L’Australia di Dave Rennie? Strizzerà l’occhio anche allo stile di gioco dell’Emisfero Nord

Mentalità, giovani e nessun alibi: la strada è tracciata per i “nuovi” Wallabies

Ph. Ettore Griffoni

Un cambio di mentalità epocale in vista? Potrebbe anche succedere. Dopo un periodo tormentato a livello dirigenziale, in Australia si torna finalmente a parlare di rugby giocato e che si giocherà. La ripartenza del Super Rugby “locale” fissata per il 3 luglio e una nazionale che, dopo essere uscita con le ossa rotte dal Mondiale 2019, vuole voltare pagina.

L’uomo indicato per la risalita dei Wallabies è Dave Rennie, ct neozelandese che negli ultimi anni ha allenato per il Europa, più precisamente a Glasgow in Scozia. Un’esperienza questa di cui ha fatto tesoro e su cui vorrebbe impostare una parte del futuro: “Dopo l’esperienza di questi anni, sono sicuramente in una posizione professionale migliore per allenare una nazionale. Abbiamo imparato a gestire grandi gruppi lavorando anche sulle rotazioni, perchè fra il Sei Nazioni e i Test Match di novembre spesso il roster doveva essere modificato: un bel gruppo di giovani si è così sviluppato”

“Esser stato nell’Emisfero Nord – prosegue spostando però la discussione sul piano tecnico – mi ha aiutato ad avere una maggiore comprensione del gioco. Questo ci aiuterà quando giocheremo contro le squadre europee”.

Poi una considerazione di carattere contrattuale sui giocatori: “I giocatori australiani? Preferirei che, se dovessero andare via dalle loro franchigie, continuassero a giocare nel Super Rugby (in Nuova Zelanda, Sudafrica o Argentina) piuttosto che andare in Francia, almeno staremmo parlando sempre della stessa cosa a livello tecnico”.

Infine sul futuro afferma: “Tutti vogliamo avere successo, ma per farlo dobbiamo ottenere dei risultati. Sappiamo che quest’anno giocheremo contro gli All Blacks molte volte e questo per noi non potrà che essere un test interessante: il nostro biglietto da visita.
Attualmente siamo al settimo posto nel ranking: un sacco di giocatori hanno chiuso la loro attività internazionale dopo la Rugby World Cup, ma questa può rivelarsi come un’opportunità per nuove strade di costruzione verso il 2023. Vogliamo risultati rapidamente: questa è la nostra mentalità, non cerchiamo scuse”.

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