Cosa aspettarsi dal fondo CVC nel rugby?

Ne ha parlato, su Rugby World Magazine, Nick Clarry, CEO della divisione sportiva del fondo

CVC - Scarlets

CVC – Scarlets

Fino a pochi anni fa, molto probabilmente, in pochi tra gli appassionati ovali – non addetti di finanza – avrebbero riconosciuto istantaneamente l’acronimo CVC, con il private equity che sarebbe passato inosservato. Negli ultimi tempi, però, ha CVC ha fatto irruzione nel mondo dello sport, entrando prepotentemente nel business della formula 1, e recentemente investendo anche nel rugby, acquisendo quote della Premiership (27%) e del Pro14 (27 %), con l’ingresso nell’azionariato del Sei Nazioni (per una quota attorno al 15%) che appare solo questione di tempo.

Ma come intende operare, facendo business, nel mondo ovale, il fondo? Ne ha parlato in una lunga intervista a Rugby World Magazine Nick Clarry – inserito nelle 10 personalità più influenti di Ovalia -, CEO della divisione sportiva del fondo di equity, sottolineando innanzitutto l’unicità del nostro sport. “Il rugby è uno sport con un’identità forte, in grado di offrire un incredibile spettacolo sportivo in campo”, ha spiegato il dirigente di CVC, indicando poi altri aspetti su cui lui ed il suo gruppo operativo vedono margini di crescita.

“Esiste anche un potenziale di crescita significativa nel settore femminile e nei ‘nuovi mercati’ che oggi sono ancora di secondo livello, come quello gli Stati Uniti. Le entrate commerciali attuali del rugby non ne riflettono il reale successo sportivo. In quanto sport professionistico relativamente giovane (1995), esiste un potenziale commerciale molto maggiore, ed è proprio qui che CVC può aiutare”, ha dettagliato Clarry.

Modalità operative

“Abbiamo la responsabilità di guidare il successo della parte commerciale di Premiership e Pro14, di cui siamo un partner di minoranza con il 27%, ma con nessun coinvolgimento per quanto concerne decisioni sportive e normative. Il nostro obiettivo è quello di utilizzare le nostre competenze aziendali per aiutare il rugby a migliorare i suoi ricavi commerciali – per raggiungere il suo pieno potenziale – e fornire più soldi per reinvestire nello sport. In caso di successo, il principale beneficiario sarà il rugby”, ha concluso il dirigente di CVC, che ha anche sottolineato come sarà decisiva la collaborazioni delle varie parti coinvolte nello sport, dalle nazionali ai club, dalle tier 1 alle tier 2, passando per il comparto femminile. Insomma, dovranno tutti remare nella stessa direzione.

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