Slow Motion #50: il piatto forte dei Wallabies

L’Australia è sempre una squadra molto pericolosa quando parte dalle fasi statiche, e lo ha dimostrato anche contro i Pumas

will genia australia wallabies

ph. Reuters

Slow Motion è la rubrica di OnRugby che ogni settimana racconta la meta più bella del weekend, nei minimi particolari, corredata dal video. Il fanatico ovale la segue così: prima se la guarda tutta, e poi torna indietro a leggere paragrafo per paragrafo, alternando il tasto play a quello pausa. Qui la scorsa puntata. Buon divertimento.

L’Australia ha quasi sempre avuto nel suo dna in tempi recenti una certa predisposizione alle marcature da prima fase, partendo da una mischia o una touche. Del resto il fiore all’occhiello dei Wallabies sono i trequarti, con le abilità tecniche di Genia, Foley, Lealiifano, Beale e Hodge e la potenza fisica di Kerevi, Kuridrani e Koroibete che combinate possono produrre risultati molto interessanti.

Consapevole delle potenzialità della sua linea arretrata, Michael Cheika ha sempre cercato di avere un playbook di giocate codificate per sfruttare le fasi statiche, dove l’attacco può manipolare più efficacemente la difesa se ben coordinato. E anche se ultimamente la fase offensiva dell’Australia è stata tutt’altro che brillante, i Wallabies hanno comunque nelle corde certi tipi di giocate, come hanno imparato sulla propria pelle l’Argentina nella seconda giornata del Rugby Championship.

– Leggi anche: la seconda puntata del laboratorio tattico del Rugby Championship

Alla mezzora del primo tempo, l’Australia ha una mischia sul lato sinistro del campo, molto vicina alla linea laterale e poco oltre la linea dei 10 metri. Il che significa avere tutto il campo aperto per cercare di trovare il varco giusto nella difesa dei Pumas, a cui fin lì i Wallabies avevano fatto appena il solletico.

Quando Genia alza il pallone dopo l’ingaggio, vediamo subito come ci siano quattro giocatori dei Wallabies in un piccolo fazzoletto, una tattica utilizzata spesso quando si vuole disorientare la difesa avversaria e mascherare fino all’ultimo il ricevitore. Allo stesso tempo, però, diventa fondamentale il timing di rilascio del pallone, i movimenti di tutti i giocatori oltre al ricevitore e la distanza dalla linea difensiva al momento del passaggio. Più un pallone viene servito lontano dalla linea del vantaggio, maggiori saranno le possibilità che la difesa riesca a recuperare quella frazione di secondo necessaria per risistemarsi in tempo.

In tre attaccano in verticale: il portatore di palla, Lealiifano, l’ala dal lato chiuso che nel frattempo è entrata dentro al campo, Koroibete, e Kerevi. Kuridrani si apre quasi subito per correre su una traccia esterna, per cercare di portare fuori Moroni dalla zona nevralgica dell’azione. Intanto, il grosso dubbio della difesa argentina è il ruolo di Kerevi: il primo centro australiano è uno dei perni dei Wallabies al momento, per cui va necessariamente tenuto sotto controllo più del dovuto.

La corsa di Kerevi verso Sanchez, puntato allo stesso tempo anche da Lealiifano, costringe de la Fuente a stringere la propria posizione verso il mediano d’apertura, per aiutarlo in caso il numero 12 aussie dovesse caricare palla in mano. I Wallabies, però, hanno un timing da manuale: Lealiifano tiene il pallone fino all’ultimo, giocandolo alle spalle per Koroibete proprio quando Kerevi arriva sulla linea del vantaggio, impedendo a de la Fuente di riposizionarsi.

Con Moroni attirato all’esterno per seguire Kuridrani, il gioco è fatto: Koroibete può lanciarsi nello spazio lasciato tra i due centri e in un lampo si ritrova a giocare un comodo 3 vs 1. Il pallone naviga per Beale, che non serve un gran pallone a Hodge; il problema dei Wallabies è però soprattutto la copertura a tutta velocità di Santiago Cordero, che tuttavia proprio a causa della sua accelerazione viene facilmente beffato da Hodge con una finta. Trappola riuscita.

Daniele Pansardi

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