Sei Nazioni 2020: la risposta di Gegor Townsend a Finn Russell

L’allenatore degli scozzesi ha risposto all’intervista di Finn Russell

rugby scozia gregor townsend

ph. Sebastiano Pessina

Nel fine settimana, Finn Russell aveva rotto un lungo silenzio dopo il suo allontanamento dal raduno scozzese ad Edimburgo, per motivi disciplinari, per motivi disciplinari, spiegando quanto accaduto, in un’intervista al The Sunday Timesun’intervista al The Sunday Times dal propio punto di vista. A distanza di poche ore, l’head coach della selezione scozzese, Gregor Townsend, ha risposto in prima persona al giocatore del Racimg, tramite un lungo discorso ai canali ufficiali della federazione.tramite un lungo discorso ai canali ufficiali della federazione.

“In seguito ad un articolo di giornale uscito nel fine settimana, voglio cogliere l’occasione per affrontare alcune questioni relative al coinvolgimento di Finn con la squadra. Ci siamo impegnati a creare un ambiente in cui i giocatori possano essere al massimo del loro potenziale quando giocano per la Scozia”, ha esordito l’ex Warrriors, prima di affrontare nel dettaglio diversi punti.

“Per fare ciò i giocatori devono essere allineati agli alti standard dello sport di squadra a livello d’élite. Tali standard sono stabiliti attraverso il feedback dei giocatori e dello staff, e sono veicolati dai giocatori cardine o dall’allenatore in diversi momenti durante un ritiro. Abbiamo giocatori che provengono da una dozzina di club diversi ed è molto importante che si impegnino nel mantenere lo standard di comportamento concordato, che genera fiducia ed è alla base di un ambiente ad alte prestazioni. Questi standard non cambiano per un singolo giocatore, anche se non è quello che vive nel club di appartenenza.

Un aspetto davvero piacevole delle ultime tre settimane è stato vedere il gruppo impegnarsi nel rispettare questo standard, legarsi come un gruppo di giovani uomini e mostrare coerenza e qualità nel lavoro.

Dopo la coppa del mondo, abbiamo esaminato una serie di aspetti del nostro ambiente e in che modo avremmo potuto portare prestazioni migliori della squadra nazionale. Questo processo ha comportato la ricezione di numerosi feedback da parte di giocatori, allenatori, dirigenti e input esterni su ciò che avremmo dovuto fare meglio. I cambiamenti sono iniziati da ciò che facciamo come gruppo di coaching e ho imparato molto dall’esperienza in Giappone, in tal senso.

Riteniamo di essere in un posto molto migliore dopo il torneo e dopo tale revisione. Chiaramente non ci siamo esibiti sul campo così come avevamo programmato e, fuori dal rettangolo verde, abbiamo notato che alcuni standard di comportamento non sono stati rispettati, in alcune situazioni.

I nostri team leader hanno preso la decisione che non si sarebbe più potuto bere dopo la nostra partita di apertura delle Sei Nazioni e hanno lavorato a stretto contatto con me per migliorare altri aspetti del nostro ambiente.

Ho adorato lavorare con Finn negli ultimi sette anni. L’ho allenato ai Glasgow Warriors e con la Scozia. È stato uno dei miei primi acquisti nell’accademia di Glasgow. L’avevo visto allenarsi e giocare la stagione precedente e ho pensato che fosse un giocatore con un potenziale reale.

Quella stagione, allenandosi nella nostra accademia e giocando per Ayr, abbiamo deciso che si era guadagnato l’opportunità di far parte dell’esclusivo programma di borse di studio Macphail in Nuova Zelanda. Quell’esperienza si è rivelata preziosa e ha davvero dato il calcio d’inizio alla stagione successiva, facendolo salire di colpi sia per i Warriors che per la Scozia. È molto stimolante allernalo, cosa che ho fatto in modo molto simile negli ultimi 7 anni.

Finn ha lasciato il campo la domenica sera a causa di un disaccordo sull’alcol con gli altri giocatori e ha scelto di perdere gli allenamenti e gli incontri del giorno seguente (lunedì). Mi sono organizzato per vederci quella sera. È stato un incontro davvero positivo in cui abbiamo parlato apertamente sulla vita, sul rugby e di cosa significhi giocare per la Scozia.

Ho lasciato quell’incontro, dopo quasi tre ore, davvero ottimista sul fatto che Finn avrebbe giocato un ruolo importante nel nostro ambiente ed essere un membro del team. Sfortunatamente, le cose non sono andate come speravamo.

Giocare per la Scozia richiede un impegno totale. Molte persone fanno grandi sacrifici per l’opportunità di rappresentare 150 anni di storia e far parte di un gruppo speciale di persone che hanno avuto l’onore di difendere i colori della loro nazione.

Molte volte, tutto non va sempre come vorresti che andasse. Potresti non essere d’accordo con tutto quello che ti si presenta. Ad esempio, perché ti trovi di fronte un allenatore diverso da quello che hai a livello di club o perché ha un modo diverso di preparare le partite. L’importante è che ti impegni per fare ciò che è stato concordato e metti al primo posto i migliori interessi della squadra.

Nel Sei Nazioni e in questa stagione affronteremo squadre tra le prime cinque o sei nel mondo e lo sforzo, la pianificazione e gli standard che servono a preparare le persone fisicamente e mentalmente sono davvero importanti, così come i legami che uniscono il gruppo e la fiducia che deve essere creata all’interno del gruppo.

La porta sarà aperta a tutti i giocatori di livello – se questi si impegnano a diventare un membro affidabile della squadra. È stato chiarito che Finn potrebbe far parte di quel futuro. Tuttavia, ha dichiarato nel fine settimana che tutto il resto deve cambiare perché ritorni, piuttosto che accettare e aderire agli standard attualmente in vigore dal gruppo.

Spero che questa situazione possa essere risolta, ma il nostro obiettivo è lavorare con la squadra e basarci sul lavoro positivo svolto dai giocatori per le nostre prime due partite”, ha spiegato, lasciando intendere come sia difficile pensare ad un ritorno di Russell per la sfida con gli azzurri.

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