Sergio Parisse, calcio-passaggio per la meta di Erwan Dridi

La classe non invecchia: colpo da maestro del numero 8 italiano contro il Brive

Sergio Parisse calcio-passaggio

Sergio Parisse: il calcio-passaggio per la meta di Dridi – ph. NICOLAS TUCAT / AFP

Dal veterano al ragazzino, dal 37enne Sergio Parisse al 20enne Erwan Dridi: è la meta con cui il Tolone scappa ed ipoteca la partita casalinga di Top 14 contro il Brive.

Magico il calcio-passaggio del numero 8 italiano, che con un’azione da manuale ma spesso realizzata da qualcuno che porta un numero in doppia cifra sulle spalle, serve la sua ala per la seconda meta del match della squadra rossonera, trionfatrice nell’anticipo del venerdì dello Stade Mayol, conquistato per 35-19.

La partita non era iniziata in maniera facile per la squadra di casa, che si trovava sotto per 9-8 dopo trentacinque minuti. Un’eccellente azione offensiva dai propri 22 metri accesa dal centro Duncan Paia’aua e provvisoriamente fermata a poco più di cinque metri dalla linea di meta avversaria. Bravo Serin a passare il pallone cadendo all’indietro, e magistrale Parisse a imbeccare Dridi all’ala.

Un gesto che ci ricorda ancora la gran classe del terza centro, caratteristica che non invecchia. Tre anni fa, Parisse si era esibito in un gesto simile con la maglia dello Stade Français in un’altra memorabile azione.

Contro Brive, Parisse si è dimostrato decisivo per la dodicesima vittoria consecutiva fra le mura del Felix Mayol per Tolone. Solo qualche minuti dopo il suo assist, infatti, ha confezionato un reverse pass dopo il contatto che ha permesso a Isaia Toeava di fendere la difesa e servire di nuovo Dridi, autore di una doppietta.

“In questo tipo di azioni – ha detto poi Parisse in conferenza stampa parlando del suo calcio-passaggio – sei bravo se ci riesci e se non ci riesci passi per uno stupido.”

“Ho sempre detto di avere grande fiducia in me stesso. Qualche anno fa ho sbagliato un drop molto importante contro la Francia, ma non ho perso la fiducia. Quando sei un giocatore fa piacere riuscire in un gesto del genere perché era importante segnare in quel momento della partita.”

“Non amo troppo che mi si dica bravo. Sono contento, non dico il contrario, ma i giocatori devono mettere le proprie qualità al servizio della squadra. Ho fiducia nel mio gioco e nelle mie capacità. Oggi è andata e quindi bene, ma non bisogna farmi i complimenti perché sono riuscito in un gesto tecnico da numero 10 più che da 8. Bisogna soprattutto avere fiducia e non aver paura di provare. Bisogna provare, bisogna fallire. Questo è quello che mi piace di questo sport. Bisogna giocare, bisogna osare. Se non si osa, diventa tutto noioso e non mi piace più.”

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