Sei Nazioni Femminile: Oltre “le Crunch” c’è di più

Occhi puntati sulla super-sfida di Pau, ma può essere il Torneo più importante di sempre

ph. Mattia Radoni

Il Sei Nazioni Femminile 2020 si aprirà domenica pomeriggio con le tre gare che si giocheranno quasi in contemporanea e, dopo i primi ottanta minuti, potremmo già avere il nome della squadra che, con buona probabilità, alzerà in marzo al cielo il Trofeo.

Perchè domenica alle 13:30 ora locale, Francia e Inghilterra, le due stra-favorite per il successo finale, si troveranno di fronte a Pau in un Le Crunch che si annuncia davvero entusiasmante.

Attenzione, però, perché solo mezz’ora più tardi a Cardiff (Galles-Italia) e Dublino (Irlanda Scozia) scenderanno in campo tre nazionali che avranno ben più di un motivo per cercare di conquistare la vittoria di giornata – un risultato che, mai come quest’anno, avrà un impatto pesante anche sul resto della stagione.

Quest’anno, per la prima volta, tutti gli arbitri delle quindici partite del Torneo femminile saranno donne, un risultato che premia il grande lavoro fatto negli ultimi anni e dà finalmente spazio all’eccellenza al femminile.

Dell’Italia, che si presenta ai nastri di partenza come la nazionale da tenere d’occhio e come la squadra, potenzialmente, capace di dare fastidio a chiunque dopo aver confermato nell’edizione scorsa di essere capace di conquistare il secondo posto in classifica finale, abbiamo già parlato. Vediamo cosa ci aspettiamo dalle altre cinque protagoniste.

Irlanda, per dimenticare (finalmente) il passato recente

L’Irlanda di coach Adam Griggs è pronta a mettersi alle spalle la delusione patita nel 2017 durante la Coppa del Mondo casalinga e, adesso, può finalmente guardare al futuro con rinnovato entusiasmo. Lo scorso anno le Verdi hanno sorriso allo Scotstoun Stadium contro la Scozia e, in generale, faticato a dare continuità alle proprie giocate ma il lavoro fatto dallo staff tecnico guidato dal neozelandese in gennaio sta dando i propri frutti e nonostante qualche infortunio, l’Irlanda (con tre gare casalinghe) può davvero togliersi qualche soddisfazione quest’anno.

“Abbiamo un buon mix di giocatrici, abbiamo giovani che sono entrate nel gruppo e giocatrici esperte che sono rimaste in squadra quindi per noi sarà difficile, di volta in volta, scegliere 23 nomi da inserire nel foglio-gara,” ha detto Griggs a Londra settimana scorsa. “Ma questo, ovviamente, è un bene perchè dimostra quanto sia profonda la nostra rosa. Adesso dobbiamo fare in modo che tutto il gruppo abbia esperienza di cosa sia giocare a livello internazionale.”

Il Sei Nazioni sarà, inevitabilmente, anche un modo di prepararsi al meglio per il torneo di qualificazione alla Coppa del Mondo 2021 ma “noi prendiamo il Sei Nazioni molto seriamente, è un Torneo importante che ci dà occasione però di fare esperienza perchè se è vero che in gennaio abbiamo fatto un buon lavoro in allenamento, è impossibile ricostruire quello che ci offre un test. Non è un segreto che il nostro obiettivo sono le tre gare casalinghe e cercheremo di fare del nostro meglio.”

“Vogliamo migliorare le nostre prestazioni, abbiamo tre gare in casa e quelle sono il nostro obiettivo,” fa eco Ciara Griffin, capitana dell’Irlanda. “Vogliamo giocare un buon rugby, un rugby aperto e vogliamo fare in modo che i sacrifici e il lavoro fatto finora dia i propri frutti.”

Scozia, che sia la volta buona?

La Scozia si presenta ai nastri di partenza come la peggio classificata, delle sei, nel ranking mondiale ma ha, allo stesso tempo, la possibilità di fare la storia subito nella prima giornata. Un successo a Dublino (arrivato, oltretutto, due anni fa), manderebbe le Dark Blues per la prima volta nella top-ten del ranking, scavalcando proprio l’Irlanda e dando continuità a prestazione e risultato ottenuto ad Almeria contro Las Leonas.

“Siamo molto soddisfatti del risultato ottenuto contro la Spagna,” dice Philip Doyle, head coach della Scozia Femminile. “La Scottish Rugby ha organizzato, da quando abbiamo iniziato il lavoro in giugno, cinque test per prepararci e noi abbiamo fatto un buon lavoro, facendo bene in Sudafrica e facendo esperienza in novembre contro Galles e Giappone in casa. Queste ultime due gare ci hanno dato parecchi spunti su cui lavorare e in Spagna abbiamo messo in pratica quanto abbiamo preparato e studiato negli ultimi mesi. Abbiamo fatto bene nelle fasi statiche e siamo rimaste fedeli al game-plan, sono davvero soddisfatto per come le ragazze hanno giocato.”

Il lavoro fatto da Shade Munro è stato tantissimo, l’ex coach dei Warriors ha gettato le basi su cui Doyle potrebbe costruire un risultato (la qualificazione alla Coppa del Mondo) che avrebbe un’importanza capitale per tutto il movimento femminile scozzese.

Contro la Spagna ad Almeria abbiamo fissato i nostri standard, sono convinta di questo,” ha detto Rachel Malcolm, capitana della Scozia. “Non credo che quella prestazione vada vista come un qualcosa arrivato da solo, ma come parte di un processo partito ad inizio stagione e durante i test match precedenti. Sappiamo che dobbiamo ancora migliorare e la strada da fare è tanta ma stiamo decisamente andando nella direzione giusta. Il Sei Nazioni ci dà l’opportunità di giocare contro ottime squadre e ci dà, allo stesso tempo, occasione di crescere e di imparare.”

Leggi anche: World Rugby Ranking: il primo weekend di Sei Nazioni può sconvolgere la classifica femminile

Galles, inizia l’era di Horsman

Rowland Phillips si era preso tempo, in autunno, lontano dai campi e, al suo posto, la WRU aveva dato la guida tecnica della squadra femminile alla triade formata da Gareth Wyatt, Geraint Lewis e Chris Horsman, con quest’ultimo che è stato poi confermato come head coach per il Sei Nazioni.

“È la mia prima posizione ‘senior’ a livello di allenatore e per noi adesso è importante costruire il momentum, la fiducia in noi sta crescendo e durante l’autunno siamo cresciute. Quello che ci interessa adesso è fissare gli standard, dentro e fuori dal campo, per diventare una squadra sempre competitiva e per costruire il gruppo verso la coppa del mondo,” competizione per cui, dopo il settimo posto raccolto in Irlanda nel 2017, il Galles è già qualificato.

In autunno, poi, il Galles è riuscito a far debuttare 14 giocatrici, un numero davvero elevato che dà idea di quanto sia enorme il potenziale a disposizione della nazionale e quanto, sempre potenzialmente, sia profonda la rosa da cui l’head coach può pescare.

“Siamo una squadra giovane ma stiamo crescendo, in ogni sessione di allenamento vogliamo continuare a migliorare e stiamo lavorando per dare sempre di più quando giochi con questa maglia. Il rugby femminile in Galles sta crescendo, abbiamo più risorse e più attenzione e non vediamo l’ora di cominciare,” ha detto capitan Siwan Lillicrap.

Red Roses, sempre le favorite

Inutile nasconderlo, l’Inghilterra (seconda nel ranking mondiale) con le sue 28 giocatrici ‘pro’ è la squadra da battere. “Essere professioniste ci dà più tempo e più qualità nelle sessioni di allenamento,” ammette Sarah Hunter, capitana delle Red Roses. “Il tempo a disposizione ci permette di riprenderci meglio dopo ogni sessione, non solo fisicamente ma anche mentalmente perché abbiamo tempo per pensare anche ad altro e quando torniamo ad allenarci non abbiamo altri pensieri se non il campo.”

“È anche fantastico vedere che tutti gli arbitri, quest’anno, siano donne anche se onestamente io non guardo al genere dell’arbitro ma alla prestazione. Siamo entusiaste di poter giocare grandi gare e non vediamo l’ora di cominciare il Torneo. Abbiamo tre gare in trasferta, sarà più difficile dello scorso anno ma siamo pronte alla sfida.”

“La RFU vuole che noi continuiamo a crescere, il Sei Nazioni continua a crescere e noi, da professioniste, siamo concentrate su quello che possiamo fare. Le altre Federazioni stanno lavorando bene, ma noi siamo concentrate sul nostro lavoro,” chiude Hunter.

“Il Sei Nazioni è una competizione molto dura fisicamente, in due mesi giochi cinque partite intensissime ma siamo fiduciosi nella preparazione fatta finora e siamo pronte per andare a giocare in Francia,” ha detto Simon Middleton, head coach dell’Inghilterra.

Le Red Roses hanno vinto due volte in autunno contro la Francia e l’anno scorso, a Doncaster, non ebbero problemi ad imporre la loro superiorità. L’ambiente ‘ostile’ creato dal pubblico francese potrebbe essere l’unico ostacolo, ma attenzione a dare Les Bleues per spacciate…

Francia, tanta voglia di rimettere le mani sul Trofeo

Les Bleues hanno il vantaggio di avere lo scontro diretto in casa. L’Inghilterra, però è formata da giocatrici professionistiche, è seconda nel ranking mondiale ad un passo dalla vetta e anche Annick Hayraud, head coach delle Tricolores, ammette che la strada verso il professionismo “è quella che va intrapresa, nonostante creda che le ragazze debbano, allo stesso tempo, costruirsi una carriera parallela al di fuori del rugby perché difficilmente, giocando a rugby, riusciranno a guadagnare abbastanza.”

L’Inghilterra ha battuto due volte la Francia nel corso dell’autunno 2019 ma Hayraud vuole tenere “un’attitudine positiva. È stata una nostra specifica scelta, quella di sfidare due volte le inglesi in novembre perché ci ha permesso di fare una gran bella esperienza e di crescere ulteriormente.”

Gaëlle Hermet, capitana de Les Bleues, ha fatto eco a quanto detto da Hayraud, dicendosi onorata del contratto pro ma anche convinta che ci si debba costruire una sorta di seconda carriera. Giocare in Francia, davanti al nostro pubblico, ci dà sempre una spinta in più e sfidare l’Inghilterra alla prima giornata ci permetterà di portare allo stadio ancora più gente. Per noi, però, tutte le gare sono importanti.”

La Francia lo scorso anno ha chiuso al terzo posto, dopo la sconfitta patita a Padova contro l’Italia. Una dimostrazione che, in questo Torneo, nulla è impossibile.

Leggi anche: Sei Nazioni femminile 2020: date, luoghi ed orari del torneo azzurro

Matteo Mangiarotti

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