Rugby World Cup 2019: Inghilterra-Australia, il grande classico dei mondiali

Settimo incontro in nove edizioni del torneo fra le due nazionali, chi vince va in semifinale

Ph. REUTERS/Peter Cziborra

Nel 1987 e nel 1991 prevalse l’Australia. Nel 1995 un drop all’ultimo minuto di Rob Andrew permise all’Inghilterra di eliminare i Wallabies. Nel 2003 fu un altro drop a decidere, stavolta una finale, quella celebre firmata da Jonny Wilkinson. La stessa firma che ha portato la terza affermazione inglese nel 2007. Gli australiani hanno pareggiato poi nel più crudele dei modi otto anni dopo, sbattendo fuori la perfida Albione dal mondiale casalingo ancor prima di arrivare alla fase ad eliminazione diretta.

In Giappone, la storia si ripete: Inghilterra e Australia si incontrano per la settima volta in nove edizioni della Rugby World Cup, con l’incontro programmato per le 9:15 di sabato mattina a Oita, agli ordini di Jerome Garces. In Italia la diretta televisiva è prevista su Rai 2.

La favorita d’occasione è l’Inghilterra: la terza squadra del ranking mondiale, uscita come prima dal proprio girone, con due settimane di riposo a disposizione e che attualmente cavalca una striscia di sei vittorie consecutive nei confronti dei Wallabies, incapaci di battere la squadra in bianco proprio da quella volta a Twickenham, durante la Rugby World Cup 2015.

“La cosa bella della World Cup è che ogni partita è una partita a sé – ha dichiarato Eddie Jones, esorcizzando la cabala – Quindi qualsiasi cosa tu abbia fatto in passato non ha un vero e proprio effetto su quello che accadrà.”

Anche perché questa formazione australiana, sicuramente non perfetta, sembra in ogni caso determinata a non pagare nessuna sudditanza psicologica a qualsivoglia avversario. La forma dei primi cinque uomini di Cheika è stata in crescita costante da settembre a oggi, e proprio la loro capacità di pareggiare l’eccezionale livello della controparte inglese sarà tassello decisivo per l’incontro.

Se lo staff inglese ha deciso per una formazione che punta tutto sull’atletismo, con l’ingresso di Courtney Lawes per George Kruis in seconda linea e lo spostamento di Owen Farrell all’apertura, sacrificando un finora ottimo George Ford, i Wallabies hanno scelto di puntare su una formazione votata all’imprevedibilità offensiva rimettendo la maglia numero 15 sulla schiena di Kurtley Beale, ma soprattutto scegliendo il giovanissimo Jordan Petaia come secondo centro.

“Non è che ci siamo seduti a un tavolo e abbiamo deciso che in questa partita avrebbe giocato a 13. Abbiamo guardato le partite, abbiamo valutato ogni giocatore sceso in campo e ci sono state cose che ci sono piaciute. Quello che abbiamo visto da Jordan sia in campo che in allenamento ci ha fatto pensare che questa sia una partita adatta a lui” ha detto in proposito Michael Cheika.

Quella che oppone Petaia a un Manu Tuilagi forse in uno dei suoi momenti di carriera più brillanti è solo una delle tante sfide nella sfida che il confronto pone: la più significativa è quella fra le due terze linee, composte da un forte ball carrier, Vunipola contro Naisarani, e da due fetchers fra i migliori al mondo, da una parte Hooper e Pocock, dall’altra Curry e Underhill. Una sfida generazionale, fra una delle coppie che hanno segnato un’epoca e posto uno standard di riferimento nel loro ruolo, e due giovani che puntano a scalzarli dal loro trono.

“Sono due grandi giocatori – ha detto il capitano australiano Hooper – Sono terze linee da nazionale di prima fascia. E’ vero che è una gran cosa avere l’esperienza dalla propria, ma lo è anche essere giovani. Sono stato nei loro panni in precedenza, a occhi aperti, pronto ad attaccare ogni cosa.”

“Se mi sento vecchio? Sembro vecchio, non so se mi ci sento. Sarà una gran battaglia, ma ogni venerdì mi siedo qui e mi chiedete delle combinazioni avversarie in terza linea e del breakdown. Sarà, come sempre, una parte molto importante della partita.”

“Sì, sono nervoso. Ma è una cosa buona, significa che ci tengo. Ero nervoso alla prima partita dell’anno dei Waratahs, lo ero al primo provino e lo sono adesso. Fa parte di essere un giocatore di rugby. Ti senti vivo e pronto a scendere in campo.”

Inghilterra: 15 Elliot Daly, 14 Anthony Watson, 13 Henry Slade, 12 Manu Tuilagi, 11 Jonny May, 10 Owen Farrell (c), 9 Ben Youngs, 8 Billy Vunipola, 7 Sam Underhill, 6 Tom Curry, 5 Courtney Lawes, 4 Maro Itoje, 3 Kyle Sinckler, 2 Jamie George, 1 Mako Vunipola
A disposizione: 16 Luke Cowan-Dickie, 17 Joe Marler, 18 Dan Cole, 19 George Kruis, 20 Lewis Ludlam, 21 Willi Heinz, 22 George Ford, 23 Jonathan Joseph

Australia: 15 Kurtley Beale, 14 Reece Hodge, 13 Jordan Petaia, 12 Samu Kerevi, 11 Marika Koroibete, 10 Christian Lealiifano, 9 Will Genia, 8 Isi Naisarani, 7 Michael Hooper (c), 6 David Pocock, 5 Rory Arnold, 4 Izack Rodda, 3 Allan Alaalatoa, 2 Tolu Latu, 1 Scott Sio
A disposizione: 16 Jordan Uelese, 17 James Slipper, 18 Taniela Tupou, 19 Adam Coleman, 20 Lukhan Salakaia-Loto, 21 Nic White, 22 Matt To’omua, 23 James O’Connor

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