Il Benetton dopo Dublino: intervista a Giovanni Pettinelli

“Abbiamo giocato con una fisicità e un’intensità veramente importante”, ha detto il flanker, che ha parlato anche della sua crescita personale

ph. Ettore Griffoni

Per Giovanni Pettinelli è stata una settimana piuttosto particolare. Da veneziano, ha assistito alla drammatica alluvione che ha sommerso la sua città d’origine e che ha provocato danni incalcolabili. Da giocatore in forte ascesa qual è, ha invece debuttato in Champions Cup con la maglia del Benetton, ritagliandosi un ruolo da protagonista nella buona prestazione dei Leoni a Dublino, culminata però con una sconfitta contro Leinster per 33-19.

“Penso sia stata una partita positiva per la squadra, a mio parere – ha detto il terza linea classe 1996 a On Rugby – Abbiamo giocato con una fisicità e un’intensità veramente importante a mio parere e abbiamo dimostrato di poter competere allo stesso livello con un Leinster che è una delle squadre più forti d’Europa. Nel secondo tempo sembrava poterci essere un calo, ma poi abbiamo finito in maniera positiva, ed è fondamentale per il morale della squadra. Ci sono stati sicuramente degli errori, e di questo ci rammarichiamo”.

Il Leinster sfidato sabato, se confrontata alla formazione affrontata negli ultimi anni, oltretutto è una squadra piuttosto diversa, perché è raro vedere sui campi del Pro14 giocatori come Sexton, Ringrose, van der Flier, Ryan e Healy. “Era una squadra diversa, in cui la metà gioca titolare per la nazionale”. Il grande pregio degli irlandesi è stato quello di sfruttare tutti quegli errori del Benetton, come ha detto anche Pettinelli: “Quando non sei preciso contro delle grandi squadre, ti puniscono con delle mete”.

Più intensità, più Benetton

Rispetto alle sfide settimanali del Pro14, per la squadra trevigiana quello di Dublino è stato un confronto anche più duro e di livello più alto. Quando abbiamo chiesto al flanker se hanno avvertito delle differenze nel match della RDS Arena, la sua risposta è stata netta: “Senza dubbio”. La maggiore richiesta di intensità e fisicità però è sembrata essere ben accolta dal Benetton, che si è fatto trovare pronto a un appuntamento più dispendioso. “Tutta la squadra ha fatto una preparazione collettiva e individuale maniacale per sabato, perché bisognava conoscere a fondo l’avversario ed essere consapevole di poter andare oltre i propri limiti per provare a essere competitivi. E abbiamo dimostrato di poter stare a questo livello, grazie anche alla profondità della nostra rosa”.

L’impressione, dall’esterno, è che comunque il Benetton non sia mai andato fuori giri nel corso della partita nonostante gli sforzi maggiori, dimostrando di essere a proprio agio anche nel condurre il ritmo del match e nell’imporre il proprio gioco al Leinster. “Si nota anche da piccole cose, come la volontà di rialzarsi da terra subito per rifare la linea e la propositività in attacco. È una squadra che, sia a livello di fiato sia a livello di strutture, ha la capacità di stare dentro partite del genere”. Lo stesso Pettinelli ha svolto una partita di grande sacrificio e abnegazione, con il solito work rate molto elevato: per lui alla fine sarà doppia-doppia di cariche e placcaggi, con 12 palloni portati avanti e 14 placcaggi completati.

“Sono sicuro che la nostra competizione interna poi ci permetterà di mantenere il livello alto, indipendentemente da chi gioca – ha continuato poi Pettinelli, quando gli abbiamo chiesto se secondo lui il Benetton sarà capace di offrire le stesse risposte per due settimane di fila, visto l’impegno con Northampton.

Una delle aree in cui si è creato il divario nel punteggio contro il Leinster è stata la capacità di convertire in punti la mole di gioco creata. “Ci siamo proposti bene in attacco, creando varie situazioni pericolose. Questo è un punto importante da cui ripartire nel nostro lavoro”. In effetti, il Benetton è sempre piuttosto efficace nella costruzione del gioco, tra la metà campo e i 22 avversari, ma quando deve sferrare il colpo decisivo non sempre ha la giusta lucidità.

Per Pettinelli “c’è un po’ di frenesia a volte”, ma secondo lui c’è bisogno anche di una “maggiore cura del dettaglio nel momento in cui si va a terra, dopo un contatto o nei sostegni. Leinster è l’esempio perfetto, perché credo sia una delle squadre più precise, ordinate e minuziose che ci siano. Solo così riusciremo a essere più concreti”.

Il percorso dei Leoni

Leinster, Northampton e Lione: il passaggio del turno è quasi chimerico, tant’è che anche Pettinelli ci ha tenuto a sottolineare come l’obiettivo fosse quello di essere innanzitutto competitivi fin da subito. “Sarebbe bello puntare ai quarti, ma non bisogna bruciare le tappe”.

Per il Benetton, in generale, finora la stagione non è stata regolare: dopo l’ottimo inizio proprio in casa contro Leinster, i Leoni hanno attraversato un momento complicato senza i nazionali. Nel momento in cui questi ultimi sono tornati, la squadra trevigiana ha dovuto prima assorbire l’impatto del ritorno degli azzurri, prima di cominciare a ingranare definitivamente (anche se nel Pro14 la zona playoff ora è distante sette punti).

“Siamo un po’ come un diesel quest’anno. Nonostante le battute d’arresto iniziali, penso che il percorso intrapreso ci possa portare dove vogliamo, a risultati positivi – ha detto Pettinelli, che poi ha fatto il punto anche sulla sua crescita personale – Al momento sono soddisfatto del mio rendimento, ma se si vuole sopravvivere e giocare ad alto livello bisogna migliorarsi quotidianamente. È d’obbligo. Non si campa di espedienti, bisogna andare oltre i propri limiti ogni giorno”.

Nasi Manu, leading by example

Potendolo osservare più che mai da vicino, ed essendo anche suo compagno di reparto, a Pettinelli abbiamo chiesto anche cosa significhi scendere in campo di fianco un giocatore come Nasi Manu, autore di due prestazioni davvero importanti contro Scarlets e Leinster, le prime due partite in maglia biancoverde dopo la storia della sua malattia.

“È un punto di riferimento, è un leader. Non è un giocatore di molte parole in campo, però senti la sua presenza. Si sente la sua aura, mi verrebbe da dire. Ti dà molta sicurezza, anche per il suo modo di giocare, e anche per lui tutto questo sarà impagabile. Cerchi di rubargli anche qualche segreto con gli occhi. Per quanto mi riguarda, è un onore giocarci insieme”.

Daniele Pansardi

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