il quintale di muscoli montati su un metro e novanta di atleta, con un motore che gli permette una esplosività con pochissimi pari.
Dopo un grande Super Rugby Aotearoa con i Blues, Clarke si è presentato alla grande con gli All Blacks, facendo volare Wallabies a destra e a sinistra alla sua prima apparizione. La seconda, poi, è stata pure migliore.

Menzioni d’onore: Paolo Garbisi è in cima alla lista delle menzioni d’onore della redazione di OnRugby. Il giovane mediano di apertura ha conquistato in brevissimo tempo una posizione di preminenza nella nazionale italiana, a soli 20 anni, dimostrando di poter tenere il palcoscenico internazionale. La sua meta all’esordio contro l’Irlanda è sembrata un segnale di investizione. Occhio anche a Santiago Chocobares, il centro dell’Argentina che ha esordito a 21 anni battendo gli All Blacks al Tri Nations e che potrebbe finire a giocare proprio in Nuova Zelanda nella prossima stagione. Ah, e poi ci sarebbe quell’infornata di esordi in maglia francese…

Premio Emicrania

EPCR – per la formulazione delle coppe europee nella stagione 2020/21

Specialissimo premio che la redazione di OnRugby ha deciso di conferire all’istituzione che più hanno reso caotico seguire il nostro sport nel 2020. Il mal di testa più grosso ce lo ha dato l’EPCR, organizzatore della Champions e della Challenge Cup, che ha dovuto inventarsi una formula coerente per il funzionamento dei due tornei in una stagione un po’ traballante come quella 2020/21, ancora pesantemente condizionata dal coronavirus e dalla pandemia. Mega-gironi, abbinamenti astrusi, passaggio del turno cervellotico: tutti gli ingredienti per una gran confusione. E fate un pensiero a chi queste cose le deve raccontare.

Menzione d’onore: E’ per il Pro14, con la decisione di includere le nuove franchigie sudafricane istantaneamente (o quasi) nel suo sistema. Le ragioni sono ovviamente economiche e fondate: tagliando corto quello che nel frattempo è tornato a essere un campionato a 12 squadre e creando quell’unicum della Rainbow Cup, la lega celtica si assicura un bel gruzzolo di soldi sudafricani, in questo momento utili e forse necessari. Cionondimeno, il risultato rimane: svalutazione della stagione in corso e creazione di un torneo con un senso, tutto sommato, limitato. Se però dev’essere la strada per il Pro16, ben venga questo mal di testa.

Ci rivediamo il prossimo anno

Benetton Rugby, 2 vittorie e 10 sconfitte in Pro14 nel 2020

Lo ha detto a chiare parole il direttore sportivo del club trevigiano, Antonio Pavanello: “Non possiamo lasciare spazio a tante interpretazioni, a livello sportivo è stato un anno negativo.”
Il Benetton del 2020 è stato condizionato da tanti fattori, non ultimo un inizio di stagione a ottobre e novembre pesantemente condizionato da infortuni e assenze internazionali. Non sono solo i risultati, però, a risultare deludenti, ma anche una generale involuzione sul campo e nelle prestazioni da parte di diversi interpreti.
Chissà che il derby del prossimo 2 gennaio non possa rappresentare un trampolino di rilancio per i Leoni, in previsione di un 2021 di successi.

Menzione d’onore: il Galles di Wayne Pivac è atteso a un deciso miglioramento fin dal Sei Nazioni 2021. Dopo un inizio anno traballante, il 2020 dei Dragoni è andato di male in peggio, fra gravi infortuni, brutti stati di forma, scelte obbligate e, all’apparenza, una poca convinzione nel nuovo approccio sviluppato dal tecnico neozelandese. Nel mezzo il licenziamento subitaneo del tecnico della difesa Byron Hayward ha sollevato qualche sopracciglio. Scampata la figuraccia contro l’Italia nell’ultima partita della Autumn Nations Cup, per Pivac sarà essenziale dimostrare se non immediati risultati, almeno dei progressi sul campo.

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