Il breve documentario sulla storia di Rupeni Caucaunibuca

E’ la prima uscita di una serie, Oceans Apart, che racconta carriere e vicissitudini dei grandi giocatori del Pacifico

ph. REUTERS/Darren Staples

Il primo novembre 2003 l’Aussie Stadium di Sydney è pieno di uomini in kilt. Tutti a tifare Scozia nell’incontro decisivo della Rugby World Cup per il passaggio ai quarti di finale, di fronte ci sono quei matti in maglia bianca delle isole Fiji.

Anche se alla fine la Scozia sarà in grado di spuntarla grazie al piede di Chris Paterson, sarà per loro un pomeriggio di terrore, un sentimento che ha un nome e un lunghissimo cognome, quello di Rupeni Caucaunibuca.

La coppa del mondo australiana sarà il palcoscenico che porterà alla ribalta uno dei più grandi talenti degli Anni Zero, un’ala potente e veloce, un’arma offensiva inarrestabile, uno dei giocatori più divertenti dei suoi anni. Contro la Scozia in quell’occasione segnerà una doppietta con la semplicità con cui i ragazzini prematuramente arrivati allo sviluppo si scrollano di dosso gli avversari in una partita di under 14.

La sua carriera brucerà velocemente: stella di Northland nel campionato delle province neozelandesi, quindi protagonista con i Blues nel Super Rugby fra il 2002 e il 2004 (15 mete in 13 presenze), Caucau arriva in Francia a seminare il panico nel Top 14, ad Agen, dove diventerà immediatamente miglior marcatore del campionato. Ma il successo immediato e le differenze culturali si fanno sentire: il giocatore sparisce a più riprese, arriva in ritardo ai ritiri prestagionali, dopo le vacanze alle Fiji si ripresenta al club clamorosamente in sovrappeso. La sua carriera finisce prematuramente a 33 anni, quando firma nel 2014 per giocare con un club dello Sri Lanka.

La sua storia la racconta la sua viva voce nel breve documentario Rupeni Caucaunibuca: Oceans Apart #1, la prima uscita di una serie di racconti in video delle carriere dei grandi giocatori del Pacifico. La serie è prodotta da Pacific Rugby Players Welfare, l’associazione dell’ex giocatore di Samoa Daniel Leo che si spende per i diritti e l’equità di trattamento nei confronti dei giocatori delle isole.

Come racconta Leo nel video, i giocatori provenienti da Fiji, Samoa, Tonga e dalle altre isole del Pacifico ammontano a circa il 20% dell’intero parco professionisti mondiale. La sua associazione cerca di tutelarne quindi i peculiari interessi che troppo spesso sono alla mercé di un mondo professionistico distante anni luce dalla realtà in cui crescono.

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